Nell'incontro di sabato scorso con i giovani nell'ambito del Festival dell'Economia di Trento il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta a proposito dei rapporti Usa-Europa ha richiamato l'attenzione sul dollaro, sui rapporti commerciali e finanziari che si reggono su di esso, insomma sul ruolo che il biglietto verde ha nell'economia mondiale.
L'interrogativo che ora ci si pone, ha precisato Panetta, è come le vicende dei dazi e delle limitazioni commerciali impatteranno sul dollaro, essendo, quest'ultimo, la moneta di riserva globale che, come si è testé detto, riesce a condizionare l'andamento dei mercati finanziari internazionali, i quali sono i polmoni che alimentano l'economia reale.
In sostanza, l'attenzione non deve essere circoscritta ai dazi, ma va estesa a quella che potrebbe pur diventare una forma di dazio rappresentata dal dollaro e dai tassi di interesse. Di qui, subito dopo si è sviluppato sui media l'interesse degli osservatori sulla politica monetaria e anche sulle previsioni relative alle decisioni che assumerà giovedì prossimo il Consiglio direttivo della Bce su cui ovviamente Panetta non si è pronunciato essendosi, sabato, nei sette giorni dell'obbligo del massimo riserbo precedenti il direttivo di giovedì 17.
Ma si deve ricordare altresì che, a partire dal prossimo lunedì, inizia altresì la settimana degli Spring Meeting del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale (ed è prevista pure la riunione del G20), meeting che rappresentano una importante occasione per affrontare i temi delle relazioni economiche e finanziarie internazionali e gli stessi impatti dei dazi e delle politiche monetarie.
Finora il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha dato prova di netta autonomia guardandosi bene dal dare seguito al perentorio invito di Trump perché tagliasse i tassi di riferimento. Lo scopo del tycoon è di rilanciare con la manovra della moneta le esportazioni, ma trascura i rischi incombenti che la cura si riveli peggiore del male, finendo con il favorire, in una economia in rallentamento, da un lato, la stagflazione e, dall'altro, la riduzione dell'afflusso di capitali negli Usa.
Al contrario, sarebbe necessario nel governo della moneta un dosaggio molto sottile, una specie di «tacco e punta» di cui parlava Guido Carli. Ma, all'opposto, Trump accresce le incertezze promuovendo la cosiddetta criptovaluta, una stablecoin collegata al dollaro che vorrebbe facesse parte delle riserve della Banca centrale con tutti i problemi che le cripto evidenziano, prive finora di un'adeguata regolamentazione e dei necessari controlli: un tema, questo, pur affrontato dal governatore, che ha tenuto a sottolineare come la sua non sia una preconcetta ostilità nei confronti di questi asset, ma la rappresentazione della mancanza finora di complete regole e di vigilanza.
Di qui anche l'esigenza dell'euro digitale il cui progetto è stato guidato da Panetta fino a quando da Francoforte è ritornato a Palazzo Koch come governatore. Ora si attendono le decisioni del Consiglio Europeo, ma si richiedono, ad avviso di chi scrive, miglioramenti con un’organica disciplina sotto il profilo giuridico e dei collegamenti nell'ambito dl sistema dei pagamenti.
Intanto, si guarda alle decisioni di giovedì 17 della Bce ed è probabile che, dato il livello dell'inflazione, un taglio dei tassi sarà deciso e potrebbe limitarsi a 25 punti base, mentre non sarebbe affatto giusto escludere pure l'esame dell'ipotesi di 50 punti insieme con una diversa impostazione della strategia della politica monetaria.
Nel citato incontro con numerosi ragazzi, nel quadro delle più estese iniziative di educazione finanziaria attuate con l'apporto di Paola Ansuini, molte sono state le domande rivolte al governatore e non affatto elusive, anzi dettagliate ed efficaci, le risposte, muovendo dall'affermazione secondo la quale il miglioramento del rating dell'Italia (da BBB a BBB+) emesso da Standard & Poor's non solo non lo ha sorpreso, ma se lo aspettava e ritiene che potrà ancora migliorare.
Naturalmente l'avere giudicato correttamente con il rating, per i progressi compiuti, la situazione del nostro debito non fa venir meno l'esigenza di una riforma globale delle agenzie in questione, anche per non invocarla, nel mondo politico, solo quando i rating sul nostro Paese sono negativi. Dai dazi ai tassi e ai rating esiste un collegamento che andrebbe ribaltato in senso positivo per le famiglie, le imprese, il Paese nella sua interezza. (riproduzione riservata)