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Luca Beltramino, presidente Ida (Italian Datacenter Association)
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Data Center, obiettivo primo Gigawatt nel 2028. Le città in corsa per decongestionare Milano

di Angela Zoppo
28 aprile 2026, 20:00 Ultimo aggiornamento: 30 aprile 2026, 12:14

Luca Beltramino, nuovo presidente Ida (Italian Datacenter Association): da Torino a Palermo, ecco come decongestioneremo la Lombardia raddoppiando i Gw. Investimenti per 22 miliardi di euro per creare un hub italiano. 


??????Le richieste di allaccio alla rete Terna hanno superato gli 80 Gigawatt, un numero apparentemente iperbolico, che però ha poco a che vedere con l’avanzata reale dei data center. Anzi, il 2025 è stato al di sotto delle attese di Ida (Italian Datacenter Association), l’associazione italiana di settore, che dal 20 aprile ha un nuovo presidente, Luca Beltramino. «La crescita è stata meno intensa del previsto, soprattutto se rapportata a pil e popolazione, è vero», dice a MF-Milano Finanza, «ma proprio per questo ci aspettiamo un’accelerazione negli anni successivi». La rincorsa parte dai circa 300 megawatt di capacità installata oggi negli impianti dei 27 operatori rappresentati da Ida, per raggiungere l’obiettivo di 1 Gigawatt entro il 2028, puntando poi a un raddoppio a 2 Gigawatt già nel 2031, con investimenti stimati in 22 miliardi di euro. «Se confermati, questi numeri ridurrebbe in parte il ritardo rispetto ai grandi hub europei, da Francoforte a Londra, da Amsterdam a Parigi fino a Dublino» sottolinea il numero uno dell’associazione di categoria.

I rischi per la rete elettrica? Sovrastimati


Beltramino nega che uno sprint dei data center possa strozzare la rete elettrica. Di fronte a uno degli argomenti più discussi quando si parla dei supercalcolatori, replica che «la capacità complessiva del sistema dovrebbe essere sufficiente», e che «il vero tema è la distribuzione dei carichi attraverso la rete di trasmissione nazionale, dove devono concentrarsi gli investimenti per rafforzare la rete e sostenere una domanda destinata a crescere rapidamente». Il messaggio è per Terna, che nel suo piano ha già previsto interventi anche a misura di data center, e per il nuovo ceo Paqualino Monti, che a maggio prenderà il posto di Giuseppina di Foggia.

Resta aperta la questione energetica di lungo periodo. «Le rinnovabili sono fondamentali, ma non sempre disponibili. In questa prospettiva, i piccoli reattori modulari potrebbero contribuire a coprire una quota del fabbisogno dei singoli impianti», osserva il presidente di Ida (qui la proposta elaborata da Sogin). 

Una mano, nel frattempo, dovrà arrivare anche dagli stessi operatori, che oggi stanno concentrando i centri di supercalcolo in Lombardia, soprattutto a Milano e dintorni.

Decongestionare Milano


«Si possono consolidare i grandi poli esistenti e al contempo avviare una progressiva distribuzione sul territorio», afferma Beltramino. «Se gli impianti hyperscale sono destinati a stare nelle aree già sviluppate per esigenze di prossimità tra operatori, stanno emergendo strutture regionali e data center di prossimità, pensati per servire imprese e pubblica amministrazione e decongestionare le aree più intasate». Grazie agli accordi con Ida, Pavia si sta aprendo alla costruzione di data center nel suo territorio. Un’altra città che potrebbe fare più spazio alle infrastrutture di supercalcolo è Torino, che secondo il numero uno di Ida ha tutti i requisiti: è collegata a Milano dal punto di vista della capacità elettrica; dispone di aree industriali dismesse (brownfield) utilizzabili ed è gia stata scelta da alcuni operatori. «Nel medio periodo, anche città come Genova, Bari e Palermo (qui le novità sui data center in Sicilia)— nodi delle dorsali internazionali — sono candidate naturali a ospitare nuovi sviluppi. Questa spinta a diversificare la collocazione geografica è sia guidata sia naturale», precisa Beltramino, «bisogna anche fare i conti con la crescente scarsità di terreni nell’area milanese».

Sul piano normativo, intanto, l’associazione ha lavorato su più provvedimenti, dal Pdl 150 lombardo al decreto bollette, per far riconoscere i data center come infrastrutture strategiche, recuperare de aree industriali dismesse, garantire la sostenibilità, per esempio valorizzando il calore prodotto. Centrale anche l’iter delle autorizzazioni, con l’obiettivo di accelerare i tempi per chi investe. (riproduzione riservata)



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