Se l’AI sarà la quarta rivoluzione industriale, l’Europa rischia di rimanere indietro. Un recente report di Ing mostra che gli investimenti nei data center negli Usa saranno fino a cinque volte superiori rispetto a quelli nel Vecchio Continente nel medio-lungo periodo. Gli analisti si spingono ad affermare che Il ritmo di crescita negli Stati Uniti sta lasciando l’Europa «nella polvere».
Secondo i dati di S&P Global Market Intelligence, nei primi 11 mesi dell’anno sono stati conclusi più di 100 accordi nel settore dei data center, con un valore totale che già supera tutti i contratti firmati nel 2024. La maggior parte di questi affari ha avuto luogo proprio negli Usa, seguiti dalla regione dell’Asia-Pacifico. Anche il Medio Oriente sta registrando un aumento significativo degli investimenti, poiché gli Stati del Golfo cercano di posizionarsi come il prossimo hub globale dell’AI.
«In Europa si prevede che la costruzione di data center cresca a un ritmo più lento rispetto ad altre regioni, ma resta da vedere se ciò porterà a una corsa alle M&A a causa della scarsità di asset», ha affermato l’autore del report di S&P Global Iuri Struta.
Stando ai dati dell’agenzia di rating, quest’anno sono stati investiti oltre 61 miliardi di dollari nel settore dei data center, con un lieve aumento rispetto ai 60,8 miliardi dello scorso anno, in quella che è stata definita una «frenesia costruttiva globale». Un contributo significativo a questo record è arrivato dal finanziamento tramite debito, con i cosiddetti “hyperscalers” - operatori cloud come Google, Amazon, Meta, Apple, Oracle e Microsoft - che stanno sempre più attingendo ai mercati di private equity piuttosto che finanziare da soli le costose infrastrutture.
A questo proposito, secondo i dati di S&P, le emissioni obbligazionarie nel settore dei data center sono quasi raddoppiate, raggiungendo i 182 miliardi di dollari nel 2025, rispetto ai 92 miliardi dell’anno precedente. Tra gli emittenti più attivi figurano Meta e Google, con il proprietario di Facebook che ha raccolto 62 miliardi di dollari in debito dal 2022, di cui quasi la metà è stata emessa nel solo 2025.
Google e Amazon hanno raccolto rispettivamente 29 e 15 miliardi di dollari, secondo il rapporto, che sottolinea come gli hyperscalers stiano sempre più collaborando con i laboratori di AI per acquistare asset destinati a finanziare la costruzione di data center, in un «accordo insolito» che evidenzia il significativo capitale richiesto per soddisfare la domanda.
Struta si aspetta un’attività di M&A «più robusta» nel settore dei data center nel 2026. «Non sarei sorpreso se le valutazioni, già alte, aumentassero ulteriormente», ha dichiarato a Cnbc.
Nonostante le crescenti preoccupazioni degli investitori sulle valutazioni eccessive delle tecnologie legate all’AI, gli investimenti nel settore dei data center non mostrano segni di rallentamento. A novembre, i mercati azionari globali hanno registrato un ritiro, con una discesa delle quotazioni alimentata dai timori di una bolla finanziaria indotta dall’intelligenza artificiale.
Tuttavia, secondo Struta, questi timori sono destinati a essere solo un episodio transitorio, senza un «impatto massiccio» sulla crescita del settore. Nonostante il recente calo dei titoli legati all’AI, gli esperti continuano a essere ottimisti sul lungo periodo. La domanda di applicazioni AI è destinata a crescere in modo robusto almeno fino al 2026, spinta dai progressi tecnologici e dal crescente sostegno pubblico e privato.
A tal punto che anche Ing, secondo quanto riporta Cnbc, prevede il mantenimento di livelli di investimento sostenibili e favorevoli, alimentati dai trend strutturali dell’innovazione digitale. Quindi, sebbene le incertezze attuali possano scuotere la fiducia a breve termine, l’espansione dei data center e l'adozione dell'intelligenza artificiale rimangono, per ora, inarrestabili.(riproduzione riservata)