La corsa italiana dei data center segna un nuovo record. A metà anno le richieste di allaccio alla rete elettrica nazionale sono salite a 300, raggiungendo la soglia dei 50 Gigawatt. Il dato segna un’ulteriore crescita dai 42 Gw registrati da Terna al 30 marzo 2025. «I data center», come sottolineato dall’ad Giuseppina Di Foggia, «rappresenteranno uno dei principali fattori trainanti della domanda elettrica futura, insieme all’elettrificazione dei consumi domestici e alla mobilità elettrica»
Il fenomeno è globale: se nel 2022 i centri di elaborazione dati hanno consumato 460 TWh, pari a quasi il 2% della domanda mondiale, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia entro il 2026 i loro fabbisogni potrebbero crescere del 30-40%, trainati dall’intelligenza artificiale generativa e dal cloud hyperscale.
In Europa il peso varia dallo 0,5 al 2,5% dei consumi continentali, con forti concentrazioni a Francoforte, Amsterdam, Londra e Milano.
In Italia, infatti, il baricentro si conferma il Nord, con la Lombardia in prima linea.
Qui le richieste si moltiplicano con dimensioni sempre più grandi: se un tempo 20 Megawatt erano considerati già una taglia significativa, oggi la fascia più diffusa è tra 50 e 100 Megawatt. Come segnala Terna nel Lightbox di approfondimento sui data center, i data center hyperscale possono richiedere anche 100-200 Mw di potenza continua, equivalenti ai consumi di interi quartieri urbani, ma ci sono richieste di connessione per taglie anche oltre i 500 Mw.
Tornando alla distribuzione geografica, la sproporzione tra Lombardia e resto d’Italia è ben evidenziata nei dati di Terna a fine 2024. Se il 90% del totale delle richieste si concentra al Nord, Milano rappresenta da sola il 49%. Ne risulta una netta polarizzazione geografica della nuova domanda di queste infrastrutture digitali ed energetiche.
Si pone però il problema della risposta della rete, che deve essere in grado di reggere i carichi crescenti senza sacrificare la continuità di servizio a famiglie e imprese. Un data center, infatti, è energivoro per definizione: migliaia di server attivi 24 ore su 24, sistemi di raffreddamento che consumano quasi quanto l’hardware, impianti di sicurezza e continuità operativa. Serve energia stabile, perché un’interruzione comprometterebbe servizi essenziali e miliardi di transazioni.
Terna, che nel piano di sviluppo prevede 16,6 miliardi di investimenti, di cui 10,8 miliardi per nuovi progetti destinati anche ai data center, sta rispondendo con nuove stazioni di connessione, il riassetto della rete in aree strategiche come Milano, Torino e Genova, e grandi collegamenti Hvdc (high voltage direct current, corrente continua ad alta tensione), come la dorsale Milano-Montalto o il Tyrrhenian Link, per trasportare maggiori volumi di energia rinnovabile con basse perdite. Nei piani c’è il raddoppio della capacità rinnovabile a 107 Gw entro il 2030, integrando 12,9 Gwh di storage. (riproduzione riservata)