Non solo Montepaschi e Generali. Le nuove regole del Tuf potrebbero fornire un assist prezioso anche a Crédit Agricole nelle sue discussioni su un matrimonio con Banco Bpm. La bozza del provvedimento arrivata la scorsa settimana in Consiglio dei ministri prevede, tra le altre novità, l’innalzamento della soglia d’opa dal 25 al 30% per le grandi quotate, tra le quali figura proprio Banco Bpm. Il cambio di parametro appare destinato a incidere direttamente sulle strategie di Piazza Meda e sul rapporto con il suo primo socio strategico, Crédit Agricole, che oggi detiene circa il 20% del capitale.
Dopo il ritiro dell’ops di Unicredit nel luglio scorso, Banco Bpm ha avviato con Parigi trattative mirate all’acquisizione del 75% di Crédit Agricole Italia. Secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza, le discussioni delle ultime settimane si concentrano principalmente sul pagamento del corrispettivo, stimato tra 5 e 6 miliardi di euro per una valorizzazione complessiva dell’asset di circa 8 miliardi.
Il Banco, assistito da Citi e Lazard, valuta un mix di strumenti per regolare l’operazione: contanti, azioni proprie e titoli di partecipate, ma non c’è ancora uno schema definitivo. Di certo tra le opzioni sul tavolo vi sarebbe una quota significativa di Anima, acquisita da Banco Bpm con l’opa da 1,78 miliardi chiusa nella scorsa primavera. L’ipotesi che la sgr presieduta da Patrizia Grieco diventi francese, anche solo parzialmente, non piace però al governo, preoccupato per il futuro della massa di titoli di Stato presente nei suoi bilanci. Le perplessità di Palazzo Chigi sono emerse in una serie di incontri tra i vertici di Banco Bpm e Crédit Agricole e i rappresentanti dell’esecutivo.
Il possibile impasse potrebbe essere superato dalle nuove regole del Tuf, che modificano il quadro per le grandi quotate. L’innalzamento della soglia d’opa consentirebbe al Banco di versare una contropartita consistente in azioni proprie, facendo così salire Parigi dal 20 al 30% del proprio capitale (tranche che, agli attuali corsi azionari, vale poco meno di due miliardi di euro). Sarebbe inoltre al vaglio la possibilità di ottenere un’esenzione dell’opa nel caso in cui la soglia del 30% sia superata a seguito dell’aumento di capitale connesso al conferimento delle attività italiane della banque verte. Su questo punto però sono ancora in corso approfondimenti.
Oltre che sugli aspetti finanziari, in questa fase i vertici delle due banche e i loro relativi advisor (per Agricole sono in campo Rothschild e Deutsche Bank) sono concentrati sulla conformazione industriale del nuovo che avrebbe asset per circa 300 miliardi, di cui circa il 30% provenienti da Credit Agricole Italia e una quota di mercato a livello nazionale del 14% (24% solo in Lombardia). C’è poi il tema della governance: primo banco di prova sarà l’assemblea che ad aprile 2026 dovrà rinnovare il cda di Piazza Meda. Qui l’opzione più probabile sarebbe una lista unica sostenuta dall’azionariato italiano e francese di Bpm, con Castagna ceo e una figura gradita all’Agricole alla presidenza.
La posizione del governo sul dossier? «Attendista», spiega un banker vicino al dossier. Palazzo Chigi non si è ancora espresso ufficialmente mentre il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, si è limitato a rimarcare la propria imparzialità nella partita: «Io non ho obiezioni politiche, anche perché l'operazione ancora non c'è. Ho una legge che devo far rispettare: come l'ho fatta rispettare agli altri, la farò rispettare a loro. La legge vale per tutti». La posizione del governo insomma emergerà con chiarezza solo quando sul tavolo ci sarà un concreto piano di integrazione. Oggi è presto. (riproduzione riservata)