Donald Trump in un’intervista alla Cnbc illustra l’accordo di massima raggiunto con la Nato sulla Groenlandia che lo ha convinto a fare marcia indietro sui dazi all’Unione. E assicura che il Golden Dome si farà.
Domanda. Presidente Trump, è successo molto negli ultimi cinque anni. Qual è il bilancio?
Risposta. Sono stati anni incredibili. È stato un viaggio fantastico quello che abbiamo fatto, ci siamo divertiti. Certo, niente è facile nella vita, ma si continua. Abbiamo raggiunto risultati ottimi nell'economia, il nostro Paese va benissimo e questo è avvenuto solo in un anno dal mio ritorno alla presidenza.
D. A Davos ha fatto un discorso molto chiaro su ciò che ha fatto durante il primo anno da presidente, ma anche sulla Groenlandia. Possiamo parlare di cosa ha discusso durante la riunione con la Nato?
R. Abbiamo il principio di un accordo, sarà un ottimo accordo sia per gli Stati Uniti che per la Nato. Lavoreremo insieme sull'intero Artico e sulla Groenlandia nello specifico. Questo accordo ha a che vedere ovviamente con la sicurezza, una solidissima sicurezza, e anche con altre cose.
D. La borsa Usa ha guadagnato 600 punti, si è alleviata la tensione degli ultimi giorni. Per quanto riguarda i dazi, il primo febbraio non succederà niente?
R. Abbiamo deciso di annullarli perché abbiamo praticamente un accordo.
D. È un accordo di proprietà?
R. È un po' complicato. Il segretario generale della Nato, io e altre persone abbiamo parlato: è un accordo iniziale.
D. Per quanto riguarda la Danimarca, la Nato ha detto cosa vuole?
R. Presumo che la Danimarca abbia influito sul quadro dell'accordo sulla Groenlandia. Mark Rutte (segretario generale della Nato, ndr) è un leader molto forte e credo che abbia parlato con tutti loro.
D. Cosa includerà l’accordo? Proprietà, diritti sui minerali, il Golden Dome?
R. Sì, riguarda sia i minerali che il Golden Dome.
D. Ci saranno indicazioni su quanto durerà?
R. Per sempre.
D. L’accordo sulla Groenlandia? Per sempre?
R. Sì, per sempre. Questo è ancora meglio dell'accordo che ha fatto Obama: il famoso accordo sul nucleare con l'Iran. Quello era di nove anni, questo invece è a lungo termine, è per sempre.
D. Nel suo intervento ha parlato dei progressi economici a livello nazionale. Non credevo che dovesse parlare della Groenlandia.
R. Ho parlato della Groenlandia perché ne abbiamo bisogno per la sicurezza e adesso avremo livelli di sicurezza ulteriormente maggiori.
D. Ha escluso la possibilità di utilizzare la forza. Non sarà una guerra classica ma sarà una guerra commerciale, giusto?
R. Sì, credo di sì. Non immagino gli Usa combattere contro la Danimarca o contro i Paesi Nato in generale. Sono molto contento dei risultati che, come Stati Uniti, abbiamo ottenuto: siamo passati a far pagare la Nato all’Europa dal 2% del loro pil al 5%. Stanno pagando molti soldi perché comprano missili e altro.
Purtroppo i governi precedenti hanno dato 350 miliardi di dollari per l'Ucraina, una cosa terribile, non sarebbe mai dovuto succedere.
Ho firmato un accordo sulle terre rare con l'Ucraina, in modo da avere indietro quei soldi.
D. Per quanto riguarda la Groenlandia nessuno aveva mai pensato a una guerra nel senso stretto del termine, ma per l'Iran invece ovviamente la questione è diversa. Molti credono che lei abbia impedito la morte di molte persone. Ma è finita la storia con l'Iran?
R. Esatto, migliaia di persone. C'è una cosa in particolare: volevano impiccare 837 persone giovedì scorso. Io ho detto: «Non potete farlo. Se lo fate, le conseguenze saranno terribili» e non l'hanno fatto. Speriamo per sempre.
D. Ma i dazi al 25% per chi fa affari con l’Iran sono ancora validi? Anche per la Cina?
R. Le sanzioni? Sì, continueranno.
D. Ci sono navi nel Golfo e molti si chiedono se questo non sia un presagio di ulteriori azioni.
R. Potrebbe essere, stanno sparando alle persone per strada.
D. Cosa dobbiamo aspettarci dall’Iran?
R. È un posto molto difficile, molto duro. L'abbiamo colpito molto duramente, abbiamo posto fine al loro programma nucleare. Tempo fa stavano per dotarsi di una bomba nucleare, noi siamo andati lì, li abbiamo colpiti e abbiamo posto fine a questa cosa.
Abbiamo anche i bombardieri B2, ne abbiamo ordinati altri 25.
Abbiamo distrutto le postazioni in Iran grazie ai nostri aerei. Abbiamo posto fine al loro programma nucleare con l’attacco che abbiamo fatto tempo fa, prima di quanto successo più recentemente in Venezuela, che è un'altra cosa ottima realizzata da noi.
Riguardo all’Iran, se hanno la possibilità ripartiranno. Continuano a fare i loro esperimenti con il nucleare e a un certo punto otterranno l'arma se non glielo impediamo: non possiamo permetterglielo.
D. Per quanto riguarda la sostituzione di Jay Powell, lei ha una buona relazione con Kevin Hassett, direttore del Consiglio economico nazionale.
R. È una persona fantastica, non vorrei perderla come risorsa.
D. Ho sentito che stava pensando anche a Rick Rieder. Siamo passati da tre candidati a due?
R. Le posso dire che siamo arrivati anche a un candidato, nella mia mente quantomeno. Ma sono tutti ottimi candidati. Abbiamo un problema con chi è lì adesso, perché è sempre troppo in ritardo, tranne quando si tratta di fare politica per l’altra parte, caso in cui, in realtà, è stato troppo in anticipo.
D. Un’altra persona che so che lei ammira è il suo segretario del Tesoro.
R. Lui vuole rimanere dov'è. È fantastico. Scott (Bessent, ndr) vuole rimanere dov'è.
D. Bessent ha detto che se abbiamo dei vantaggi di produttività grazie all'AI, il Big Beautiful Bill o qualsiasi altra cosa, abbiamo bisogno di un presidente della Fed che non si agiti per un numero alto sul pil, sul pil nominale all'8% anche dopo l'inflazione. Abbiamo bisogno di qualcuno che riesca a gestire un fenomeno del genere come Greenspan degli anni '90?
R. Quando annunciamo dei grandi numeri, le borse calano, perché hanno paura dell'inflazione, ma abbiamo avuto dei risultati ottimi, li stiamo avendo. Nei prossimi anni questi numeri saranno anche più alti rispetto alle previsioni. Possiamo arrivare a 10, 12, 15. In passato quando venivano annunciati numeri positivi, le borse salivano. Ora invece le borse crollano, perché tutti hanno paura che i tassi verranno alzati.
La crescita non è una grande causa di inflazione, anzi è il contrario.
Abbiamo una crescita eccellente, non abbiamo praticamente inflazione. Negli ultimi tre mesi abbiamo avuto un'inflazione all'1,2%, eppure abbiamo avuto una crescita straordinaria.
D. Lei ha dei piani per Powell?
R. In questo mondo si vive con la mano che ci viene data al tavolo. Se lui dovesse continuare in questo modo, la sua vita non credo sarebbe molto bella, molto felice. Credo voglia andarsene.
Insomma, non ha fatto un gran lavoro. Ha fatto un lavoro terribile, per la verità.
Per quanto riguarda il complesso immobiliare della Fed, io avrei potuto completarlo con 25 milioni di dollari, lui è a 4 miliardi, se non sbaglio, e ancora non ha finito: è veramente un progetto troppo costoso, quindi o è un po' incompetente oppure c'è qualcos'altro sotto, perché non si spiega.
Voglio dire questo: ci sono voluti 4 miliardi per un piccolo edificio.
Io sto costruendo una grande sala da ballo che costerà meno di 400 milioni di dollari, forse 300, per un progetto enorme.
Recentemente ho fatto un hotel a Washington: ho speso circa 250 milioni di dollari ed è un edificio molto più grande di quello della Federal Reserve, è molto più complesso anche il progetto, quindi mi chiedo come è possibile che siano arrivati a spendere 3-4 miliardi di dollari su questo piccolo progetto. Io l'avrei fatto con 25 milioni e sarebbe venuto sicuramente meglio di quanto sia venuto loro.
D. Volevo parlare brevemente anche della senatrice Elizabeth Warren.
R. Abbiamo avuto una telefonata molto interessante, molto proficua. Abbiamo parlato delle carte di credito. Le aziende delle carte di credito applicano il 28-30% di interessi, le persone non sanno nemmeno che stanno pagando questi soldi.
Credo sia giusto mettere un tetto del 10%. So che suono un po' come il sindaco di New York, ma le persone pagano troppo, non riescono a pagare così tanto, il 28% è usura, non possono.
Quando ho lanciato questa proposta, mi sono arrivate le chiamate da alcune aziende delle carte di credito. Mi piacciono, io li rispetto molto, ma fanno moltissimi soldi, devono dare un po' di respiro alle persone.
Se le persone sono un po' in ritardo con i pagamenti, pagando il 28% di interessi alla fine falliscono, vanno in bancarotta, quindi questa del 10% è una cosa che vorrei ottenere.
D. Ci sono i conservatori, i populisti e poi c'è anche il buonsenso. Descriverebbe così alcune cose che lei ha fatto?
R. Sì, direi che è anche questione di buonsenso. Alcune persone mi dicono: «Tu sei un conservatore?». Rispondo di sì, però è anche questione di buonsenso.
Prendiamo gli uomini e le donne nello sport: credo che mischiare le due cose sia una cosa ridicola. Le frontiere aperte in modo che tutti possano entrare, i prigionieri, le persone che vengono dal Congo, da tutto il mondo, dal Venezuela.
Comunque abbiamo raccolto 50 milioni di barili di petrolio l'altro giorno dal Venezuela, lo venderemo a prezzo di mercato, daremo alcuni di questi soldi al Venezuela, alcuni li terremo.
Insomma, stiamo andando molto bene, anche le nostre relazioni con il Venezuela sono molto buone.
Hanno dei giacimenti importanti. Vent'anni fa il Venezuela era un Paese che andava molto bene e ora tornerà ad andare molto bene e con noi faranno più soldi di quanto abbiano fatto negli ultimi 25 anni.
D. Il 10% sulle carte di credito e non permettere ai grandi gruppi aziendali di comprare delle case unifamiliari negli Usa. È una questione di accessibilità economica?
R. Sì, stanno prendendo tutte le case. Ci sono grandi aziende che si accaparrano migliaia di case e poi mettono gli affitti al prezzo che loro preferiscono o le rivendono per fare dei grandi profitti, ma si stava andando troppo oltre con questa cosa. Poi, sono degli investimenti: non dico che dobbiamo privare queste aziende dei loro immobili. Ma dobbiamo permettere ai cittadini di comprare le case. (riproduzione riservata)
ha collaborato Raffaele Crocitti