La politica torna a riunirsi a Saturnia. È cominciata, infatti, la due giorni della rassegna invernale del Forum in Masseria, la rassegna economica e politica organizzata da Bruno Vespa e Comin & Partners a partire dal 2021 e giunta ormai alla quinta edizione.
Nel corso della ‘winter edition’ Bruno Vespa riporta mezzo governo alle Terme di Saturnia, ben nove ministri insieme a rappresentanti delle grandi imprese per confrontarsi sui temi cruciali per lo sviluppo dell’Italia e dell’Europa.
Due le giornate: venerdì 28 febbraio e sabato 1 marzo.
Con la ministra del Lavoro, Marina Calderone, ha preso il via la kermesse con il primo panel dedicato al lavoro: dalle «best practices per la riqualificazione professionale e l’adattamento al lavoro di domani» al «mismatch con cui le aziende si trovano a fare i conti». La ministra ha subito sottolineato la validità della piattaforma Siisl, che «sta già funzionando: siamo partiti con l’inserimento diretto dei cv e delle proposte di lavoro da parte delle aziende il 18 dicembre, oggi abbiamo più di 450 mila curriculum già caricati, 400 mila offerte di lavoro e 60 mila corsi di formazione e abbiamo già, nel corso del periodo di sperimentazione dal primo settembre 2023, 60 mila assunti e 70mila formati», ha detto la ministra nel corso del suo intervento. «Stiamo parlando di qualcosa che esiste e si arricchirà sempre più di interventi», ha aggiunto poi la ministra sottolineando anche che «la patente a crediti» per il settore dell’edilizia «funziona, è servita tanto per far emergere alcuni comportanti non corretti che tenevano alcune aziende che non adempivano alle norme in termini di sicurezza».
Le fa eco Federica Brancaccio, presidente dell’Ance che inizialmente non aveva visto l’introduzione di questa patente a crediti in maniera favorevole, sottolineando come per le aziende dell’edilizia sia «un passo importante verso l’obbligo di qualificazione». «Dopo varie interlocuzioni abbiamo capito che davvero è un primo passo verso la qualificazione», ha specificato la numero uno dei costruttori che parlando della sicurezza nei cantieri ha detto che «anche un infortunio è una sconfitta ma il rischio zero non esiste. E l’aumento degli infortuni è una questione gravissima per il paese». A ogni modo, ha continuato, «degli infortuni in cantiere la maggior parte dei lavoratori non hanno il contratto nazionale dell’edilizia, purtroppo abbiamo contratti illegittimi, nei quali non c’è formazione obbligatoria», spiegando che, «invece, è lecito usare per alcuni ruoli il contratto dei metalmeccanici (impiantistica per esempio)» ma «sono anni che chiediamo di fare una formazione specifica a chiunque entri in cantiere. Siamo sulla buona strada ma non basta perché gli infortuni sono ancora troppi e in questo l’intelligenza artificiale può fare tanto».
Al centro della prima giornata della kermess il tema dei dazi.
Se l’Europa trema alla prospettiva dei dazi del 25% annunciati da Donald Trump, il governo Meloni resta attendista. «In questa fase è importante riuscire a fare le valutazioni sui fatti concreti e non sulle dichiarazioni», osserva Giovanbattista Fazzolari. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio invita a non essere precipitosi e ricorda che Stati Uniti e Unione europea sono legati da una serie di interessi non solo commerciali. «Confido si troverà un accordo di buon senso», scandisce, escludendo l’ipotesi di una sorta di 'trattamento di favore' per l'Italia, alla luce dei buoni rapporti tra il tycoon americano e la premier Giorgia Meloni. Sul fronte commerciale, a ogni modo, il disavanzo degli Usa nell'Ue è di circa 155 miliardi, di cui 42 solo italiani, quindi, ribadisce, «credo si troverà un accordo».
Ancora più sereno si dice Matteo Salvini: «Chi ha paura di Trump ha paura del futuro, chi pensa che a Washington ci sia un nemico capisce poco o nulla», tuona durante il suo panel. Anche la «politica minacciosa» dei dazi, sostiene il ministro dei Trasporti, «può essere un’occasione di guadagno di terreno per le imprese in Italia». La ricetta è avere dei «rapporti bilaterali seri», commenta il vicepremier, ricordando che «i dazi sul Messico sono durati il giro di qualche minuto, come i dazi sul Canada». Sul fronte geopolitico, per Salvini la presidenza Trump è solo positiva: «Dopo 4 anni di Biden e 3 anni di guerre, Putin e Zelensky sono tornati a parlarsi e arriverà l'armistizio». Per questo, affonda: «Rido quando von der Leyen minaccia i contro-dazi». Gli agricoltori però non riescono a sorridere. I prodotti italiani più esposti saranno quelli della grande tradizione gastronomica, in particolar modo il vino, l'olio, i formaggi, la pasta. «Mi auguro e spero che l’Unione europea sappia trovare un’unità, una sintesi sulle singole posizioni perché l’ultima volta con il governo americano addirittura fu fatto un sistema variabile di dazi e credo che questo non ce lo potremmo permettere», denuncia Massimiliano Giansanti. Gli Stati Uniti sono uno dei principali mercati per l’Italia, che vale oltre 7 miliardi di euro di export. «Siamo cresciuti molto negli ultimi anni e se venisse applicato il dazio del 25% parliamo di un miliardo e mezzo almeno e, oltretutto, rischiamo di pagarlo anche sui prodotti che andremo a importare dagli Stati Uniti perché noi utilizziamo parte dei prodotti agricoli americani che poi vengono trasformati dal nostro sistema industriale, quindi rischiamo di pagarlo due volte, credo che il danno sia importante», spiega il presidente di Confagricoltura. Per questo, la 'guerra commerciale' è un rischio veramente per la stabilità del commercio globale. La richiesta ai leader europei è che Bruxelles sia davvero unita: «Lo vedo da imprenditore, ogni settimana un presidente del Consiglio va a incontrare Trump, credo sia opportuno iniziare a parlare in un’unica voce anche perché l'Unione Europea, se fa l'Unione, è molto più forte degli Stati Uniti», insiste.
Francesco Lollobrigida ragiona in termini di mercato generale del pianeta: «L’Europa non viaggia da sola. Le cose che mette poi in pratica Trump le attendiamo», riflette, ribadendo che non è la prima volta che gli Stati Uniti impongono dazi e che gli effetti non sono sempre stati omogenei. Però, per il ministro dell’Agricoltura, prima di rispondere alla strategia statunitense, l’Unione europea dovrebbe proteggere la propria produzione prima di tutto dalle proprie regole, che a volte «hanno effetti anche peggiori»: «Non ci sarà mai nessun dazio al vino che possa equiparare la criminalizzazione quotidiana di questo prodotto», chiosa. Per Lollobrigida i prodotti italiani, soprattutto quelli di fascia alta, non rischiano, perché «chi vuole Parmigiano non compra Parmesan, chi vuole i nostri preziosi vini non compra altre tipologie di vino». Ma, se i dazi arriveranno davvero, il governo studierà interventi compensativi, assicura, facendo una valutazione rispetto alle annualità precedenti, per i settori più penalizzati. (riproduzione riservata)