L’Unione Europea è stata criticata per aver assegnato contratti per centinaia di milioni di euro a società controllate dal miliardario Elon Musk, che è vicino agli ambienti politici più controversi degli Stati Uniti.
A sollevare il caso è stato l’eurodeputato tedesco dei Verdi, Daniel Freund. Su X ha dichiarato, in una lettera inviata a marzo alla Commissione Europea, di aver chiesto trasparenza sui fondi europei destinati alle aziende del magnate Usa. La risposta dell’esecutivo Ue, pubblicata dall’eurodeputato e visionata anche dall’agenzia Afp, ha confermato i dati che hanno fatto esplodere il dibattito.
Freund e altri critici sottolineano come questi pagamenti siano in aperto contrasto con i valori proclamati dall’Ue. «Musk è un nemico dichiarato dell’Unione Europea. È inaccettabile che continuiamo a finanziare l’uomo più ricco del mondo con centinaia di milioni», ha scritto l’eurodeputato su X.
Here's the full response by the EU-Commission (machine translated from German):
DEP-000905/2025
Answer given by Piotr Serafin on behalf of the European Commission
(12 May 2025)
The Commission would like to refer the Honourable Member to the publicly accessible Financial… — Daniel Freund (@daniel_freund) May 13, 2025
Oltre al sostegno a Trump e ad altre figure dell’estrema destra americana, Musk è noto per le sue ripetute denunce contro le leggi digitali europee, accusate di censura. Inoltre, la sua piattaforma X è stata ripetutamente criticata dalle autorità Ue per la diffusione di disinformazione e contenuti d’odio.
Di fronte alle accuse, la Commissione Europea ha giustificato le decisioni parlando di «necessità tecniche». L’utilizzo di SpaceX sarebbe stato inevitabile per evitare ulteriori ritardi nei lanci satellitari europei, mentre il finanziamento a Tesla rientra nella strategia per la transizione verde e l’espansione della mobilità elettrica nel continente.
Tuttavia, la vicenda solleva interrogativi più ampi sulle contraddizioni tra le ambizioni europee di sovranità digitale, coerenza ideologica e la dipendenza strategica dai colossi tecnologici globali spesso in contrasto con i principi fondamentali dell’Unione.
Il caso Musk rischia ora di riaccendere il dibattito a Bruxelles su una possibile riforma degli appalti pubblici e sulla necessità di criteri più rigorosi che tengano conto anche degli orientamenti etici e politici delle aziende con cui l’Europa decide di collaborare. (riproduzione riservata)