La crisi del settore automotive continua a pesare sull’occupazione in Italia, con Stellantis e le aziende dell’indotto che sono alle prese un drastico calo della produzione. In vista del tavolo automotive in programma venerdì 14 marzo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), i sindacati Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr chiedono un intervento immediato per rilanciare il comparto e riformare il sistema degli ammortizzatori sociali.
Secondo le organizzazioni sindacali, la produzione di auto negli stabilimenti italiani ha toccato livelli allarmanti, con gravi ripercussioni per i lavoratori, molti dei quali dipendono da strumenti di sostegno al reddito sempre meno adeguati. «I lavoratori di Stellantis e, ancora di più, quelli dell’indotto stanno pagando un prezzo altissimo. Serve un piano strutturale per il rilancio del settore e una riforma degli ammortizzatori sociali che garantisca maggiore equità e stabilità», si legge in una nota congiunta.
Il gruppo Stellantis sta affrontando molte difficoltà nel mercato italiano. La produzione negli stabilimenti nazionali è scesa drasticamente: nel 2024 la produzione di veicoli è calata sotto le 500 mila unità, con le auto a quota 283.090 (-45,7%) ai livelli produttivi del 1956. Stabilimenti come quelli di Mirafiori, Cassino e Melfi operano a regime ridotto, con turni tagliati e lavoratori in cassa integrazione.
Uno dei nodi principali riguarda il futuro della gigafactory di Termoli, che dovrebbe essere riconvertita nella produzione di batterie per veicoli elettrici. Tuttavia, l’incertezza sui tempi e sugli investimenti effettivi solleva preoccupazioni sulla tenuta occupazionale. I sindacati insistono sulla necessità di completare il lancio di modelli ibridi in tutti gli stabilimenti italiani, così da garantire una transizione più graduale verso l’elettrico senza ulteriori tagli alla produzione.
Oltre al rilancio industriale, il tema degli ammortizzatori sociali resta centrale. Attualmente, molti lavoratori percepiscono poco più di 1.000 euro al mese, una cifra insufficiente per affrontare il costo della vita. I sindacati chiedono quindi una revisione strutturale del sistema di sostegno al reddito, con strumenti più efficaci e meno gravosi per imprese e lavoratori.
Un esempio virtuoso arriva dal modello Piemonte, dove un accordo con la Regione permetterà di integrare la cassa integrazione con percorsi di formazione professionale. «Questa potrebbe essere una soluzione replicabile a livello nazionale, per garantire ai lavoratori non solo un reddito dignitoso, ma anche una riqualificazione professionale in vista delle nuove esigenze del settore», sottolineano le sigle sindacali.
Secondo i sindacati, la crisi dell’auto non riguarda solo Stellantis, ma l’intero settore della mobilità, incluso il trasporto pesante, con aziende come Iveco che affrontano sfide simili. Per evitare la deindustrializzazione dell’Italia, serve una strategia di lungo periodo che preveda investimenti pubblici e privati, incentivi mirati e un sistema di ammortizzatori più moderno e flessibile.
Anche l’Unione Europea gioca un ruolo cruciale: «Bruxelles non sta dando risposte adeguate in questa fase di transizione. Serve un piano più chiaro per supportare la produzione e la transizione ecologica senza penalizzare l’industria e l’occupazione», avvertono i sindacati. Al tavolo di confronto del 14 marzo, le organizzazioni chiederanno al governo Meloni un’azione congiunta con le Regioni, Stellantis e le imprese dell’indotto per affrontare in modo strutturale la crisi e garantire un futuro più stabile ai lavoratori del settore automobilistico. (riproduzione riservata)