Il Parlamento svizzero hanno chiesto una stretta regolamentare sul settore finanziario dopo un’indagine sul collasso di Credit Suisse. L’investigazione, i cui risultati sono stati presentati venerdì 20 dicembre, getta una luce poco lusinghiera sulle autorità di vigilanza e attribuisce la responsabilità della crisi soprattutto ai dirigenti dell’istituto di Zurigo.
In particolare nel mirino del Parlamento è finita l’autorità di vigilanza finanziaria svizzera, Finma. Secondo una commissione speciale, la decisione presa nel 2017 dall’authority di concedere a Credit Suisse un’esenzione dai requisiti patrimoniali ha reso opaca la reale situazione della banca, impedendo che venissero adottate misure correttive in tempo.
La scelta è stata giudicata «inappropriata» dai legislatori, pur essendo tecnicamente legale. Quella concessione ha permesso a Credit Suisse di riportare livelli di capitale superiori al minimo richiesto, nonostante la banca fosse già in rotta verso il fallimento. I parlamentari hanno dichiarato che il filtro regolamentare ha consentito alla banca di «mantenere l’apparenza di una sufficiente capitalizzazione fino alla fine».
La concessione è stata voluta dall’allora responsabile della Finma, Mark Branson. In risposta alle critiche, l’authority ha dichiarato che sta lavorando per «rafforzare la supervisione e implementare le lezioni apprese dal caso Credit Suisse». Mark Branson, 56 anni, attualmente dirige l’autorità di regolamentazione finanziaria tedesca Bafin. È stato sostituito alla guida di Finma da Urban Angehrn e, nell’aprile di quest’anno, da Stefan Walter.
I legislatori hanno espresso rammarico per il fatto che Finma non sia riuscita a far affrontare completamente a Crèdit Suisse le numerose carenze che aveva identificato. Tuttavia, il rapporto sottolinea anche che l’autorità di vigilanza ha agito correttamente in molte circostanze, nonostante avesse informazioni limitate.
«La Finma non ha fatto tutto sbagliato», ha dichiarato Roger Nordmann, parlamentare socialdemocratico, durante una conferenza stampa a Berna. Il rapporto ha citato anche una valutazione legale, secondo cui la concessione del filtro regolamentare era appropriata al momento.
I legislatori hanno inoltre criticato il governo per aver impiegato troppo tempo a introdurre le riforme derivanti dall'ultima crisi finanziaria. Un esempio è stata la mancanza di uno strumento che avrebbe consentito al governo di iniettare rapidamente liquidità in una banca.
Il rapporto presentato venerdì 20 apre la strada a una nuova legislazione per irrobustire il sistema dei controlli sul sistema finanziario svizzero. Tra le proposte più significative c’è quella di dotare Finma del potere di multare le banche importanti e i singoli individui. Attualmente, la Svizzera è quasi unica tra i principali centri finanziari a non disporre di una base legale per infliggere sanzioni pecuniarie. I legislatori hanno inoltre suggerito di vietare la distribuzione di bonus quando le banche non generano profitti. (riproduzione riservata)