L’Europa, compresa l’Italia, sta vivendo una crisi abitativa senza precedenti. Il diritto all’abitare, infatti, non è più un problema che «riguarda solo i cittadini più fragili ma riguarda tutti». Si tratta dunque di una «crisi dai profondi contorni sociali e che per questo necessita di una risposta urgente e tempestiva» nonché «un approccio di sistema: non bastano misure tampone o interventi puntuali su uno dei tanti aspetti del problema». Lo ha dichiarato la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, nel suo intervento allo «Special Committee on the Housing Crisis in the European Union» di Bruxelles, sottolineando problemi e suggerendo soluzioni ricalcando quanto aveva spiegato nel dettaglio a Milano Finanza.
L'emergenza abitativa incide direttamente anche sulla competitività dei territori. Ecco che, evidenzia Brancaccio, «l'inaccessibilità dei costi abitativi (sia per l’acquisto che per la locazione) sta rendendo impossibile a intere classi di lavoratori risiedere nelle città più dinamiche e attrattive». Così non si attraggono talenti, non si trattengono competenze, non si sostiene la crescita delle imprese.
Per realizzare un Piano sulla Casa è necessario «immaginare una serie di strumenti, finanziari, fiscali e normativi, in grado di sostenere gli investimenti privati».
In questa ottica «abbiamo molto apprezzato la direzione intrapresa con il Piano europeo per l’Affordable Housing che si concentra sulle semplificazioni procedurali come motore indispensabile per l'attuazione delle politiche abitative». Basti pensare che il permitting può arrivare ad aumentare i costi di costruzione fino al 16%, mentre i tempi di autorizzazione variano da pochi mesi fino a due anni tra gli Stati membri. Tale tema è tanto più importante, precisa Brancaccio, per l’Italia «che affida a una legge urbanistica del 1942 le regole per realizzare interventi edilizi nelle città».
Un pilastro fondamentale per il successo di un piano di edilizia residenziale accessibile, secondo l’Ance, è il sistema fiscale per chi realizza e gestisce immobili per la locazione e la vendita a canoni sostenibili. «In Italia questi oggetti sono addirittura penalizzati».
Allo stesso tempo è indispensabile per assicurare di poter realizzare alloggi a prezzi calmierati è «la garanzia pubblica sugli investimenti dei privati, in particolare dei piccoli risparmiatori».
E ancora un vero piano di affordable housing non si può realizzare senza un intervento sul sistema finanziario. Il costo del denaro, ha spiegato Brancaccio, «è troppo alto per famiglie e imprese, per giunta destinato a crescere a causa delle tensioni geopolitiche e lo spettro dell’inflazione».
Secondo l’Ance serve garantire «una maggiore disponibilità degli istituti finanziari ad offrire credito per la realizzazione di alloggi accessibili, appare strategico che l’Eba modifichi la normativa prudenziale, in modo da prevedere una riduzione dell’ammontare degli accantonamenti patrimoniale attualmente previsti per le operazioni di sviluppo».
Va inoltre affrontato il tema del processo di costruzione. Per questo «abbiamo molto apprezzato che contemporaneamente al Piano europeo per l’Affordable Housing sia stata adottata una Strategia europea per il settore delle costruzioni», ha sottolineato Brancaccio.
Ad oggi, «con i costi attuali di costruzione è impossibile mettere sul mercato alloggi a canoni calmierati, senza un consistente intervento pubblico». Per di più, «stiamo già registrando un impatto della Guerra sui materiali da costruzione, oltre che ovviamente sull’energia. Mi sembra che non ci sia piena consapevolezza di questo problema e che le misure annunciate in queste settimane a livello europeo e nazionale siano troppo limitate per fare fronte ad una tale emergenza», ha aggiunto Brancaccio. (riproduzione riservata)