Le criptovalute iniziano a fare breccia anche tra le banche centrali. La Banca nazionale ceca potrebbe investire alcuni miliardi di euro in bitcoin, diventando così la prima istituzione del genere in Occidente a possedere una cripto.
Lo ha confermato al Financial Times il governatore Aleš Michl, che ha spiegato di considerare il bitcoin uno strumento di diversificazione. Servirà prima l’ok del consiglio della Banca nazionale ceca, che in caso di via libera potrà convertire fino al 5% delle riserve nazionali, circa 140 miliardi di euro.
In genere le banche centrali investono in asset conservativi come i titoli di Stato, soprattutto americani, e solo in casi limitati in azioni. I governatori diffidano dalle criptovalute perché le ritengono inaffidabili: basta ricordare le parole di Joachim Nagel (Bundesbank), che ha paragonato il bitcoin ai «tulipani digitali», un riferimento alla bolla speculativa del XVII secolo.
Anche la Bce ha da sempre un atteggiamento tiepido, quindi la mossa di Michl rappresenta un cambio di paradigma. Fuori dall’Eurozona, perché la Repubblica Ceca non fa parte dei Paesi che adottano l’euro, quindi può permettersi dei margini di manovra in più nelle sue scelte.
Il governatore ceco in ogni caso è consapevole dei rischi e ha sottolineato «l’estrema volatilità» che caratterizza il bitcoin. Ma ha anche ricordato come la più famosa criptovaluta al mondo stia diventando un investimento alternativo per sempre più persone.
Il merito è anche della vittoria alle elezioni Usa di Donald Trump che vorrebbe creare una riserva nazionale in bitcoin. Senza dimenticare fattori come il lancio dei primi Etf (quello di BlackRock su tutti) e il taglio dei tassi d’interesse, uno stimolo per gli asset che non garantiscono rendimenti.
Questo mix ha contribuito ai nuovi record del bitcoin, che il 20 gennaio (proprio il giorno del giuramento di Trump) ha raggiunto il massimo storico a 109.114,88 dollari. Il 29 gennaio, invece, il valore della criptovaluta è stabile intorno ai 102.843 dollari. Ma il prezzo potrebbe salire ancora, soprattutto se altre banche centrali decideranno di scendere in campo. (riproduzione riservata)