Credit Suisse apre sopra la parità, venerdì 17 marzo, dopo un rimbalzo del 20% grazie alla linea di liquidità da 50 miliardi di franchi ricevuta dalla Banca nazionale svizzera. ll titolo, in area 2,03 franchi, flette dopo una mezz’ora, resta in rosso per circa il 19% da inizio settimana e per il 30% da inizio anno. Verso le 10:30 le vendite accelerano, -5,6% a 1,91 franchi per 7,64 miliardi di capitalizzazione.
Nel frattempo, negli Usa un gruppo di grandi istituti di credito ha iniettato 30 miliardi di dollari di liquidità in First Republic Bank che nell’after hour cede il 17% a 34,27 dollari. La tensione nel settore interbancario resta palpabile, con un record di 165 miliardi di dollari di prestiti che le banche Usa hanno chiesto alla Fed negli ultimi giorni.
La crisi degli ultimi giorni di Credit Suisse, la cui storia recente è ricca di errori commessi dall’investment bank, è stata scatenata prima dalla Sec, che ha chiesto spiegazioni sui bilanci degli ultimi due anni da cui sono emersi labili controlli e una fuoriuscita di capitali ancora in corso da parte della clientela, poi dal maggior azionista dopo l’aumento di capitale da 4 miliardi di franchi di dicembre 2022, quella Saudi National Bank (9,9% delle azioni) che ha chiarito di non partecipare più ad alcun rafforzamento di capitale.
Il tema della fuga della liquidità e della fiducia nei confronti della banca è centrale, alcuni clienti non stanno aspettando per scoprire come si svilupperà la storia, scrive Bloomberg. Infatti in Asia, «diversi clienti ultra ricchi hanno continuato a ridurre la loro esposizione.
Alcune famiglie definite ultra-wealth hanno accelerato i deflussi dalla banca svizzera questa settimana, secondo quanto riportano «tre grandi family office che collettivamente gestiscono miliardi e diversi banchieri privati che lavorano fra Hong Kong e Singapore».
Un family office in Asia sta pianificando di tagliare il 30% della liquidità parcheggiata presso Credit Suisse dopo che il gestore patrimoniale «non è stato in grado di assicurare che i clienti sarebbero protetti in caso di crollo», riporta l’agenzia americana.
In Medio Oriente alcuni clienti hanno chiesto alla banca di convertire i depositi in contanti in buoni del tesoro e obbligazioni, «in Germania un gestore patrimoniale ha ricevuto richieste da clienti del Credit Suisse che intendono trasferire depositi verso la sua società».
Nel frattempo, gli analisti di JP Morgan hanno scritto che lo scenario più probabile per Credit Suisse sarebbe un'acquisizione da parte di Ubs, anche se emergono forti resistenze da parte di entrambe le banche, i due maggiori gruppi finanziari svizzeri.
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L’uscita della liquidità rende la ristrutturazione in atto della banca da parte dell'amministratore delegato Ulrich Körner ancora più complessa. Arginare l'uscita dei clienti è fondamentale, il gruppo elvetico, una banca sistemica, ha visto i deflussi netti raggiungere i 110,5 miliardi di franchi nel quarto trimestre.
«Vogliamo recuperare tutto ciò che abbiamo perso», ha detto l’ad a una conferenza con gli investitori martedì. «E una volta che invertiamo la tendenza, andar oltre e far crescere di nuovo il business». La banca ha costantemente affermato di disporre di liquidità sufficiente, una posizione che il sostengo della Bns non fa che rafforzare.
E’ già partita una class action contro Credit Suisse negli Usa. Gli investitori statunitensi che hanno comprato il titolo fra il 1 dicembre 2022 e il 17 febbraio 2023 sostengono che la banca ha sopravvalutato le prospettive finanziarie. La denuncia di azione collettiva è stata depositata presso il tribunale federale di Camden, nel New Jersey.
Il testo sostiene che la banca ha realizzato «materialmente dichiarazioni false e fuorvianti» nell'ultimo anno, dichiarazioni che hanno avuto un impatto sugli investitori. Il testo cita «violazioni nei confronti del Securities Exchange Act del 1934». (riproduzione riservata)