La creazione di una super banca sistemica è al centro del dibattito in Svizzera. L’intervento del governo, della Banca centrale e dell’autorità sui listini, la Finma, domenica 19 marzo per mettere in sicurezza Credit Suisse in una fusione con Ubs alimenta la paura che un gruppo così grande possa essere troppo difficile da gestire e che distrugga la concorrenza all’interno della Confederazione. Intanto lunedì 27 marzo Ubs cede oltre l’1% in borsa a 17,08 franchi mentre i listini europei sono positivi.
Poco più di quattro svizzeri su cinque vorrebbero vedere Ubs scorporare la banca nazionale di Credit Suisse per garantire una sana concorrenza nel retail banking all’interno del Paese. E’ quanto emerge da un recente sondaggio di un quotidiano locale. Dei circa 7.400 partecipanti al sondaggio di Sonntagsblick, il 62% crede fermamente che dovrebbe avvenire uno spinoff e il 19% probabilmente è d'accordo.
L'acquisto di Credit Suisse da parte di Ubs deciso a tavolino dal governo e dalla Banca centrale svizzera domenica 19 marzo per evitare di innescare una crisi finanziaria più ampia è stato fortemente criticato in Svizzera. Per ora, tuttavia, uno spinoff non è sul tavolo, ha dichiarato il responsabile della Banca nazionale svizzera Thomas Jordan.
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Il sondaggio ha inoltre messo in evidenza che il 96% degli intervistati ritiene che i ceo e i membri del consiglio di amministrazione di Credit Suisse responsabili della manovra di emergenza sulla banca debbano essere considerati finanziariamente responsabili. In tal senso, due terzi degli intervistati concorda in tutto o in parte con l'affermazione secondo cui i bonus dovrebbero essere vietati nelle banche svizzere ritenute di rilevanza sistemica.
Lo scorso fine settimana Credit Suisse ha prelevato una somma miliardaria, attingendo alla garanzia concessa dalla Confederazione e dalla Banca nazionale svizzera (Bns). Lo ha reso noto nel weekend la ministra delle finanze Karin Keller-Sutter durante la trasmissione Samstagsrundschau dell'emittente radiofonica svizzero-tedesca Srf.
La numero uno del Dipartimento federale delle finanze (Dff) non ha però rivelato la cifra esatta del prelievo, affermando di non esserne a conoscenza. La Bns sarebbe tuttavia al corrente dell'ammontare, ha sottolineato Keller-Sutter.
La somma prelevata da Credit Suisse è stata necessaria dal momento che clienti sia svizzeri che esteri hanno continuato e continuano a ritirare denaro e perché altri istituti bancari hanno a loro volta richiesto garanzie, scrivono i giornali svizzeri.
Per quanto riguarda la richiesta dei liberali in Svizzera (Plr) di scorporare le attività nazionali di Credit Suisse nel contesto dell'acquisizione da parte di Ubs, Keller-Sutter ha messo in guardia il proprio partito, definendola una mossa prematura. «La priorità al momento è stabilizzare la situazione», ha detto la ministra delle finanze. Tuttavia, non esclude questa opzione a lungo termine, poiché Ubs «ha tutto l'interesse a ridursi», ha aggiunto.
Keller-Sutter si è anche espressa a favore di una rivalutazione di quanto accaduto. Forse lo proporrà essa stessa nella prossima sessione straordinaria delle Camere prevista la settimana del 10 aprile. (riproduzione riservata)