Rinasce a nuova vita First Boston, la storica investment bank di Credit Suisse. Mentre il gruppo di Zurigo è alle prese con una delicata ristrutturazione, la controllata americana sta attraendo nuovi investitori. Dopo il principe saudita Mohammed bin Salman (che nei mesi scorsi è sceso in campo per iniettare mezzo miliardo in First Boston), a breve nell’azionariato potrebbe entrare anche Apollo Global Management che ha avviato discussioni con la capogruppo.
Ad attrarre i nuovi azionisti sarebbero soprattutto gli ambiziosi piani di crescita della investment bank che, sotto la guida del top manager Michael Klein, potrebbe impiegare circa due anni prima di completare lo spin-off da Credit Suisse. Sarebbe stata proprio la designazione di Klein come amministratore delegato in pectore ad aver avvicinato i nuovi investitori alla banca. Oltre ad essere un professionista molto noto sui mercati finanziari, il banker è stato anche consigliere della monarchia saudita in occasione della recente ipo della compagnia petrolifera statale Saudi Aramco.
Negli ultimi mesi è cambiato profondamente anche l’assetto azionario del Credit Suisse. Dopo la chiusura dell’aumento di capitale da oltre quattro miliardi, il primo socio si è confermato di gran lunga la Saudi National Bank, primo istituto finanziario dell'Arabia Saudita, che ha in mano quasi il 10% del gruppo svizzero. Oltre a essere intervenuto sulla prima tranche della ricapitalizzazione, il nuovo azionista ha sottoscritto parte della seconda, che si è chiusa proprio alla fine della scorsa settimana. Fonti finanziarie accreditano i sauditi di una quota superiore al 10% e stimata tra il 12 e il 13%, anche se per il momento il filing dello Swiss Stock Exchange non registra ulteriori movimenti della quota.
Secondo socio è la Qatar Holding che, dopo aver sottoscritto pro quota il rafforzamento patrimoniale, ha recentemente arrotondato la quota. Secondo la piattaforma Refinitiv, che riporta dati Sec di fine dicembre, il danaroso fondo sovrano sovrano di Doha, uno dei più grandi al mondo con un portafoglio di oltre 461 miliardi di dollari e che investe i ricavi provenienti delle esportazioni di gas naturale liquefatto della piccola economia del Qatar, ha aumentato la propria quota nell’istituto elvetico dal 5,57% di novembre al 6,87% della scorsa settimana. La formazione degli investitori mediorientali è poi completata dall'asset manager saudita Olayan Group, che ha aderito pro quota per il 4,9%. C'è poi la platea degli investitori anglosassoni capitanata da BlackRock (4,54%), Dodge & Cox (4,99%) e Silchester International (3,03%).
Chiuso l'aumento, ora la banca svizzera potrà concentrarsi sull'esecuzione del piano per ritrovare la redditività e voltare definitivamente pagina rispetto agli scandali Greensill e Archegos. Fulcro della strategia saranno i tagli agli organici e la cessione di attività non-core all'interno della divisione investment banking. In base alle previsioni del management la banca dovrebbe generare nel 2025 risparmi per 2,5 miliardi di franchi svizzeri su 14,5 miliardi di costi. Domani intanto il gruppo presenterà i risultati del 2022. Gli analisti prevedono per il quarto trimestre dello scorso anno una perdita netta di 1,34 miliardi di franchi svizzeri (1,44 miliardi di dollari), mentre i ricavi dovrebbero calare del 31% a 4,58 miliardi di franchi.