Quattro posti in cda. E spunta l’ipotesi di un direttore generale o di un presidente. Sono questi i punti su cui, secondo alcune fonti, si starebbero concentrando le discussioni tra Banco Bpm e Crédit Agricole in vista del rinnovo del cda dell’istituto italiano previsto per l’assemblea che potrebbe tenersi il 26 aprile.
L’autorizzazione della Bce è attesa entro fine anno e i francesi, anche grazie alle nuove norme del Tuf, potrebbero presentarsi in assise con una quota vicina al 30%. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il maggiore peso verrebbe messo sul tavolo da Parigi per portare a casa almeno quattro consiglieri nell’ambito della composizione di una lista del board uscente. A questi, secondo le fonti, potrebbe sommarsi un apicale ancora da scegliere tra il direttore generale e il presidente.
L’individuazione dei candidati di vertice sarà condizionata dalle regole Bce che impediscono ai dipendenti dell’Agricole di assumere ruoli operativi nella partecipata Banco Bpm. È difficile quindi che nella posizione di presidente e di direttore generale siedano manager scelti unilateralmente dalla banque verte. Si tratta poi di capire se l'attuale presidente Massimo Tononi (che correrebbe per il terzo mandato) sia ancora in pista, cosa di cui qualche osservatore si dice certo. Le discussioni sotto la regia dell’head hunter Spencer Stuart sono ancora in corso e l’alternativa non piace a Piazza Meda: in caso di mancato accordo l’Agricole potrebbe presentare una lista propria con i numeri per arrivare prima in assemblea.
La composizione del nuovo board assume rilevanza tenendo presente che nel prossimo triennio il Banco finalizzerà un’operazione straordinaria. Le due strade aperte per il ceo Giuseppe Castagna sono l’integrazione con il primo azionista francese o le nozze con Mps-Mediobanca caldeggiate dal governo. Diversi osservatori fanno notare che un consiglio con una presenza francese più forte dovrebbe spingere a favore della prima opzione, facendo finire sul tavolo delle discussioni anche il controllo delle fabbriche prodotto di Bpm ovvero Agos Ducato (credito al consumo) e Anima.
Intanto dopo l'uscita di Alessandro Melzi d’Eril la sgr è senza amministratore delegato. Secondo indiscrezioni che non trovano conferme in Bpm, la banca avrebbe conferito il mandato all’head hunter Korn Ferry. L’incarico ad interim è affidato al condirettore generale Pierluigi Giverso ma, tramontata la sua promozione a ceo, ora l’orientamento dell’istituto sarebbe individuare un top manager esterno alla sgr. È circolato il nome di Saverio Perissinotto, presidente di Eurizon Capital, ma anche la candidatura del dirigente Intesa Sanpaolo appare sfumata. E, a oltre un mese dall’addio di Melzi d’Eril, l’individuazione del successore non sembra dietro l’angolo. (riproduzione riservata)