Il ciclo espansivo post-pandemico per l’edilizia è giunto al termine. E senza il traino del Pnrr, che continua a ravvivare la componente delle opere pubbliche, nonché senza interventi normativi settoriali, le prospettive restano ancora più in bilico. È quanto emerge dall’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni 2025 dell’Ance.
Nel 2024 il settore delle costruzioni è rallentato del 5,3% rispetto all’anno precedente, ma le opere pubbliche continuano a registrare una crescita: +2,1%. Ancora più netto il dualismo nel settore dell’edilizia per l’anno appena iniziato: nel 2025 le costruzioni si contrarranno del 7%, mentre le opere pubbliche segneranno un +16%.
La spiegazione è una: il Pnrr. E nei prossimi due anni il trend non si invertirà, dato che sono programmati investimenti per 54 miliardi di euro nel comparto.
Dal 2028 però, precisa la presidente Federica Brancaccio, si apre un periodo di grande incertezza e il comparto rischia di perdere il 30% degli investimenti a sua disposizione, pari a circa 30 miliardi.
Passando alla componente privata, per 10 milioni di famiglie con reddito fino a 24 mila euro, l’acquisto di una casa nelle grandi città è insostenibile. E i meno abbienti sono costretti a spendere per il mutuo oltre ? del proprio reddito.
La città meno accessibile è Milano con l’82,9% dei cittadini che non riesce a comprarvi casa. Seguita da Roma (61,4%) e Firenze (61%).
Per l’affitto la situazione non è molto diversa, spiega l’Ance: l’affitto nelle grandi città è fuori portata per le famiglie delle categorie più fragili, con un reddito fino a 24 mila euro. Per pagare l’affitto arrivano a spendere più della metà. Stesso podio: Milano è off limit per il 70,4% delle famiglie meno abbienti, Roma per 62,4% e Firenze per il 59,2%. (riproduzione riservata)