Il contropiede è stato improvviso. Il lancio dell'ops totalitaria da parte di Unicredit su Bpm avviene nello stile del blitzkrieg di Andrea Orcel. Raro il completo riserbo su tale iniziativa. Il primo tentativo esperito non molto tempo fa con lo stesso target, cioè Bpm, fu vanificato da una fuoriuscita della notizia.
Quell'evento avrà fatto scuola, dunque; prima ancora, le trattative avviate con il Tesoro per un'aggregazione con il Montepaschi non si erano concluse perchè Orcel aveva ritenuto che non si prospettasse l'accoglimento di sue importanti richieste; l'assunzione di un'importante partecipazione in Commerzbank con la possibilità di arrivare al 30% finiva con il presentare Unicredit come orientato verso quella importante acquisizione, con gli occhi, dunque, rivolti all'Europa.
Qualcuno aveva vagamente ipotizzato un ritorno d'interesse dell'Istituto di Piazza Gae Aulenti nei confronti di Mediobanca, ma senza solide spiegazioni. E invece «dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur»: mentre si discute di terzo polo con Bpm-Montepaschi-Anima, ecco che, invece, Unicredit con la sua iniziativa si candida, esso, al terzo polo, ma non in Italia, bensì in Europa (e primo in Italia?). Si può immaginare che il progetto sia stato curato nei minimi dettagli e che comunque Castagna, abbia avuto sempre presente l'eventualità di Offerte da parte di Unicredit ( o di altro istituto), donde la stessa operazione Montepaschi da concepire anche come ostacolo a tentativi eventualmente non graditi di concentrazione.
Vedremo gli sviluppi, innanzitutto il giudizio che il Banco darà sull'Ops che è pari a un valore di 10 miliardi circa - per il quale si prevederebbe un prossimo aumento di capitale dell'Offerente - per passare alla richiesta delle occorrenti autorizzazioni, a iniziare da quella Consob per il prospetto. Si ricorderà certamente il tentativo di Opa del 1999 da parte dell'allora Credit sulla Comit che non fece strada perchè il Credito italiano sosteneva che la sua era un'offerta consensuale, ma ciò era negato dalla Comit che la riteneva, invece, ostile. Perciò non fu possibile autorizzare da parte della Banca d'Italia, una richiesta fondata sulla consensualità che era, al contrario, negata. Il non avere osservato i passaggi previsti dalle disposizioni di Vigilanza sull'informativa preventiva costituiva un'aggiunta, ma non era il fattore decisivo, dell'impasse dell'operazione che poi fu abbandonata in piena concordia tra i vertici del tempo - che godevano di stima per l'indubbia professionalità - e quelli di Palazzo Koch.
Si può ritenere che ora vi sia stato un preventivo coinvolgimento della Vigilanza Bce sugli intendimenti dell'Istituto di Orcel, che naturalmente resta l'unico responsabile della scelta? Fin qui abbiamo sottolineato alcuni passaggi formali, procedurali, l'effetto sorpresa, etc. Ma non si tratta solo di esaminare come si sviluppa una competizione nel campo bancario. Le aggregazioni debbono rispondere a precise finalità strategiche; non la fusione per la fusione o per il gigantismo ovvero ancora per il mero rafforzamento e la scalata nelle diverse graduatorie. E' immaginabile che esista un articolato piano strategico che veda le aggregazioni come necessarie per rispondere meglio alla ragion d'essere di una banca, sostenere famiglie e imprese e tutelare il risparmio. Questo è il fine ultimo che deve essere visibile nei diversi passaggi, a maggior ragione perché riguarda una banca, la Bpm, che ha una grande tradizione, a cominciare dal non vicino insediamento nel mondo delle Popolari ed è ben condotta dal vertice attuale.
Poi vi è il ruolo del personale al quale l'operazione deve parlare con argomenti e prospettive validi e non a giochi compiuti. A maggior ragione perché si tratta di un'operazione che può costituire la leva per una più estesa rioreganizzazione nel settore. Risposte sul futuro del Monte diventano ora più importanti e urgenti, per cui è innanzitutto il Tesoro che è chiamato a un atto di parresia che già prima veniva richiesto. Unicredit ha dichiarato altresi che l'operazione Commerzbank è indipendente da quella Bpm e resta autonoma. Gli sviluppi si potranno, però, verificare dopo le elezioni in Germania. Ciò rende in ogni caso ancor più impegnativa l'azione di Unicredit che deve tenere sotto controllo e agire su due fronti, italiano e tedesco. E così aumentano la complessità e l'importanza dell'operazione, nonché il carattere cruciale della posizione che delibererà la Bpm. (riproduzione riservata)