Le previsioni sul pil al +0,6%, contenute nel Documento di finanza pubblica «appaiono condivisibili nella prospettiva di una fase di moderazione del ciclo economico e nella quantificazione dei diversi rischi connessi all'evoluzione avversa delle ipotesi formulate per il tasso di cambio, i tassi di interesse e le quotazioni del petrolio». Rischi al ribasso che sembrano persino «accentuarsi alla luce degli ulteriori scenari di guerra che si sono aperti in quest'ultimo mese e che non potranno non ripercuotersi sulle variabili esogene suddette, sul commercio mondiale e in definitiva sulle possibilità di crescita». Lo ha dichiarato il presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei conti Enrico Flaccadoro nella relazione al Giudizio di parificazione per l'esercizio finanziario 2024. La corte contabile ha poi parificato con eccezioni il Rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2024.
Quanto al debito, nonostante un risultato migliore delle attese, nel 2024 il debito ha visto aumentare l'incidenza sul pil di 7 decimi di punto, «collocandosi al 135,3%, ed è previsto in crescita nell'esercizio in corso (136,6%) e nel prossimo (137,6%) per collocarsi su un percorso di riduzione nel 2027 (137,4%)».
Per poi spiegare che l’evoluzione è il risultato di più fattori: «Le peggiorate condizioni di crescita, il rialzo dei tassi di interesse e i risvolti di cassa del Superbonus». Per di più, gli effetti della «fase di rapido e deciso rialzo dei tassi intervenuta tra luglio 2022 e agosto 2023 osservati nel 2024 si accompagnano ora al quadro di incertezza e volatilità dei mercati finanziari, su cui pesano gli annunci in materia di tariffe commerciali».
Proprio in uno «scenario globale connotato da grande incertezza e da rilevanti rischi geopolitici, con le connesse ulteriori potenziali ripercussioni sulle decisioni di spesa e di investimento degli operatori economici e dunque sulle prospettive di sviluppo, resta decisivo il mantenimento dei conti pubblici nel rigoroso sentiero già intrapreso negli ultimi anni e prospettato in ambito europeo per il prossimo futuro» ha aggiunto Flaccadoro.
L’Italia comunque sembra essere sulla giusta strada. Nel prossimo biennio, infatti, il quadro tendenziale a legislazione vigente conferma il percorso di riequilibrio, sottolinea Flaccadoro. con una «flessione dell'indebitamento che raggiunge il 2,8 per cento nel 2026, con conseguente fuoriuscita dalla procedura per disavanzo eccessivo, e il 2,6 nel 2027, per collocarsi al 2,3 per cento nel 2028 in linea con quanto delineato nel Piano strutturale di bilancio a medio termine presentato dal governo nell'autunno scorso e approvato dal Consiglio con la raccomandazione del 21 gennaio».
Il percorso di aggiustamento della finanza pubblica italiano però durerà sette anni. In questa cornice, «sarà decisivo - precisa Flaccadoro - attuare i progetti già inclusi nel Pnrr e, una volta concluso tale Piano, garantire che la spesa per investimenti fissi finanziata con risorse nazionali si mantenga su livelli appropriati». Ciò «ci è richiesto dall'esigenza di conseguire quel rilancio della competitività del Paese che è condizione imprescindibile per il duraturo incremento delle potenzialità di sviluppo e, quindi, per la stessa sostenibilità del debito pubblico nel medio-lungo termine», ha aggiunto.
Preoccupa inoltre il fatto che i versamenti riconducibili alla rottamazione quater abbiano superato le aspettative, toccando i 5,4 miliardi di cui 3,2 erariali. Un risultato che, spiega Flaccadoro, «da un lato, evidenzia una adesione superiore al previsto al momento del varo della legge 197/2022 e, dall'altro, conferma la dimensione, certamente preoccupante, degli omessi versamenti delle somme dichiarate pari, in questo caso, al 49% di quelle già scadute a fine 2024».
Il fenomeno, ha proseguito, «interessa, seppur per importi più contenuti, anche i versamenti di imposte dichiarate rilevate attraverso le procedure di liquidazione automatizzata (non versato oltre l'80%), i controlli documentali (superiore al 70%) e i controlli automatizzati (oltre l'80%)». Si accumula così il «magazzino» dei crediti da riscuotere a mezzo ruoli, determinando un aumento consistente delle posizioni che annualmente si riversano sull'Agente nazionale della riscossione, che non sembra compatibile con l'attuale dimensione organizzativa della struttura.
Va quindi valutata, ha precisato Flaccadoro, la necessità di «potenziare adeguatamente il sistema della riscossione coattiva, consentendo all'Agente nazionale della riscossione di svolgere le azioni necessarie per il recupero del credito, e andrebbe riconsiderata la disciplina degli accertamenti susseguenti all'estinzione delle società, allo scopo di contrastare la prassi di chiudere quelle indebitate con il fisco e proseguire artificiosamente l'attività con una nuova società».
Il procuratore generale della Corte dei conti, Pio Silvestri, nella sua requisitoria orale ha evidenziato due nodi a livello europeo che l’Italia dovrà affrontare nel breve periodo.
In particolare, «il deterioramento della situazione internazionale ha evidenziato l'importanza della pianificazione, programmazione e gestione della spesa militare, che è anche strumento di politica internazionale» e dunque sono richieste riflessioni sul tema delle spese militari. Per l'Italia si tratterà di fare scelte in linea con la partecipazione agli organismi internazionali ma «comunque difficili stante la situazione di deficit di bilancio ancora consistente e il contesto ancora lontano dalla ipotesi di costruzione di un sistema di difesa europea», sottolinea il Procuratore generale.
Quanto alle concessioni balneari, Silvestri auspica che «l'ulteriore congruo periodo di proroga sia effettivamente l'ultimo e che si ponga in essere, nella fase delle gare, una scrupolosa vigilanza per evitare, o almeno contenere, l'infiltrazione della criminalità organizzata nelle procedure». In attesa di una valutazione delle autorità europee si deve notare «la assai scarsa valorizzazione del principio della remuneratività della concessione per l'Ente concedente, principio che - sottolinea Silvestri - non sarebbe certo distonico rispetto alla legislazione di contabilità pubblica, che per i contratti attivi richiede il ricorso al pubblico incanto allo scopo di massimizzare l'introito erariale». (riproduzione riservata)