Coca Cola nella mano destra, un Big Mac in quella sinistra e scarpe Adidas ai piedi. Tutto comprato con la propria carta Visa. In attesa di assistere alle gesta dei calciatori, si può già fare l’identikit del tifoso tipo che sarà presente sugli spalti dei prossimi Mondiali di calcio, al via il prossimo 11 giugno. Infatti, i marchi appena citati sono solo quattro dei 16 sponsor principali che saranno presenti nelle città ospitanti la Coppa del Mondo in Messico, Canada e Stati Uniti. Perché, oltre ai calciatori, anche la Fifa punta ad alzare la sua coppa del Mondo: quella del fatturato. E per questo obiettivo i partner commerciali sono fondamentali. Soprattutto se la competizione si svolge nella patria del marketing, gli States.
Una competizione allargata per la prima volta a 48 squadre partecipanti. La scelta del presidente della Fifa Gianni Infantino è stata fatta per soddisfare le varie federazioni sparse per il mondo in vista di un quarto mandato, ma anche per incrementare il guadagno economico. Se per realizzare il primo obiettivo bisognerà attendere le elezioni del 2027, il secondo può già dirsi raggiunto. La prossima Coppa del Mondo porterà nelle casse della federazione quasi 3 miliardi di dollari provenienti solamente dagli sponsor.
La cifra è approssimativa perché la Fifa, «a causa di clausole di riservatezza, non è in grado di divulgare informazioni finanziarie relative al valore degli accordi commerciali», ha dichiarato un portavoce della Fifa. Ma è sicuro che la cifra finale sarà superiore di quasi un miliardo rispetto agli scorsi mondiali in Qatar nel 2022.
La scelta vincente di Infantino si nota paragonando questa edizione con quelle passate. Nel 2006, gli introiti totali delle sponsorizzazioni si aggiravano sui 600 milioni di dollari. Nel 2010 gli introiti avevano superato il miliardo, mentre tra il 2014 e il 2022 si era arrivati a toccare 1,8 miliardi. Cifre in costante crescita, ma mai come questo mondiale che porterà ad un boost del 55%. La Fifa prevede che il torneo genererà il più alto fatturato da sponsorizzazioni di sempre per un evento sportivo a sé stante.
Le 40 partite in più - grazie alla formula a 48 squadre – sono servite per incrementare anche i costi per ottenere una partnership con la Fifa in vista della competizione. Come detto, la Fifa non rivela i dettagli degli accordi economici, ma secondo le stime degli analisti, i prezzi oscillano tra i 35 e i 200 milioni di dollari a seconda del livello di partnership che si vuole ottenere. «Questo è già il programma commerciale di maggior successo nella storia della Fifa», aveva dichiarato Romy Gai, responsabile commerciale della federazione. Alle aziende, oltre ai diritti commerciali di base, è stata anche concessa la possibilità di pagare di più per degli extra. Ad esempio, la possibilità di stipulare accordi multiregionali.
La Fifa, per questa Coppa del Mondo, ha suddiviso i vari sponsor in tre fasce distinte. Al primo posto ci sono i «Partners», i top brand globali che ottengono i diritti su tutti gli eventi Fifa. Il costo per questo livello si aggira tra i 150 e i 200 milioni di euro per un intero ciclo quadriennale. I posti erano solamente otto e sono stati presi da Adidas (che fornirà il pallone dei Mondiali), Coca Cola, Hyundai-Kia, Visa, Qatar Airways, Aramco, Lenovo e, l’ultimo entrato, il sito di scommesse predittive Adi Predictstreet. Queste aziende, tutte insieme, rappresentano un fatturato di oltre 800 miliardi di dollari.
La seconda fascia, sempre con otto posti disponibili, è quella dei cosiddetti «Sponsor», ovvero brand che hanno ottenuto i diritti solamente per la Coppa del Mondo 2026. In questo livello sono presenti aziende del calibro di Bank of America, Lay’s, McDonald’s, Verizon. Ma anche Ab InBev – la produttrice della birra Budweiser -, Hisense, Mengniu Dairy e Unilever. In totale, il fatturato di queste aziende si aggira intorno ai 450 miliardi di dollari.
Infine, nell’ultima fascia ci sono i brand – denominati «Supporters» - che agiranno solamente su mercati mirati o locali. Ad esempio, uno sponsor di terzo livello è il fondo d’investimento saudita Pif, che sarà il partner ufficiale del torneo in Nord America e in Asia. Un altro sarà la piattaforma Airbnb, sponsor per le prenotazioni dei tifosi solo nel continente americano.
Ma gli sponsor non finiscono qui. Per questa edizione della Coppa del Mondo, la Fifa ha introdotto il programma «Host City Supporters». In pratica, è stato consentito agli organizzatori in ciascuna delle 16 città coinvolte dall’evento di trovare sponsor locali per coprire i costi dell’evento. Ogni città poteva scegliere fino a dieci aziende diverse. L’unica limitazione era che non si poteva fare concorrenza con i partner ufficiali Fifa.
La sconfitta con la Bosnia ha negato alla nostra nazionale di calcio la partecipazione alla Coppa del Mondo. Ma questo non significa che non ci sarà niente di italiano ai Mondiali delle «Americhe». Boggi Milano, la casa di moda famosa in tutto il mondo, sarà il fornitore ufficiale Fifa fino al mondiale femminile del 2027. L’accordo prevede la fornitura di completi formali per tutto il personale della federazione calcistica, nonché per i membri del consiglio della Fifa. La collaborazione prevede anche una capsule collection, lanciata le scorse settimane, dedicata alla Coppa del Mondo 2026. (riproduzione riservata)