«Trump per mesi ha voluto che Maduro saltasse, e si oppone a una presenza militare diretta americana (in Venezuela). Ha ottenuto entrambi gli obbiettivi con una rischiosa e riuscita operazione delle forze speciali.. e otterrà credito per aver rimosso il dittatore ed averlo portato di fronte a un tribunale. E questo senza nessuna reazione concreta presa da altri paesi nella regione o fuori dalla stessa». Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group e analista politico americano fra i più noti, ha reagito così a caldo all’azione militare americana che ha portato all’arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro e della moglie e il loro trasferimento a New York.
Al di là dei doverosi giudizi morali e delle critiche sull’azione delle forze americane, molti interrogativi si aprono sulle possibili conseguenze a livello locale e regionale, e sul quadro politico sia a livello interno negli Usa che internazionale.
Chi governerà adesso il Venezuela? Che reazione avranno alleati di Maduro come la Russia e la Cina, al di là di un prevedibile voto di condanna del consiglio di sicurezza dell’Onu? E negli Usa come reagirà un parlamento che dovrebbe, per legge, approvare ogni azione militare estera e che si trova formalmente scavalcato? Per non parlare della potenziale reazione dei mercati petroliferi, per quanto ormai fra embargo e altro la produzione venezuelana di greggio sia da tempo molto ridotta rispetto al passato.
L’azione americana, che probabilmente non a caso avviene nella stessa data in cui 1990 gli Usa (con l’allora presidente Bush) arrestarono il dittatore di Panama Manuel Noriega, non è una sorpresa né nei tempi né nella sostanza. L’amministrazione Trump da mesi ha attaccato in mare aperto imbarcazioni partite dal Venezuela sostenendo che trasportavano droga verso gli Usa. Dal Venezuela, e negli Usa, molti hanno ribattuto che il vero obiettivo americano è quello del controllo degli asset petroliferi del paese. Ovvero che il traffico di droga è un pretesto.
L’azione contro il Venezuela, sostiene l’analista politico di Strategas da Washington Dan Clifton, «ha un obiettivo più ampio: rafforzare l’emisfero occidentale e bloccare la potenziale inflienza russa e cinese nella regione». La Cina ricorda lo stesso analista, è il primo beneficiario del greggio venezuelano. Lo stesso Clifton ricorda che, nel descrivere a caldo l’operazione, il segretario di stato americano «ha sostenuto che non prevede altre azioni militari ora che Maduro è stato arrestato», ma resta da capire se quel che resta della leadership venezuelana come la vicepresidente Delcy Rodriguez manterrà il controllo del paese, o se i leader dell’opposizione all’estero – come la recente vincitrice del Nobel per la pace Maria Corina Machado – saranno i nuovi leader. Sicuramente è troppo presto per fare previsioni.
Al Senato Usa solo due repubblicani si sono opposti di recente alle azioni dell’amministrazione legate al Venezuela e soprattutto all’uccisione di civili nelle imbarcazioni colpite dagli Usa, e il segretario di Stato Marco Rubio ha incontrato 23 volte in 4 mesi i senatori delle maggioranza repubblicana per presentare la strategia americana nei confronti del governo di Caracas. Il leader repubblicano del senato John Thune ha parlato ieri apertamente «dell’esecuzione di un valido mandato di cattura del dipartimento di giustizia americano». I democratici al Congresso contesteranno sicuramente l’azione del presidente americano, soprattutto nella forma. In Occidente l’azione americana genera ovviamente polemiche e contestazioni per la sua unilateralità che scavalca parlamenti e organismi multilaterali. Ma porterà a reazioni concrete a livello internazionale? Troppo presto per dirlo.
Quanto ai mercati petroliferi la reazione iniziale, nel mezzo di un weekend semifestivo, è per ora blanda. Ma anche qui saranno i dettagli futuri a dettare la reazione dei mercati finanziari e di quelli petroliferi. (riproduzione riservata)