Dinamismo ed efficienza. È così che il settore energy & utility italiano ha affrontato gli ultimi cinque anni, privilegiando operazioni di piccola taglia, spesso sotto i 50 milioni di euro, alternate però a grandi deal strategici. Le attività, sostiene un’indagine di EY-Parthenon, hanno alimentato un processo di consolidamento attraverso operazioni di roll-up, con fusioni che nei prossimi anni dovrebbero diventare più selettive.
Dal 2021 al 2022, col raggiungimento della grid parity - quando cioè l’energia prodotta da fonti rinnovabili ha raggiunto un costo pari o inferiore a quello dell’energia elettrica acquistata dalla rete nazionale - i deal hanno riguardato principalmente le fonti non fossili. Da qui è partito un consolidamento che ha visto l’ingresso nella partita da parte di utility nazionali, investitori esteri e fondi infrastrutturali in un mercato storicamente frammentato, spinta che ha avuto come conseguenza anche quella di accrescere il valore degli asset.
Nel biennio 2023-2025 la diversificazione degli investimenti si è fatta anche qualitativa, come dimostra il crescente interesse verso asset complessi e tecnologici come le infrastrutture gas e lng, unito ai sistemi di accumulo energetico (bess), alle reti intelligenti e alla digitalizzazione dei servizi.
In questo contesto le rinnovabili hanno attratto il 53% delle operazioni complessivamente annunciate, percentuale che è tuttavia scesa al 24% considerando solo le operazioni effettivamente finanziate (per 3 miliardi). La preferenza è andata a solare fotovoltaico ed eolico, mentre l’idroelettrico ha registrato meno appeal. Le operazioni spesso non hanno riguardato un singolo impianto di potenza contenuta, ma interi portafogli di siti, con potenze molto grandi. Inoltre hanno interessato i cosiddetti greenfield, impianti ancora su carta.
Il boom è stato giustificato dall’aumento del prezzo dell’energia sul mercato all’ingrosso: quando è salito, gli impianti di rinnovabili sono diventati ancora più interessanti perché i loro costi di produzione nel tempo non sono aumentati nella stessa misura.
Ad aver avuto un maggior peso economico nel periodo 2023-2025 è stato il comparto del gas e lng, che ha attratto la quota più significativa dei volumi finanziari (circa il 65% nel 2025) grazie a deal di grandi dimensioni orientati alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla creazione di piattaforme integrate.
Dal 2021 al 2025 le grandi multiutility italiane hanno infine avviato una profonda rotazione di portafoglio, dismettendo attività non strategiche per rafforzare le competenze multi-servizio e incrementare la generazione green.
Quanto al 2026, commenta Giacomo Chiavari, industrial & energy Leader di EY Parthenon Europe Westel «ci aspettiamo un contesto più selettivo ma non meno dinamico: l’evoluzione del quadro regolatorio, l’andamento delle commodity e dei mercati più rilevanti e lo sviluppo delle tecnologie legate all’energy transition saranno i fattori chiave che orienteranno le strategie degli operatori e la nuova fase di sviluppo e consolidamento del settore». (riproduzione riservata)