Stato, mercati, concorrenza e innovazione. Sono questi i quattro punti cardinali del pensiero, orientato alla ricerca di un equilibrio tra intervento pubblico e libertà economica, di Guido Stazi, il tecnico scelto dal governo Meloni per guidare la Consob. Dopo quattro mesi di stallo, l’esecutivo ha trovato l’intesa puntando sulla continuità istituzionale e sull'esperienza: dall'Antitrust alla Consob, passando per l'Agcom, Stazi ha infatti attraversato i principali snodi della vigilanza italiana, costruendo un profilo che unisce competenze giuridiche, economiche e una particolare attenzione alle sfide poste dall'intelligenza artificiale e dai Big Tech.
Il successore di Paolo Savona, compirà 69 anni il prossimo 27 luglio e ha trascorso gran parte della sua vita ad Ostia. Cresciuto nelle case Lamaro ha anche giocato a lungo a basket, fino a competere in serie C. Questo non lo ha distolto dagli studi. Dopo la laurea in giurisprudenza a La Sapienza di Roma, è stato assistente di Politica economica presso lo stesso Ateneo (il titolare di cattedra era Franco Romani) e di Scienza delle finanze alla Luiss, e ha poi insegnato Economia e politica della concorrenza all'Università di Siena.
È rimasto tra i collaboratori di Romani anche quando nel 1986 l'allora ministro dell'industria, Valerio Zanone, lo indicò nella Commissione per lo studio della concorrenza, che fu alla base della legge che portò alla nascita in Italia dell'Antitrust. Proprio quell’Autorità di cui Stazi ha salito diversi gradini, e che ora è guidata da un altro tecnico come Saverio Valentino. Da funzionario l’allievo di Romani è diventato dirigente (responsabile del Comitato valutazione economiche), poi direttore e infine segretario generale nel 2022. L’economista conosce bene anche altre autorità indipendenti: è stato capo di gabinetto dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (dal 2005 al 2012) e segretario generale della Consob dal 2013 al 2017, sotto la guida di Giuseppe Vegas.
Stazi ama la scrittura ed è stato autore di articoli e volumi in materia di antitrust, regolazione, economia digitale nonché editorialista di MF-Milano Finanza. Proprio attingendo dai commenti a sua firma su questo giornale si possono cogliere le direttrici del suo pensiero, che sicuramente porterà con sè alla Consob, in un momento movimentato per la finanza italiana tra riforme, prospetti opa da autorizzare e risiko bancario. Einaudiano convinto, a 150 anni dalla nascita del «grande economista e politico liberale» ha voluto citarlo ribadendo che «c’è un elemento di paradosso nel proporre in una società liberale una legge, un intervento dello Stato, a tutela della concorrenza». Ma in un Paese come l’Italia «di antica tradizione politica e culturale statalista e in cui, come diceva Luigi Einaudi, spesso era lo Stato a favorire la nascita di monopoli», l’attività dell’Agcm ha «molto contribuito alla modernizzazione e alla liberalizzazione del Paese, operando per creare e mantenere contesti competitivi per le imprese, per le professioni e per i servizi, condizione necessaria per l’innovazione e lo sviluppo economico e, in definitiva, per il benessere dei consumatori».
Sulla stessa onda, Stazi ha più volte sottolineato come «la dialettica tra Stato e mercato di carattere politico, economico, sociale e culturale, sia la matrice del mondo moderno» ma, allo stesso tempo, «il concetto di concorrenza, inteso come contesa sociale ed economica che interessa gli affari privati ma anche la cosa pubblica, è da sempre l’anima della società». E questo pensiero ha attraversato tutte le epoche storiche: dagli antichi greci e romani fino ad Adam Smith, alle leggi statunitensi e alle regole dei mercati finanziari.
Proprio su quest’ultimo punto, ha ragionato Stazi sempre sulle pagine di Milano Finanza, visto che alla fine dell'Ottocento negli Stati Uniti fu varata la prima legge Antitrust («per impedire che imprese troppo grandi monopolizzassero i mercati e, tramite l'accumulo di enormi ricchezze, accrescessero le diseguaglianze e condizionassero la democrazia») oggi fa specie che proprio gli Usa stiano trattando con maggior benevolenza «l'inarrestabile crescita delle grandi piattaforme digitali, cioè la manifestazione più totalizzante, inedita e pericolosa del monopolio che la civiltà occidentale abbia mai conosciuto». Che impatta, inevitabilmente, anche sulle borse.
Come Savona, anche Stazi si è espresso sulla tecnologia dell’innovazione, l’AI: «Occorre mantenere mercati aperti, equi e contendibili per garantire che le nostre economie beneficino dell’innovazione che l’intelligenza artificiale può contribuire a creare».
Tutti questi pensieri, stando a chi lo conosce e a ci ha lavorato insieme, si intrecciano a un carattere semplice, incline alla mediazione e al confronto. Serve aspettare l’ufficialità della sua nomina (per cui è attesa l’audizione presso le commissioni Finanze di Camera e Senato, e un decreto ad hoc del presidente della Repubblica) per conoscere le priorità che si darà nel suo mandato settennale per tutelare la borsa. Ma una traccia già esiste. (riproduzione riservata)