Arriva la proposta della Commissione Europea per modernizzare e armonizzare le norme europee sulle reti di telecomunicazioni tramite il Digital Networks Act (Dna), presentato dalla commissaria Henna Virkkunen.
L’obiettivo, come è stato spiegato in un comunicato, è «creare le condizioni affinché gli operatori investano nella diffusione di reti mobili e in fibra ottica avanzate» in grado di abilitare «tecnologie innovative, come l'intelligenza artificiale e il cloud e la diffusione capillare di una connettività avanzata per i cittadini e le imprese in tutta l'Ue». Condizioni che sono «alla base della competitività dell'Europa»
La proposta si pone una serie di obiettivi: facilitare la fornitura di servizi da parte delle imprese in tutta l’Ue, con l'obbligo di registrazione in un solo Stato membro attraverso un singolo passaporto Ue; incentivare la creazione di servizi di comunicazione satellitare paneuropei con un’autorizzazione dello spettro a livello europeo, invece che nazionale; aumentare la coerenza normativa nell'autorizzazione nazionale dello spettro, concedendo quindi agli operatori licenze di più lunga durata, e incentivare la condivisione dello spettro tra gli operatori.
Infine introdurre un meccanismo di cooperazione volontaria tra i fornitori di connettività e altri attori, quali i fornitori di applicazioni di contenuti e di servizi cloud.
Altro grande tema affrontato dal Digital networks act è lo switch-off del rame. La Commissione introduce dei piani nazionali di transizione obbligatori, per garantire il graduale passaggio alla fibra ottica tra il 2030 e il 2035. Per questo gli stati membri dovranno presentare i loro piani nazionali nel 2029.
Il processo dovrà essere accompagnato da misure di salvaguardia dei consumatori, come l’informazione continua e la garanzia della continuità del servizio.
Il Dna modernizza il quadro normativo, con una conseguente riduzione degli oneri amministrativi e degli obblighi di comunicazione. In modo, secondo l’idea della Commissione Ue, le imprese potranno concentrare le proprie risorse sugli investimenti e sull'innovazione.
In parte vengono dare anche indicazioni per favorire il consolidamento del settore indicate da Draghi e Letta, anche se non in modo particolarmente dettagliato. Stando alla nota rilasciata, il Dna vuole consentire «una maggiore flessibilità per le relazioni business-to-business, mantenendo al contempo un elevato livello di protezione dei consumatori».
Non a caso Connect Europe, l’associazione che rappresenta i principali fornitori di connettività in Europa tra cui Tim, ha chiesto più incisività sul tema. In una nota, l’associazione sostiene che «il disegno di legge sembra essere una continuazione dello status quo, privo di proposte trasformative per promuovere gli investimenti tanto necessari» e perciò invita «a ristabilire il livello di ambizione stabilito dalle relazioni di alto livello di Enrico Letta e Mario Draghi, ponendo fermamente semplificazione, armonizzazione, innovazione e competitività al centro di questa riforma».
La palla ora passa al Parlamento Ue e al Consiglio europeo, che dovranno analizzare la proposta.
Open Fiber ha accolto con favore il passo in avanti dell’Europa sul tema dello switch-off della rete in rame. Il gruppo guidato dal ceo Giuseppe Gola, in una nota, ha spiegato che la proposta del Dna rappresenta «un primo passo verso la modernizzazione del settore delle tlc europeo, grazie a un quadro normativo più chiaro e orientato ad accelerare la trasformazione digitale dell’Ue».
In particolare è ben vista l’introduzione di «un obiettivo di policy per lo switch-off» che «può favorire la realizzazione di ulteriori investimenti infrastrutturali» e «valorizzare un asset strategico» come la rete Ftth costruita da Open Fiber stessa. (riproduzione riservata)