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Con tregua in Iran petrolio sotto 100 dollari e gas -15%. Festeggiano rame e alluminio, ma il cessate il fuoco reggerà?
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Con tregua in Iran petrolio sotto 100 dollari e gas -15%. Festeggiano rame e alluminio, ma il cessate il fuoco reggerà?

08 aprile 2026, 10:35 Ultimo aggiornamento: 17:27

Il prezzo del petrolio va sotto 100 dollari e quello del gas sotto 50 euro a dimostrazione di quanto rischio geopolitico fosse incorporato nei prezzi. Ma i trader restano molto cauti in attesa di un accordo definitivo tra Stati Uniti e Iran

Il prezzo del petrolio cade sotto quota 100 dollari al barile dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha concordato un cessate il fuoco di due settimane con l’Iran, un accordo soggetto alla riapertura immediata e sicura dello Stretto di Hormuz, avvenuta solo nella prima parte della giornata visto che nel tardo pomeriggio il transito delle petroliere attraverso lo Stretto è stato interrotto a causa degli attacchi israeliani contro il Libano. 

I delegati americani e iraniani sono stati invitati a incontrarsi a Islamabad venerdì 10 aprile per negoziare un «accordo conclusivo», ha detto il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif su X.

In attesa di una pace definitiva in Medio Oriente i futures sul Brent flettono del 13,13% a 95,12 dollari al barile e quelli sul Wti del 15,4% a 95,56 dollari al barile, ma rimangono superiori del 20% rispetto all’inizio della guerra. Anche i prezzi dei prodotti raffinati calano con i futures sul diesel europeo di riferimento in discesa del 23%, la contrazione più rilevante in oltre quattro anni. La guerra Usa-Israele con l’Iran ha visto il più ripido aumento mensile dei prezzi del greggio nella storia a marzo, di oltre il 50%.

Il dietro front di Trump è arrivato poco prima della scadenza dell’ultimatum per l’Iran di aprire lo Stretto di Hormuz, dove transita il 20% del petrolio mondiale. Più in dettaglio dal canale, come ha  riferito l’8 aprile una portavoce della Commissione Europea, dallo Stretto transita l'8,5% del gas naturale liquefatto importato dai Paesi della Unione Europea, il 7% di petrolio greggio e raffinati, prevalentemente da Iraq, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti e il 40% di diesel e carburanti per l'aviazione. Quindi è uno snodo molto importante.

«Tuttavia il cessate il fuoco appare fragile e il cambiamento dell’ultimo minuto da parte dell’amministrazione statunitense, che ha accettato di discutere i termini proposti dall’Iran, non significa ancora che sarà in vigore un accordo più duraturo una volta terminato il cessate il fuoco di due settimane», commenta Ricardo Evangelista, analista senior di ActivTrades.

L'impatto del cessate il fuoco sui mercati energetici

«In un mercato a corto di notizie positive, l’effetto del cessate il fuoco si è riflesso in maniera ampia: vendita immediata sul petrolio, con il greggio sotto i 100 dollari, a dimostrazione di quanto rischio geopolitico fosse incorporato nei prezzi del petrolio e quanto rapidamente possa ridursi quando emerge un percorso credibile di de-escalation», sottolinea Josh Gilbert, analista di Etoro.

«La direzione ulteriore dei prezzi dipenderà dal fatto che i colloqui si traducano in un accordo duraturo e in una normalizzazione sostenuta dei flussi attraverso lo Stretto, con la probabilità che la volatilità persista durante i negoziati più avanti questa settimana», spiegano gli strategist di Ing.

Per altro, anche con un accordo di pace, avverte Saul Kavonic, analista di Mst Marquee, «l’Iran potrebbe sentirsi incoraggiato a minacciare lo Stretto più frequentemente in futuro, e il mercato incorporerà un rischio maggiore per questo canale importante più avanti».

Trump ha detto che gli Stati Uniti hanno ricevuto una proposta in 10 punti dall’Iran, una base per negoziare. «È un buon inizio e potrebbe aprire la strada a una riapertura più permanente, ma ci sono ancora molti se da risolvere», sostiene Tony Sycamore, analista di Ig.

Per Jason Schenker, presidente e capo economista di Prestige Economics Llc, è necessario qualcosa di veramente straordinario per far tornare il prezzo del petrolio sotto quota 80 dollari al barile. E avverte: «qualsiasi cosa vada male nei colloqui di pace potrebbe rapidamente fare tornare il greggio sopra 100 dollari».

Le prospettive per l'inflazione e i rischi futuri

Certamente i prezzi del petrolio più bassi rappresentano un fattore positivo. Alleggeriscono la pressione sui consumatori, attenuano le aspettative di inflazione e rimuovono uno dei principali fattori avversi che hanno gravato sulle azioni nelle ultime settimane. Ma per Gilbert è importante «che gli investitori non corrano troppo avanti. Abbiamo già visto Trump fissare e prorogare scadenze più volte in passato, e una finestra di due settimane non rappresenta una soluzione permanente. Il rialzo degli asset di rischio è coerente con le notizie, ma per consolidarsi dovrà essere supportato da progressi concreti nei negoziati. Se le rotte marittime verranno riaperte e il petrolio tornerà a livelli normali, ciò potrebbe rappresentare un punto di svolta per i mercati globali. In caso contrario, se le due settimane trascorressero senza un accordo, è probabile attendersi un’inversione brusca e severa di questo rally di sollievo».

Cade anche il gas, il nodo dell'hub di Ras Laffan

Anche il gas naturale europeo crolla del 14,9% a 45 euro a megawattora, il più grande calo giornaliero in oltre due anni. I cambiamenti frenetici delle posizioni da parte degli hedge fund e di altri speculatori hanno amplificato la volatilità del gas europeo, con scommesse long record accumulate prima dell’accordo per un cessate il fuoco in Iran. Ma i trader restano cauti, in attesa di segnali più chiari che l’accordo regga.

«Finora è cambiato poco a livello fondamentale», dichiara Tom Marzec-Manser, esperto di Wood Mackenzie. «A parte le navi cariche di gas naturale liquefatto intrappolate all’interno del Golfo, che potrebbero ancora avere difficoltà a partire se lo Stretto non viene veramente aperto, è il riavvio di Ras Laffan in Qatar che conta davvero», ha aggiunto, riferendosi al più grande hub di gas naturale liquefatto del mondo, danneggiato dagli attacchi nelle ultime settimane.

E comunque, anche se QatarEnergy iniziasse a riavviare Ras Laffan all’inizio di maggio, ci vorrà fino alla fine di agosto affinché le sue 12 linee operative tornino a pieno regime. Altre due sono state danneggiate da missili iraniani e le riparazioni potrebbero richiedere fino a cinque anni, ha detto il Qatar.

Intanto, però, sono in lenta ripresa le scorte di gas in Europa a una settimana dall'inizio della stagione degli stoccaggi, partita lo scorso 1 aprile. Il dato è salito da meno del 28% a 316,7 TWh al 28,61% a 323,61 TWh, con un incremento giornaliero dello 0,2%. In Italia le scorte sono cresciute dal 43,24% a 87 TWh al 43,61% a 88,7 TWh. L'obiettivo dell'Ue per il 2026 è di raggiungere l'80% degli stoccaggi entro il 31 ottobre, mentre l'Italia punta ad almeno il 90%

Festeggiano i metalli industriali

Tra le altre materie prime è il rame a festeggiare la tregua tra Stati Uniti e Iran, sale al massimo delle ultime tre settimane: +2,7% a 12.672 dollari a tonnellata alla London Metal Exchange. Anche l’alluminio, il metallo più direttamente influenzato dalle preoccupazioni di approvvigionamento durante il conflitto in Medio Oriente, si apprezza dello 0,7% a 3.499 dollari. Il Medio Oriente rappresenta circa un decimo della produzione mondiale di questo metallo e le spedizioni sono state influenzate dalla quasi chiusura dello Stretto e dagli attacchi iraniani sugli impianti gestiti da Aluminium Bahrain Bsc e Emirates Global Aluminium Pjsc. (riproduzione riservata)



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