Marcus non farà la fine di Finn. Così nel 2019 si esprimeva scaramanticamente Omer Ismail, il responsabile consumer business di Goldman Sachs. Non si stava riferendo a due individui in carne e ossa, ma a due banche digitali per cui Wall Street aveva nutrito grandi speranze: la Marcus di Goldman e la Finn di Jp Morgan.
Le mosse di Goldman Sachs
La seconda ha chiuso i battenti proprio quell'anno, mentre nei mesi scorsi Goldman ha deciso di annettere Marcus alla propria divisione di wealth management. All'inizio di quest'anno poi il colosso guidato da David Solomon ha annunciato che l’intero business fintech (denominato Platform Solutions, che gestisce anche le partnership sulle carte di credito con Apple e General Motors) ha perso oltre tre miliardi di dollari dal 2020, praticamente la capitalizzazione di una media banca italiana.
Il flop di Wells Fargo
Nel frattempo un altro big della finanza Usa, Wells Fargo, ha deciso di mettere in stand-by Greenhouse, la app mobile che avrebbe dovuto raggiungere fasce di clientela giovani o giovanissime e allargare in tal modo la base potenziale di ricavi. Già nel 2020 infatti il gruppo ha deciso di smettere di accettare nuovi utenti sull'applicazione. Curiosamente tutti questi flop sono arrivati in un periodo di forte espansione per le nuove tecnologie, quello cioè a cavallo della pandemia che ha registrato un boom senza precedenti per le attività di ecommerce e di mobile banking. Un cambio di paradigma che ha spinto il sistema finanziario ad aumentare la potenza di fuoco nei canali digitali, negli Usa come in Europa. Gli ultimi piani industriali delle due principali banche italiane per esempio, Intesa Sanpaolo e Unicredit, pongono un forte accento sulla tecnologia e sul fintech.
La ricetta magica che non c’è
La spiegazione su cui molti osservatori concordato è che, sebbene il digitalizzazione sia oggi la chiave del successo per una banca, pochi ceo hanno trovato la ricetta magica. Molti istituti anglosassoni, partiti prima degli altri nel processo di innovazione, stanno sperimentando soluzioni diverse e non si fanno problemi ad accantonare strategie poco efficaci. Come detto, la prima a fare marcia indietro è stata Jp Morgan che, dopo aver arricchito Finn con molteplici strumenti come conti online e programmi di risparmio automatico, si è accorta degli scarsi risultati raggiunti. La nuova banca digitale che avrebbe dovuto fare breccia nella clientela retail, soprattutto tra i millennials, ha guadagnato in un anno appena 232 mila clienti. Un risultato molto inferiore alle aspettative del gruppo di Jamie Dimon, che ha quindi scelto di sospendere l'iniziativa.
Anche Marcus è stata un passo falso per Goldman che, come la rivale, coltivava la forte ambizione di diversificare la base di clientela. Con appena mille dollari sul conto un utente avrebbe potuto investire in portafogli automatizzati con commissioni molto più accessibili rispetto a quelle richieste dagli intermediari tradizionali.
I modelli di business insostenibili
«La ragione di questi flop sta spesso nella sostenibilità del modello di business, soprattutto in termini di conto economico», spiega Luca Penna, consulente di Bain & Company ed esperto delle dinamiche del sistema bancario. «L’offerta di alcune banche totalmente digitali è basata su prodotti retail a basso valore aggiunto e, quindi, basso rendimento. L’obiettivo è quello di acquisire nuova clientela facendo leva su politiche di prezzo molto competitive e traghettare poi quella clientela verso prodotti e servizi di alta gamma e quindi più redditizi per la banca. Se però il passaggio non riesce o riesce solo parzialmente, il conto economico inizia a risentirne», spiega Penna.
Il problema del credito
«Un ulteriore problema viene dal rischio di credito. La completa automatizzazione dei processi di affidamento non sembra ancora in grado di garantire una buona qualità dell’attivo, soprattutto quando si entra in fasi recessive», commenta Penna. Alle perdite legate agli scarsi ricavi si sommano così quelle dovute alle svalutazioni del portafoglio crediti e il quadro si rivela presto insostenibile, soprattutto per public company esposte trimestre dopo trimestre al giudizio implacabile dei mercati.
I casi di successo
Non bisogna però generalizzare. Per quanto rari i casi di banche digitali di successo non mancano sui due lati dell’Atlantico. La brasiliana Bradesco ha per esempio lanciato la fortunata iniziativa Next, mentre la tedesca Commerzbank ha scelto di creare un nuovo brand (mBank) per espandersi sul mercato polacco. Altri gruppi fanno leva per lo più su alleanze mirate con il mondo fintech per arricchire con soluzioni specifiche la propria gamma di prodotti e servizi. «Quello che osserviamo nei casi di successo è che l’offerta viene chirurgicamente orientata verso segmenti e geografie molto precise, evitando proposizioni troppo generaliste che si esporrebbero più facilmente al rischio di insuccesso», spiega Penna. La lezione è chiara, soprattutto dopo gli ultimi flop, e potrebbe presto aprire la strada a nuove iniziative. (riproduzione riservata)