Nel prossimo anno gli occhi degli investitori saranno ancora puntati sull’andamento dell’inflazione. Il carovita sarà il termometro con il quale le Banche centrali misureranno lo stato delle economie e decideranno i prossimi passi di politica monetaria. Secondo Björn Jesch, global chief investment officer di Dws, gli istituti “manterranno i tassi di interesse elevati più a lungo di quanto i mercati si aspettino”: nel 2023 la Federal Reserve porterà i tassi di riferimento tra il 5% e il 5,2%, mentre la Banca centrale europea potrebbe fermarsi al 3%. Nessun taglio idei tassi n vista per i prossimi dodici mesi, quando l’inflazione “dovrebbero scendere, rimanendo comunque a un livello elevato (6% nell’Eurozona e 4,1% negli Stati Uniti)”. Il timore di una recessione imminente aleggia sui mercati ma, secondo gli strategist di Dws, alcuni investimenti potrebbero battere il carovita.
“Quando le restrizioni per il Covid saranno eliminate, i titoli azionari cinesi dovrebbero ricevere una spinta significativa”. Lo afferma Sean Taylor, responsabile investimenti mercati Apac (Asia Pacifico) di Dws, aggiungendo che il processo “non succederà da un giorno all’altro, ma nel corso del prossimo anno potremo assistere a un certo rialzo”. Guardando anche agli altri mercati emergenti, l’indebolimento del dollaro e l’allentamento dell’inflazione avranno un effetto positivo nel breve termine. E gli operatori potrebbero trovare in questi mercati opportunità “scontate”, dato che il rapporto prezzo/utili è attualmente a 10,5, ben al di sotto della media degli ultimi dieci anni (14,2).
Entrando nel dettaglio dei singoli Paesi, India e Indonesia dovrebbero beneficiare dalla riapertura dell’economia e dalle prospettive di forte crescita strutturale. Sempre per Taylor, un’altra occasione è la Corea del Sud, dove il mercato azionario ha ripreso vigore tra settembre e ottobre, trainato soprattutto dai titoli dei semiconduttori e delle batterie. L’esperto però mette in guardia gli investitori: “l’economia cinese deve riprendere slancio prima di decidere di sovrappesare i mercati emergenti in portafoglio”.
Anche il Giappone, con il suo mercato azionario tradizionalmente difensivo, è un buona alternativa di diversificazione. Per gli esperti, l’apertura delle frontiere cinesi potrebbe sostenere gli investimenti nel Pese del Sol Levante, dato che circa il 45% dei profitti del Giappone è generato da attività cinesi. Tuttavia, dal Giappone gli analisti non si aspettano uno sviluppo così dinamico come per gli altri Paesi asiatici, dove il potenziale di recupero è molto ampio. D’altra parte, il rischio di uno scivolone dei titoli nipponici è significativamente inferiore rispetto a quelli dei mercati emergenti.
C’è una classe di investimenti attivi che sta tornando in auge. Per Thomas Höfer, head investment grade credit di Dws, “le obbligazioni societarie europee con un buon rating – le cosiddette investment grade, ndr. – offrono attualmente rendimenti di poco inferiori al 4%, un livello che abbiamo visto l’ultima volta più di dieci anni fa”. A fronte di rischi tutto sommato gestibili, per Höfer le prospettive dei bond corporate sono “estremamente positive”. L’imminente recessione è già prezzata nei premi sui tassi d’interesse, spiega l’esperto, e i bilanci della maggior parte delle società sono molto più solidi di quanto non fossero durante altre fasi di contrazione economica. Intanto, sul fronte del credito, non dovrebbero esserci rischi eccessivi in vista. Nel mirino degli investitori potrebbero rientrare anche le obbligazioni bancarie senior e le obbligazioni societarie ibride che offrono rendimenti del 6-7%. Interessanti, anche se più rischiosi, i bond high yield in euro che attualmente rendono il 7,3%.
“Dopo che quest’anno l’aumento dei tassi d’interesse ha messo sotto pressione le valutazioni, l’anno prossimo l’andamento degli utili societari avrà un ruolo decisivo” sul mercato azionario del Vecchio continente. Lo sostiene Marcus Poppe, portfolio manager global equities di Dws, che sottolinea come in questo preciso momento storico le aziende siano posizionate molto meglio per affrontare la lieve recessione in arrivo rispetto a quanto non lo fossero durante la crisi finanziaria del 2008. Tuttavia, a differenza dei mercati emergenti, in Europa “le opportunità di prezzo sono moderate. Non ci aspettiamo una ripresa pronunciata su tutta la linea – prosegue Poppo – ed è dunque decisiva la selezione dei settori giusti e, all’interno di questi, dei singoli titoli più promettenti”. Per l’esperto sono da monitorare le aziende del settore sanitario e industriale, che presentano modelli di business basati sull’efficienza energetica.
La stretta monetaria degli ultimi tempi non ha risparmiato il settore immobiliare. Come sottolinea Jessica Hardman, head of European real estate portfolio management di Dws, “il vantaggio di rendimento degli investimenti immobiliari rispetto ai titoli di Stato decennali si è ridotto significativamente”. Ma l’esperta crede che per gli appassionati del mattone sia giunto il momento della rivalsa: nel 2023 il divario di rendimento rispetto ai bond governativi dovrebbe invertirsi. Anche il segmento degli immobili residenziali appare promettente agli occhi degli analisti di Dws. La domanda dei residenti europei è ancora elevata e l’offerta continua a scarseggiare. “La decarbonizzazione e digitalizzazione nei settori dei trasporti pubblici, dell’energia e dell’economia circolare aprono interessanti opportunità di investimento difensivo per gli investitori nel settore delle infrastrutture”, conclude Hardman. (riproduzione riservata)