Niente golden power su Comau. Dopo Magneti Marelli, un altro gioiellino dell’industria italiana e della filiera automotive dell’ex galassia Fiat finisce sotto proprietà straniera. Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, salvo sorprese dell’ultima ora, il governo non eserciterà il veto sull’acquisizione del 51% del leader dell’automazione industriale da parte del fondo statunitense One Equity Partners. Comau è la controllata (al 100%) di Stellantis che opera nel settore delle quattroruote, per il quale sviluppa e fornisce soluzioni per giunzioni, assemblaggio e lavorazione meccanica per veicoli tradizionali ed elettrici e sistemi di produzione robotizzati, comprese le soluzioni di robotica indossabile.
A fine luglio, in base agli accordi di fusione presi nel 2021 da Fiat-Chrysler con i francesi di Peugeot (accordi che prevedevano uno spin-off di Comau), Stellantis aveva annunciato la cessione del controllo del gruppo presieduto da Alessandro Nasi e guidato da Pietro Gorlier a One Equity, restando nel capitale con il 49%. Mossa che aveva provocato la reazione non solo dei sindacati - preoccupati per il futuro dei 3.800 lavoratori (700 in Italia) del gruppo - ma soprattutto del ministro delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) Adolfo Urso che aveva subito agitato lo spettro del golden power.
Così sempre a fine luglio, mentre aveva avviato le valutazioni del caso sulla disciplina del golden power, Palazzo Chigi era anche corso ai ripari chiamando Cdp Equity per valutare l’ingresso del braccio finanziario del Tesoro nel capitale di Comau, un gruppo da oltre 1,1 miliardi di euro di fatturato i cui ricavi arrivano per circa il 90% dal settore delle quattoruote. Un’operazione di sistema a doppia tutela dei brevetti e delle tecnologie dell’automazione industriale targate Comau e a sostegno anche della filiera dell’automotive messa a dura prova dalla crisi di Stellantis e dei carmaker tedeschi. Proprio com’era avvenuto in occasione del progetto Italia, quando con l’ingresso nel capitale di Webuild Cdp Equity era intervenuta nel 2019 a supporto dell’intero settore delle costruzioni.
In questi ultimi due mesi in Via Goito hanno studiato l’investimento in Comau, a stretto contatto con Tesoro e Mimit, ma alla fine Palazzo Chigi, dopo aver aperto la procedura per il golden power, ha deciso di non entrare a gamba tesa sulla cessione da parte di Stellantis. Il progetto dell’ingresso di Cdp Equity è così sfumato in queste ore. Il veto a One Equity Partners era il presupposto per spalancare l’acquisto del 51% di Comau da parte di Cassa, pronta all’investimento. Secondo alcune fonti, il governo non se la sarebbe sentita di bloccare la vendita al fondo di private equity americano, proprio mentre corteggia gli investitori a stelle e strisce come Blackrock, Microsoft o l’uomo più ricco del mondo Elon Musk, che vuole portare in Italia Starlink.
Risalgono alla scorsa settimana gli incontri della premier Giorgia Meloni con il numero uno di Blackrock, Larry Fink e il vicepresidente di Microsoft Brad Smith, a pochi giorni dal faccia a faccia con Sam Altman (che ha siglato un accordo tra OpenAI e Cdp), avvenuto dopo il premio dell’Atlantic Council a New York. Programmato nel 2021 e poi rinviato più volte, per lo scorporo di Comau il presidente di Stellantis John Elkann aveva anche studiato lo sbarco del gioiellino dell’automazione a Piazza Affari. Ma, proprio come avvenuto per Marelli, di fronte a un’offerta irrinunciabile a Torino hanno optato per la vendita. (riproduzione riservata)