La Bce non dovrebbe focalizzarsi troppo sui salari e deve essere pronta a tagliare i tassi con rapidità. Lo ha indicato ieri Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo Bce, in un convegno a Bruxelles. «Un’eccessiva attenzione all’andamento dei salari a breve termine potrebbe non considerare in pieno che la crescita dei salari può - e deve - avvenire affinché la ripresa dell’Eurozona, attualmente fragile, si consolidi». Se l’economia non dovesse riprendersi, ha aggiunto, «ciò eserciterebbe meccanicamente una pressione al ribasso sulla crescita della produttività o sull’occupazione».
Cipollone ha così evidenziato che ci sono rischi non solo per una crescita eccessiva degli stipendi (che si rifletterebbe sull’inflazione), ma anche per un incremento troppo basso delle retribuzioni (che peserebbe sull’economia). I salari sono decisivi in questa fase per il recupero della domanda e per il rafforzamento dei bilanci delle famiglie su cui potrebbe pesare sempre più la stretta creditizia.
A fronte di questo scenario, per la Bce il processo di disinflazione è meno incerto dopo i dati più recenti e l’inversione dello shock sui prezzi dell’energia: «Siamo sempre più convinti che l’inflazione convergerà verso il 2% entro la metà del 2025», ha detto Cipollone. I falchi del consiglio Bce spingono per rinviare il più possibile il taglio dei tassi, in modo da essere sicuri al 100% su salari e inflazione.
Per l’ex vicedirettore generale di Bankitalia, al primo intervento di politica monetaria da quando è nel consiglio Bce, l’attesa di ulteriori dati è «un’ulteriore assicurazione contro i rischi di rialzo dell’inflazione». Tuttavia, «dovremo restare proporzionati, considerando che l’economia è stagnante da 18 mesi, i rischi per le prospettive economiche sono orientati verso il basso e le condizioni di credito sono in territorio restrittivo».
Perciò, secondo Cipollone, se i dati in arrivo confermeranno lo scenario previsto nelle proiezioni di marzo, la Bce dovrà essere pronta a ridurre «rapidamente» l’orientamento restrittivo di politica monetaria. «Ci stiamo avvicinando al punto in cui avremo la fiducia necessaria per agire», ha detto. A Francoforte sta emergendo un consenso per tagliare i tassi a giugno, mentre è improbabile una riduzione già ad aprile considerando che l’inflazione di marzo sarà influenzata dall’anticipo delle festività pasquali.
In seguito la banca centrale dovrebbe mantenere un approccio «riunione per riunione» calibrando i tagli in base al calo dell’inflazione, ha rilevato Cipollone ricordando che i tassi resteranno restrittivi anche dopo le prime sforbiciate. Inoltre la Bce dovrebbe basarsi maggiormente su indicatori prospettici (forward-looking) per evitare di correggere il tiro troppo tardi sui tassi. A causa della trasmissione ritardata della politica monetaria, le strette Bce continueranno a pesare sulla crescita nei prossimi mesi.
Il banchiere centrale ha osservato che gli ultimi dati sulle retribuzioni per dipendente sono migliori delle attese e che i salari nominali hanno probabilmente superato il picco. Anche le imprese stanno assorbendo l’incremento delle retribuzioni nei prezzi finali. Così non ci sono al momento rischi rilevanti per l’inflazione legati all’aumento degli stipendi che invece è necessario perché gli individui possano recuperare potere d’acquisto dopo l’alta inflazione degli ultimi anni. Jeromin Zettelmeyer, direttore del think tank Bruegel, ha osservato ieri che l’orientamento hawkish della Bce potrebbe causare una «stagnazione secolare» nell’Eurozona.
Riguardo all’euro digitale, Cipollone ha poi rilevato che il Parlamento Ue potrebbe non raggiungere l’accordo in questa legislatura: «È un peccato che il processo legislativo non stia andando avanti», ha detto il responsabile Bce del progetto, sottolineando che è molto maggiore il rischio di non introdurre l’euro digitale rispetto a quello di farlo. (riproduzione riservata)