Più controlli sui finanziamenti cinematografici, un nuovo Fondo dedicato alle opere prime e seconde, delle commissioni selettive a rotazione, e almeno 10 mesi di permanenza in sala. Si apre con queste richieste la settimana della cultura alla Camera che vede l’arrivo a Montecitorio della mozione a prima firma Giuseppe Conte (M5S) concernente iniziative per il finanziamento del settore cinema e dell'audiovisivo.
Il pentapartito chiede al governo di istituire un nuovo fondo, rivolto esclusivamente alla produzione di opere prime e seconde, dotato di un budget di 2 milioni di euro che segua delle regole precise per l’accesso ai fondi. Viene dunque chiesta più trasparenza nella scelta delle opere da finanziare attraverso un «adeguato meccanismo di composizione e funzionamento delle commissioni».
Come? Attraverso commissioni a rotazione. Secondo la mozione, le commissioni che scelgono le opere vanno rinnovate a ogni sessione e sorteggiate tra professionisti qualificati, garantendo pluralità espressiva e libertà creativa. La mozione sottolinea che in nessuna fase del processo creativo o produttivo deve essere sostituito lavoro umano con l’intelligenza artificiale.
Tra gli obiettivi dichiarati c’è poi quello di introdurre maggiori controlli sulle documentazioni e tetti all’eleggibilità delle voci di spesa, al fine di contrastare le pratiche di abuso e spreco di denaro pubblico. Un passaggio necessario per la sesta richiesta: «Adottare iniziative di carattere normativo volte a modificare il tax credit secondo nuovi criteri».
La mozione prevede di fatto un sistema progressivo: 40% per film con budget inferiore a 2,5 milioni, 30% per produzioni tra 2,5 e 5 milioni e 20% per film oltre i 5 milioni. Sono esclusi dal credito d’imposta i film prodotti da società controllate da soci esteri senza reciprocità, mentre le coproduzioni straniere e le produzioni televisive con contributi maggiori al 70% dell’emittente accedono al credito ridotto al 25%.
Durante la discussione a Montecitorio è stata posta grande attenzione sul lasso di tempo tra l’uscita dei film in sala e l’arrivo delle piattaforme streaming o televisive. La mozione chiede di adottare iniziative di carattere normativo ed elevare quindi il tempo a 10 mesi. Nel corso della discussione generale, il deputato Gaetano Amato ha definito il cinema italiano «sprofondato in un coma profondo» a causa della cattiva gestione del governo.
«Sono cinque anni che è sotto la guida del sottosegretario Borgonzoni e nel corso di questi cinque anni abbiamo visto ben poco per le esigenze del comparto, si è pensato invece a parenti e amici», ha detto Amato. A sostegno della mozione, il deputato ha raccontato di aver ricevuto una telefonata da Pupi Avati che gli avrebbe detto: «Bravo Gaetano, chi non accetta la tua proposta non vuole bene al Cinema italiano». (riproduzione riservata)