Mentre Shanghai è ancora chiusa per celebrare la Golden Week, il festival dell’autunno, Hong Kong balza venerdì 4 ottobre del 2,4%, mentre il Nikkei sale dello 0,3%. A trainare la Cina, le ampie misure di stimolo per ravvivare un’economia che non cresce come da attese del 5%.
In rialzo dello 0,6% lo yen a 146, il T bond Usa decennale vede il rendimento scambiare laterale al 3,84%, mentre i futures sul Nasdaq sono positivi per lo 0,2%, in attesa della pubblicazione, venerdì, dell’aggiornamento sui salari negli Stati Uniti, un dato che fornirà qualche indicazione sui prossimi tagli dei tassi della Fed. Gli economisti prevedono che le assunzioni siano leggermente aumentate a settembre, mentre il tasso di disoccupazione sia rimasto stabile al 4,2%, un risultato che acquieterebbe i timori di un deterioramento della domanda di lavoro.
Miliardi di dollari sono defluiti dai più grandi fondi del mercato monetario cinese, mentre altrettante masse sono confluite negli Etf sulle azioni cinesi. Queste mosse, scrive Bloomberg, indicano che Pechino ha finalmente riportato gli investitori scettici sul mercato azionario dopo un 2024 piuttosto deludente.
Gli investitori si stanno affrettando ad accaparrarsi azioni cinesi mentre il blitz di Pechino sull’economia innesca quello che viene definito un «rally epico» (Hang Seng +34% da inizio anno, Shanghai +20% negli ultimi 5 giorni di contrattazioni) anche se alcuni economisti considerano la ripresa momentanea. Nomura, per esempio, avverte gli investitori di prepararsi al fatto che il più grande rally azionario in Cina degli ultimi 16 anni possa trasformarsi in un fallimento, con l'economia che viaggia adesso su basi molto più deboli rispetto a prima della pandemia.
Gli investitori dovrebbero prepararsi al fatto che il più grande rally azionario in Cina degli ultimi 16 anni si trasformi in un fallimento, con l'economia molto più debole rispetto a prima della pandemia, avvertono gli economisti di Nomura. Nello scenario più cupo, «un grande corsa alle azioni sarebbe seguita da un crollo, simile a quanto accaduto nel 2015». Questa eventualità potrebbe avere una «probabilità molto più alta» rispetto a scenari più ottimistici.
Lunedì, Shanghai ha registrato il maggior rally dal 2008 (+8%), entrando in fase di mercato rialzista grazie ad una serie di misure della banca centrale e del governo per accelerare la crescita di un'economia in difficoltà. L’indice poi ha chiuso per festeggiare la Golden Week.
L'Hang Seng di Hong Kong, invece, scambia e venerdì corre ancora, l'ottimismo rimane alto sul fatto che il rally sia diverso dai precedenti rimbalzi di breve durata, con un numero crescente di gestori che stanno diventando rialzisti sul mercato. Ma Nomura non è convinta: «sebbene gli investitori possano ancora concedersi qualche giornata di boom per ora, è necessaria una valutazione più sobria», avverte la banca giapponese.
E ricorda che le vulnerabilità dell'economia derivano da quasi quattro anni di crisi immobiliare, un debito pubblico locale molto più elevato e crescenti tensioni geopolitiche. Se il rally dovesse trasformarsi in un fallimento, potrebbe seguire il peggio, con Pechino che potrebbe ricorrere potenzialmente ad un allentamento monetario, scrivono gli economisti. «In tal caso, la fuga di capitali sarà probabilmente dilagante e lo yuan potrebbe subire un deprezzamento».
Secondo Neo Wang, direttore generale di Evercore ISI, però, una ripetizione del crollo azionario come nel 2015 sarebbe qualcosa che il governo di Pechino non può più permettersi. L'indice di Shanghai è più che raddoppiato da settembre 2014 al picco del 12 giugno 2015 per crollare poi del 40% in due mesi.
Wang spiega che le autorità cinesi hanno più strumenti che possono utilizzare per sostenere le azioni questa volta. «I nuovi strumenti di liquidità del mercato dei capitali come swap e prestiti non hanno ancora debuttato», sottolinea.
Lo scenario di base di Nomura è di una bolla che scoppia «su scala più piccola». È probabile che Pechino, scrivono gli economisti, «introduca misure fiscali per stabilizzare la domanda e mantenere l’operatività di base dei governi locali, ma potrebbe non riuscire ad affrontare i gravi problemi strutturali e ripulire il caos nel settore immobiliare».
Non tutti sono d’accordo. HSBC Holdings ha promosso le azioni cinesi a overweight spiegando che «non è troppo tardi per entrare nel rally», mentre Morgan Stanley ritiene che le azioni cinesi possano guadagnare un ulteriore 10%-15% dato che il governo potrebbe annunciare misure fiscali per espandere lo stimolo annunciato. (riproduzione riservata)