Le borse asiatiche sono positive, mercoledì 15 marzo, trainate dal rimbalzo di Wall Street dopo il crack della banca californiana Svb. I dati macro che arrivano dalla Cina appaiono però in chiaroscuro, con la produzione industriale sotto le attese, per contro c’è stato un rimbalzo negli acquisti. Alle ore 7:20 italiane il Nikkei è sopra la parità, Hong Kong sale dell’1,57%, Shanghai dello 0,77%.
L’oro cede lo 0,36% a 1.904 dollari l’oncia, il petrolio Wti americano balza dell’1,2% a 72,19 dollari il barile mentre l’euro si muove laterale a 1,0734, la sterlina a 1,215, lo yen, invece, cede lo 0,4% a 134,79. Il T bond Usa decennale vede il rendimento scendere dal 3,69% di inizio sessione asiatica al 3,67%, i futures su Wall Street sono piatti per ora.
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La produzione industriale cinese è salita del 2,4% su base annua nel bimestre gennaio-febbraio 2023, più rapidamente dell'aumento dell'1,3% di dicembre ma sotto le previsioni di mercato del 2,6%. La produzione manifatturiera è migliorata in seguito alla revoca della politica Covid-zero mentre l'attività è rallentata sia nel settore minerario che nei servizi di pubblica utilità. Lo scorso anno la produzione industriale era cresciuta del 3,6%.
Secondo l’Ufficio nazionale di statistica, il commercio al dettaglio in Cina è cresciuto del 3,5% rispetto all'anno precedente nel periodo gennaio-febbraio 2023, in linea con il consenso di mercato dopo un calo dell'1,8% a dicembre. Questa è stata la prima crescita dopo i cali nei tre bimestri e l'aumento più forte dall'agosto 2022, sostenuto da una ripresa dei consumi dopo che Pechino a dicembre ha abbandonato le rigide restrizioni sulla pandemia.
In ripresa le vendite di cosmetici (3,8% contro -19,3% a dicembre), abbigliamento (5,4% contro -12,5%), mobili (5,2% contro -4,5%), prodotti petroliferi (10,9 contro -2,9%), gioielli in oro e argento (5,9% contro -18,4%) e cura della persona (3,9% contro -0,7%).
Diminuiscono invece le vendite di elettrodomestici (-1,9% contro-13,1%), apparecchiature di comunicazione (-8,2% contro -4,5%), tabacchi e alcolici (6,1% contro -7,3%), forniture per ufficio (-1,1% contro 4,4%), automobili (-9,4% contro 0,7%) e materiali da costruzione (-0,9% contro -6,2%). Nel 2022, le vendite al dettaglio erano diminuite dello 0,2%.
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Il crollo di Silicon Valley Bank (Svb), l’istituto californiano che corteggiava le start-up cinesi, ha causato preoccupazione diffusa a Pechino, dove una serie di società si è affrettata a placare gli investitori affermando che la loro esposizione è insignificante o inesistente.
Svb, che ha lavorato con quasi la metà di tutte le società tecnologiche e biotech sostenute da venture capital negli Stati Uniti prima di essere rilevata dal governo, ha una joint venture cinese, costituita nel 2012 e destinata all'élite tecnologica del Paese
Si tratta di SPD Silicon Valley Bank, di proprietà 50-50 di Svb e del partner locale Shanghai Pudong Development Bank (+1,15% mercoledì, -2,8% negli ultimi cinque giorni in borsa), secondo cui le sue operazioni sono «solide».
«La banca ha una struttura di governo societario standardizzata e un bilancio indipendente», scrive il gruppo cinese. «In qualità di prima banca tecnologica cinese, SPD Silicon Valley Bank si impegna a servire le società scientifiche e tecnologiche e ha sempre operato correttamente in conformità con le leggi e i regolamenti cinesi».
Non è chiaro per ora che cosa accadrà alla proprietà della joint venture da parte di Svb. Svb Financial Group, la controllante di Svb, possiede due società di consulenza e una di servizi finanziari nella Cina continentale, secondo il database Tianyancha. (riproduzione riservata)