L’Asia viaggia positiva, mercoledì 1 febbraio, soprattutto grazie alla Cina. Alle ore 8:00 italiane il Nikkei sale dello 0,07%, Hong Kong dello 0,84% e Shanghai dello 0,9%. I mercati azionari seguono i guadagni di Wall Street mentre i segnali di raffreddamento dell'inflazione negli Stati Uniti hanno rafforzato le aspettative di un inasprimento meno aggressivo della politica della Federal Reserve, aumentando l’appetito per gli asset rischiosi.
L’oro cede lo 0,2% a 1.941 dollari per oncia, il petrolio Wti americano sale dello 0,25% a 79,15 dollari il barile. Le valute sono poco mosse (euro a 1,0874, sterlina a 1,2332) tranne lo yen che cede lo 0,14% a 130,29. Il T bond Usa decennale vede il rendimento scendere dal 3,516% di inizio sessione asiatica al 3,5%. I futures sul Wall Street sono per ora sotto la parità (-0,25%).
È previsto che mercoledì la Banca centrale statunitense (Fed) annunci un incremento dei tassi dello 0,25%, mentre gli investitori cercheranno indicazioni sul percorso dei futuri aumenti del costo del denaro.
Il Caixin China General Manufacturing Pmi (un indicatore privato che monitora soprattutto le società di medie dimensioni piuttosto che i colossi statali) è salito a 49,2 a gennaio 2023 dal minimo di 3 mesi di dicembre di 49,0, sotto il consenso di mercato di 49,5 e ancora in area di contrazione economica (i valori sopra 50 sono tutti in crescita).
E’ stato il sesto mese consecutivo di calo della produzione industriale dopo la chiusura con la politica Covid zero che ha scatenato i contagi nel Paese. La produzione è scesa al minimo degli ultimi cinque mesi mentre si è attenuato il calo dei nuovi ordini. Nel frattempo, il sentiment ha raggiunto il massimo dall'aprile 2021.
Il Pmi manifatturiero di au Jibun Bank Japan si è attestato a 48,9 a gennaio 2023 toccando il minimo degli ultimi due anni per il secondo mese consecutivo, in linea con le attese degli analisti.
E’ stato anche il terzo mese consecutivo di calo dell'attività industriale, con la produzione e gli ordini per l’esportazione ancora in flessione.
Il Pmi manifatturiero S&P Global Russia si è attestato a 52,6 a gennaio 2023, in leggero calo rispetto al valore di 53,0 di dicembre, comunque in area di crescita economica (sopra 50).
Nel frattempo, i nuovi ordini sono aumentati ai massimi da aprile 2019 mentre l'occupazione è cresciuta al ritmo più forte da febbraio 2011 con gli ordini inevasi in lieve contrazione.
L'uso delle scorte per soddisfare le esigenze di produzione ha portato a un forte aumento degli acquisti. I tempi di consegna hanno continuato ad allungarsi nonostante il calo della pressione sulle catene di approvvigionamento. Per quanto riguarda i prezzi, i costi di produzione (input) sono aumentati assieme ai prezzi di vendita per il terzo mese consecutivo. Guardando al futuro, il sentiment è vicino al massimo degli ultimi 4 anni, tra le speranze di un ulteriore aumento delle nuove vendite. (riproduzione riservata)