Dopo che ieri l'S&P 500 è entrato in correzione tecnica (scivolando del 10% dal picco di gennaio) per la prima volta negli ultimi due anni, l'Asia viaggia positiva grazie anche alle attese di un allentamento fiscale da parte di Pechino. Alle ore 7:10 italiane l'Hang Seng guadagna lo 0,64%, Shanghai lo 0,8% su attese di maggiori riduzioni di tasse e commissioni quest'anno per stimolare l'economia. Le azioni in Australia hanno chiuso in rialzo dello 0,6% con il rimbalzo dei titoli tecnologici, mentre gli investitori continuano a monitorare l'aggravarsi della crisi ucraina. I mercati in Giappone sono chiusi per celebrare il compleanno dell'imperatore.
L'oro oggi cede lo 0,6% a 1.896 dollari l'oncia, continua a salire il petrolio Wti americano dell'1,3% a 92,27 dollari il barile, le valute si muovono laterali, il T bond decennale vede il rendimento salire dall'1,93% di inizio sessione asiatica all'1,94% mentre i futures su Wall Street sono ben intonati (+0,7% in media).
"Il mercato considera le sanzioni annunciate non così aggressive come si temeva", ha scritto Chris Weston, a capo della ricerca di Pepperstone. "Gli investitori per ora si attendono che le truppe russe terranno il Donbass, ma non si spingeranno verso Kiev", ha aggiunto, riferendosi all'area dell'Ucraina orientale che la Russia ha riconosciuto come indipendente e dove ha inviato carri armati per rafforzare la sua presenza.
L'Unione Europea e la Gran Bretagna hanno annunciato, al pari degli Usa, l'intenzione di prendere di mira le banche e l'élite russa, mentre la Germania ha fermato il gasdotto russo Nord Stream 2, portando ieri a un balzo di quasi l'11% del prezzo del gas di riferimento in Europa. Nel frattempo, secondo calcoli di Bloomberg, le fortune dei super ricchi russi sono crollate di 33 miliardi di dollari quest'anno, "con l'escalation in Ucraina pronta a far gonfiare le perdite", scrive l'agenzia americana.
Il Giappone ha fatto seguito oggi, con il premier Fumio Kishida che ha annunciato il divieto di emettere bond russi in Giappone e congelando i beni di alcuni soggetti russi, oltre a limitarne i viaggi in Giappone. Nel frattempo, i futures sul grano hanno registrato ieri il balzo più netto negli ultimi tre anni e mezzo a quota 836 dollari e quelli sul mais hanno raggiunto il massimo degli ultimi otto mesi a 670,75 dollari per la preoccupazione che il conflitto possa interrompere l'approvvigionamento dall'area del Mar Nero.
La crisi in Ucraina e il potenziale aumento dei prezzi dell'energia si aggiungono ai dubbi del mercato sul fatto che l'economia globale sia in grado di gestire l'aumento dei tassi. Negli Usa la Fed interverrà a partire da marzo. "Questo è ciò che sta pesando sui listini: l'incertezza su quanto veloci si muoveranno le banche centrali e cosa farà all'economia in termini di rallentamento una volta che sarà alzato il costo del denaro", ha spiegato Kerry Craig, strategist del mercato globale presso JP Morgan Asset Management a Melbourne.
La Reserve Bank of New Zealand ha annunciato oggi il suo terzo aumento consecutivo dei tassi, alzando il valore di riferimento di 25 punti base all'1%, come previsto, ma sorprendendo gli investitori con un tono da falco. Il dollaro neozelandese è balzato dello 0,6%. Per contro la Cina si sta muovendo in direzione opposta, scrive Reuters, se si considera che le banche in quasi 90 città hanno tagliato i tassi sui mutui questo mese.
I colossi cinesi tech sono ancora una volta al centro di una tempesta di mercato, ravvivata dalla speculazione che Pechino "stia preparando un altro assalto normativo alla più grande arena Internet del mondo", scrive Bloomberg. Tre dei gruppi più rilevanti del Paese, Alibaba, Tencent e Meituan, hanno perso oltre 100 miliardi di dollari nell'arco di tre giorni di contrattazioni. Su Alibaba, in particolare, gli investitori temono un calo degli utili e un ulteriore controllo normativo. (riproduzione riservata)