Mentre Hong Kong e l’Australia sono chiuse per le festività di Pasqua, lunedì primo aprile Shanghai sale dell’1,05% alle ore 7:20 italiane grazie alle buone notizie macro in arrivo dalla Cina e il Nikkei cede l’1,2%. L’oro tocca nuovi massimi con un balzo di quasi il 2% a 2.280 dollari l’oncia su attese di un taglio dei tassi della Fed e per timori di un’escalation delle tensioni in Medio Oriente e in Europa. Intanto, il petrolio Wti americano guadagna lo 0,35% a 83,45% in attesa del meeting dell’Opec+ fissato per mercoledì.
Il T bond Usa decennale scambia laterale al 4,19%, con i futures sul Nasdaq in rialzo dello 0,6%.
In Giappone, il calo della produzione automobilistica causato da una temporanea sospensione della produzione nelle fabbriche di Daihatsu Motor ha trascinato i settori correlati, secondo il sondaggio Tankan della Banca del Giappone. La lettura del sentiment relativo ai grandi produttori di veicoli è infatti infatti scivolato di 15 punti.
Il Pmi manifatturiero cinese elaborato da Caixin si è attestato a 51,1 a marzo 2024, in aumento rispetto a 50,9 di febbraio e superiore alle previsioni per 51,0 (tutti i valori sopra 50 indicano espansione economica). Si è trattato del valore più alto da febbraio 2023, segnando il quinto mese di aumento dell’attività industriale, in un contesto di crescita della produzione più forte negli ultimi 10 mesi e aumenti più rapidi sia dei nuovi ordini che delle vendite verso l’estero. Inoltre, la fiducia ha raggiunto il picco da quasi un anno.
Le economie in via di sviluppo dell'Asia orientale e dell’area del Pacifico sono destinate a un rallentamento della crescita, con tassi più elevati per un periodo più lungo, mentre l’elevato costo del denaro e il peggioramento delle tensioni geopolitiche rendono più complesse le prospettive dell’area, secondo quanto scrive la Banca Mondiale.
La crescita del prodotto interno lordo è prevista al 4,5% nel 2024 e del 4,3% nel 2025, in calo rispetto al 5% stimato per il 2023, scrive sempre la Banca nel suo outlook semestrale. Mentre la maggior parte delle economie in Asia orientale e Pacifico sono destinate a crescere più rapidamente del resto del mondo, il loro ritmo resta più lento rispetto a prima della pandemia.
La resistenza è in parte dovuta alla decelerazione della Cina, la seconda economia più grande al mondo, la cui crescita è prevista rallentare, rispettivamente, al 4,5% e al 4,3% quest’anno e il prossimo. «La Cina mira a passare a un percorso di crescita più equilibrato, ma il tentativo di innescare fattori di domanda alternativi si sta rivelando difficile», scrive la Banca Mondiale nel suo report. La Cina ha bisogno di qualcosa di più del semplice «stimolo fiscale convenzionale», prosegue il documento aggiungendo che un piano sociale con maggiore protezione, tassazione progressiva e riallocazione delle risorse pubbliche dalla spesa per le infrastrutture al capitale umano contribuirà a stimolare il consumo.
Esclusa la Cina, lo sviluppo dell’Asia orientale e del Pacifico dovrebbe registrare una crescita costante del 4,6% quest'anno e al 4,8% il prossimo dal momento che le esportazioni di beni probabilmente rimbalzeranno con tassi più bassi. Filippine, Vietnam e Cambogia sono destinate a crescere oltre il 5% nel 2024 e circa il 6% nel 2025. Thailandia e Myanmar sono gli ultimi tra le principali economie della regione.
Lunedì i futures del greggio WTti sono saliti a circa 83,5 dollari al barile, toccando i livelli più alti degli ultimi cinque mesi mentre gli investitori attendono la riunione dell’Opec+ mercoledì 3 aprile. Si prevede che il cartello sul petrolio esaminerà i fondamentali del mercato e la conformità dei membri agli obiettivi di produzione che manterrà le attuali politiche di estrazione. Anche il vice primo ministro russo Alexander Novak ha affermato venerdì che l’attenzione delle compagnie petrolifere sarà focalizzata sul taglio della produzione piuttosto che sulle esportazioni nel secondo trimestre.
Nel frattempo, gli investitori hanno continuato a valutare l’impatto degli attacchi dei droni ucraini sulle raffinerie russe e gli sforzi di pace a Gaza sulle prospettive di approvvigionamento. Dal lato della domanda, i dati ufficiali hanno mostrato che l’attività manifatturiera cinese è aumentata per la prima volta da sei mesi a marzo, rafforzando le prospettive della richiesta di petrolio da parte del principale importatore di greggio al mondo. (riproduzione riservata)