Un inizio di 2024 non troppo felice per le borse cinesi, l’Hang Seng ha chiuso con un ribasso dell’1,5%, Shanghai dello 0,43%. Nel frattempo, sono stati pubblicati gli ultimi dati sui Pmi che hanno creato un certo sconcerto fra gli investitori.
Questo perché il Pmi manifatturiero elaborato da Caixin (indagine privata) non va nella stessa direzione di quello pubblicato solo 24 ore prima dal governo di Pechino. Il tutto all’interno di una complessa crescita economica che dal Covid in poi non riesce a decollare.
L’indice (privato) Caixin China General Manufacturing Pmi è salito al massimo degli ultimi quattro mesi a 50,8 a dicembre 2023 da 50,7 di novembre, battendo le previsioni di mercato di 50,4. Tutti i valori sopra 50 indicano espansione economica. Sia la produzione sia i nuovi ordini sono cresciuti a ritmi più rapidi, mentre Pechino continua ad aggiustare le politiche fiscali e monetarie per stimolare la ripresa. Nel frattempo, la pressione sui costi è rimasta debole.
Per contro, il Pmi manifatturiero ufficiale Nbs (fonte statale) della Cina è inaspettatamente sceso a 49,0 a dicembre 2023 da 49,4 di novembre, mancando le stime di mercato di 49,5. Si è trattato del terzo mese consecutivo di contrazione dell’attività industriale e del ritmo più rapido da giugno, poiché sia i nuovi ordini sia le vendite estere hanno esteso il calo, mentre la crescita della produzione ha toccato il minimo degli ultimi cinque mesi. La differenza fra i due Pmi è che quello statale monitora soprattutto le grandi imprese pubbliche, Caixin è più concentrato sulle aziende private.
Uno dei settori più in difficoltà in Cina è quello immobiliare, caratterizzato da colossi in forte tensione debitoria, che paiono sempre sull’orlo del fallimento. Secondo diverse banche d’affari americane, il calo dell’edilizia abitativa in Cina continuerà nel 2024, «trascinando al ribasso la crescita economica e suggerendo che gli sforzi del governo per stabilizzare il settore non sono stati sufficienti per invertire la recessione». Questo è ciò che racconta il consenso di 10 banche di investimento tra cui Goldman Sachs, Morgan Stanley e Ubs. Se hanno ragione, significa che la Cina è sulla buona strada per registrare tre anni consecutivi di contrazione nell’edilizia immobiliare, un record. Il principale indicatore degli investimenti immobiliari del Paese è sceso dell’8,4% nel 2023, scrive Bloomberg.
Le prospettive segnalano che la flessione del mercato immobiliare è lungi dall’essere finita, nonostante l’introduzione di misure da parte del governo per alimentare la domanda di case. La crisi prolungata significa che il ruolo del comparto come motore della domanda di beni e servizi si è ridotto. La domanda legata al settore immobiliare rappresenta oggi circa il 20% del Pil, in calo rispetto al 24% del 2018, secondo le stime di Bloomberg Economics.
Gli economisti Goldman Sachs hanno una delle previsioni più ribassiste, prevedono una contrazione a «doppia cifra» degli investimenti in immobilizzazioni fisse per il prossimo anno. Il calo del settore immobiliare ridurrà la crescita del pil reale di un punto percentuale, hanno aggiunto.
Altre previsioni sono meno cupe. Morgan Stanley prevede un calo del 7%, mentre Ubs un calo del 5%. Anche gli economisti cinesi sono ribassisti, con China Merchants Bank International che prevede una flessione degli investimenti immobiliari del 7%. La ragione principale del pessimismo è il forte calo dei nuovi progetti immobiliari avviati nel 2023, secondo Ming Ming di Citic Securities. Questo suggerisce che i progetti completati di nuove abitazioni possono diminuire. Un altro motivo è il calo delle vendite immobiliari, che lascia i gruppi edilizi meno incentivati ad avviare ulteriori costruzioni. Sia Goldman sia Ubs si aspettano che le vendite immobiliari diminuiranno del 5% nel corso dell’anno.
La crisi del mattone ha effetti di più ampia portata. Date le grandi dimensioni del settore, il calo dell’attività edilizia è una delle principali cause della debolezza della domanda interna, che a sua volta è uno dei motivi principali per cui la Cina ha assistito alla deflazione già verso la fine del 2023. (riproduzione riservata)