Goldman Sachs, Nomura e S&P potrebbero doversi ricredere sulla crescita a singhiozzo della Cina. Secondo un rapporto pubblicato dal China Macroeconomy Forum della Renmin University of China, il prodotto interno lordo cinese dovrebbe essere cresciuto del 6,2% nella prima metà di quest'anno grazie ai forti consumi. «Merito della ripresa di una domanda repressa, del sostegno del governo e dei bassi livelli dell'anno precedente», spiega Liu Xiaoguang, uno degli autori del rapporto e professore presso l'Accademia Nazionale di Sviluppo e Strategia della Renmin University of China. «La triplice pressione della contrazione della domanda, degli shock dell'offerta e dell'indebolimento delle aspettative si è attenuata in varia misura, in quanto l'economia mostra segnali di aver toccato il minimo», aggiunge Liu. Nei prossimi sei mesi, l'economia passerà a una crescita espansiva sulla base del basso livello dell'anno scorso e i consumi saranno il fattore principale della crescita nel breve termine. Per l'intero 2023, il Pil crescerà probabilmente del 5,7%, con consumi, investimenti ed esportazioni in espansione, rispettivamente, dell'8%, del 4,5% e dell'1,8%, secondo il rapporto. Invece, le esportazioni diminuiranno del 4,9%.
Stime ben diverse da quelle di Nomura che di recente ha tagliato le sue previsioni sulla crescita del Pil cinese al 5,1% quest'anno e al 3,9% l'anno prossimo, rispetto alle precedenti previsioni del 5,5% e del 4,2% rispettivamente, dopo che i dati economici di aprile e maggio hanno mostrato che la ripresa cinese si sta esaurendo, nonostante la revoca delle misure anti-Covid all'inizio dell'anno. Secondo gli analisti di Nomura, Pechino intensificherà il sostegno politico nei prossimi mesi. Ma questo potrebbe non risollevare la situazione, data la mancanza di fiducia del mercato - una situazione che sta diventando sempre più simile alla recessione del Giappone negli anni '90. «Il rallentamento del settore immobiliare cinese e i suoi effetti a catena sul resto dell'economia stanno compromettendo i benefici derivanti dalla riapertura del paese dalle severe misure per il Covid-19», hanno spiegato gli economisti di Goldman Sachs che, come quelli di Nomura, hanno abbassato le previsioni sul Pil cinese per il 2023 al 5,4% dal 6%. «I venti contrari derivanti dal nuovo indebolimento del mercato immobiliare hanno pesato sui settori adiacenti e sono stati semplicemente troppo rilevanti per compensare completamente i restanti impulsi di riapertura nei settori dei consumi e dei servizi», hanno spiegato gli esperti di Goldman Sachs che non si aspettano che il governo fornisca stimoli su larga scala all'economia.
Ultimi in ordine di tempo gli esperti di S&P Global che oggi, 26 giugno, hanno tagliato le stime 2023 di crescita sulla Cina per la natura disomogenea della ripresa post-Covid che necessita di ulteriori stimoli: gli economisti dell'agenzia di rating hanno ipotizzato un Pil a +5,2%, in calo dal precedente +5,5%, a causa di consumi deboli e di un mercato immobiliare in difficoltà. «Il principale rischio di crescita della Cina è che la ripresa perda più slancio per la debole fiducia dei consumatori e nel mercato immobiliare», hanno spiegato a S&P. Comunque, lo stesso Liu ha ammesso che, nonostante il rimbalzo economico, ci sono ancora ostacoli nel percorso di miglioramento degli utili, delle condizioni dell’occupazione, delle performance aziendali e della fiducia del mercato. La disoccupazione tra i giovani cinesi di età compresa tra i 16 e i 24 anni ha raggiunto il 20%, i profitti industriali si sono ridotti di oltre il 20% nel primo semestre di quest’anno rispetto a un anno fa e le entrate statali derivanti dalle aste dei terreni e dalle nuove costruzioni immobiliari sono scese entrambe del 20%. Lui ha altresì evidenziato la necessità di adottare politiche fiscali più attive e monetarie meno restrittive, con maggiori sforzi per espandere la domanda interna.