A parte un tentativo di rimbalzo di Hong Kong (+2%), giovedì 27 ottobre 2022 l'Asia viaggia debole, alle ore 8:00 italiane il Nikkei sale dello 0,26% e Shanghai è piatta. L'oro si muove laterale a 1.672 dollari l'oncia, il petrolio Wti americano sale dello 0,2% a 88 dollari il barile.
L'euro riesce a tenere la parità (1,0078) sul dollaro raggiunta nelle ore precedenti dopo essere scivolato sotto a settembre fino a un minimo di 0,95, lo yen guadagna lo 0,8% a 145,22, la sterlina è in leggero calo a 1,1624. Lo yuan, caduto a inizio settimana oltre il valore storico di 7,33 sul dollaro, giovedì si posiziona a 7,22 grazie anche agli interventi della Banca centrale cinese.
Il T bond Usa decennale rende il 4,01%, mentre i futures su Wall Street sono positivi (+0,6% in media) nonostante il tonfo di Meta nel pre-market (-20% circa) dopo i conti che hanno visto l'utile più che dimezzato.
I mercati azionari asiatici sono in attesa di capire se si concretizzeranno le aspettative che le principali banche centrali diventino meno aggressive nei prossimi mesi per paura di innescare una profonda recessione, con le prime avvisaglie che emergono nelle trimestrali in corso da parte dei colossi tech americani e asiatici (Samsung Electronics compresa).
I profitti delle imprese industriali cinesi sono diminuiti del 2,3% a 62.440 miliardi di yuan nei primi nove mesi dell'anno, un valore più elevato rispetto al calo del 2,1% nel periodo precedente, tra i rigidi limiti delle restrizioni anti Covid in diverse grandi città, l'indebolimento dello yuan e un peggioramento crisi immobiliare.
I profitti delle imprese industriali statali sono cresciuti del 3,8%, mentre quelli del settore privato sono scesi dell'8,1%. Tra i 41 settori intervistati, 21 hanno registrato un calo degli utili, in particolare nella fusione e laminazione di metalli ferrosi (-91,4%), nella fusione e laminazione di metalli non ferrosi (-14,4%), nella produzione di attrezzature generali (-7,2%), nell'automobile (-1,9%), petrolio, carbone e altri combustibili (-67,7%) e tessile (-15,3%).
Giovedì l'indice del dollaro è rimasto sotto quota 110 dopo essere sceso di oltre il 2% nelle due sessioni precedenti al minimo in oltre un mese, tra le crescenti aspettative che la Federal Reserve avrebbe iniziato a rallentare il ritmo degli aumenti dei tassi di interesse entro la fine dell'anno. Gli investitori sono in attesa dei meeting della Banca centrale europea e della Banca del Giappone questa settimana.
I mercati prevedono che la Fed realizzerà il suo quarto aumento consecutivo del tasso di 75 punti base a novembre, anche se hanno hanno iniziato a ipotizzare che la Banca centrale americana diventerà meno aggressiva a dicembre. Nel frattempo, l'amministratore delegato del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Gerogieva ha invitato le banche centrali a continuare ad aumentare ulteriormente i tassi di interesse per combattere l'inflazione fino a quando non raggiungeranno un livello "neutrale". (riproduzione riservata)