L'Asia si muove mista, martedì 27 settembre, alle ore 7:05 italiane il Nikkei sale dello 0,5% dopo aver perso il 2,66% nella sessione precedente, mentre l'Hang Seng cede lo 0,9% e Shanghai guadagna lo 0,4%. L'oro recupera lo 0,3% a 1.638 dollari per oncia, il petrolio Wti americano lo 0,8% a 77,33 dollari il barile. Le maggiori valute cercano di recuperare terreno dopo aver perso in media il 20% da inizio anno sul dollaro. L'euro sale dello 0,3% a 0,9638, lo yen lo 0,16% a144,5 (resta comunque ai minimi degli ultimi 24 anni), la sterlina lo 0,75% a 1,0768 dopo aver toccato i minimi storici, lunedì a 1,03).
Il T bond Usa decennale vede il rendimento scendere dal 3,9% di inizio sessione asiatica al 3,88%, mentre i futures su Wall Street sono positivi per lo 0,7% in media dopo che lunedì la sessione ha chiuso in rosso con Dow Jones ed S&P 500 finiti nel mercato orso (accade quando gli indici perdono il 20% dai massimi).
Martedì le azioni dell'Hang Seng sono scese di 184 punti (attorno all'1%) portandosi ai minimi da oltre 11 anni a quota 17.671, scivolando per la quinta sessione a causa dei persistenti timori che la campagna aggressiva di rialzo dei tassi da parte della Fed contro l'inflazione possa trascinare l'economia in recessione. Da ricordare che la valuta di Hong Kong è il dollaro locale, agganciato (pegged) a quello statunitense.
Nel frattempo, la Banca mondiale ha previsto che l'economia cinese crescerà del 2,8% quest'anno da un aumento dell'8,1% nel 2021, zavorrata dai continui lockdown e dal crollo del mercato immobiliare. Quanto ai dati di ultima pubblicazione, gli utili del settore industriale cinese sono scesi del 2,1% anno su anno nel periodo gennaio-agosto, dopo un calo dell'1,1% nel periodo precedente dal momento che le misure prese contro la pandemia da Covid e le ondate di caldo hanno frenato l'attività delle fabbriche.
Dopo essersi mossa lunedì sui cambi per cercare di rafforzare lo yuan, oggi, martedì, la People's Bank of China ha effettuato la maggiore iniezione di liquidità nel sistema finanziario dallo scorso 28 febbraio. La Banca centrale ha dichiarato di aver immesso un totale di 175 miliardi di yuan (24,46 miliardi di euro) inclusi 113 miliardi di yuan di pronti contro termine a 7 giorni e altri 62 miliardi con strumenti a 14 giorni. La PboC ha aggiunto che la mossa mira a mantenere stabile il livello di liquidità a fine trimestre.
La Banca centrale cinese si è mossa sul fronte della liquidità oggi, mentre ieri è intervenuta a rafforzare lo yuan, senza però grandi risultati a breve. Infatti il dollaro scende appena dello 0,13% martedì a 7,163 dopo aver toccato nella sessione precedente i massimi contro lo yuan (7,1666), un livello visto durante il culmine della crisi pandemica da Covid nel 2020 e nel 2008, con lo scoppio della crisi finanziaria mondiale.
Lunedì la PboC si è mossa a tutela della propria valuta e ha imposto alle banche un requisito di riserva di rischio del 20% sulle vendite a termine in valuta estera a partire da mercoledì 28 settembre. Il coefficiente di riserva è pari a zero dal 2020.
Uno yuan debole aiuta l'esportazione, ma se resta debole per lungo tempo contro il dollaro il rischio è che gli investimenti esteri in Cina escano dal Paese per spostarsi negli Usa, dal momento che perdono strutturalmente di valore e non sono quindi più considerati profittevoli.
L'indice del dollaro ha raggiunto la soglia di 114 lunedì per la prima volta da maggio 2020, rafforzato dal piano aggressivo della Federal Reserve per eliminare l'inflazione. La Fed ha alzato i tassi di interesse di 75 punti base per il terzo incontro consecutivo la scorsa settimana e ha previsto che il costo del denaro raggiungerà il picco del 4,6% l'anno prossimo e che non sono attesi tagli fino al 2024. In questo modo la Banca centrale americana ha posto fine alle speranze di una parte del mercato su una svolta accomodante dal momento che i mercati attendono una recessione.
Il dollaro ha anche beneficiato della domanda di beni rifugio dal momento che le incertezze economiche globali hanno spinto gli investitori ad acquistare il biglietto verde per motivi di sicurezza. È balzato al minimo storico contro la sterlina quando la nuova amministrazione nel Regno Unito ha svelato tagli fiscali storici finanziati dal più grande indebitamento pubblico mai visto dal 1972. Il dollaro si è portato ai massimi degli due decenni contro l'euro e ai massimi da oltre due anni contro yen e yuan, come si è visto. (riproduzione riservata)