Dopo il selloff a Wall Street causato dalla paura che i lockdown allargati in Cina blocchino le catene di approvviggionamento mondiali, causando un ulteriore rialzo dell'inflazione, Pechino continua con i test di massa sul Covid mentre Shanghai resta chiusa. Le due megalopoli contengono oltre 50 milioni di abitanti. Alle ore 7:10 italiane il Nikkei cede l'1,39%, Hong Kong è sopra la parità mentre Shanghai, che è rimasta molto volatile per tutta la sessione, sta cominciando velocemente a correre (+1,6%) grazie all'intervento del presidente, Xi Jinping, secondo cui il governo stimolerà l'economia attraverso la costruzione di nuove infrastrutture. Resta il fatto che la Cina ancor oggi non ha dato vita a un proprio vaccino di tipo mRNA contro il virus pandemico, costringendo due grandi centri come Shanghai e Pechino a restrizioni per evitare i contagi.
L'oro cede lo 0,7% a 1.898 dollari l'oncia, il petrolio Wti americano guadagna lo 0,26% a 101,96 dollari dopo aver marciato bene anche ieri, mentre l'euro passa di mano a 1,0654, lo yen cede lo 0,33% a 127,65, il T bond vede il rendimento salire al 2,77% e i futures su Wall Street sono positivi, in media per lo 0,4%.
Il greggio sale dopo che la Russia ha minacciato in serata di tagliare da questa mattina l'approvvigionamento di gas naturale a Polonia e Bulgaria (ieri il gas scambiato ad Amsterdam è balzato fino al 17% per poi chiudere ad un +6,6% a 99 euro il megawatt ora), aggravando la crisi energetica in un momento in cui l'Ue sta valutando il divieto alle importazioni del greggio russo. La mossa è stata presa dopo che entrambi i Paesi hanno rifiutato la richiesta del presidente, Vladimir Putin, di pagare in rubli le importazioni di gas. La scorsa settimana, la Commissione europea ha affermato che le società Ue potrebbero essere in grado di aggirare la domanda russa senza violare le sanzioni.
La paura di una stagflazione più forte importata dai lockdown in Cina che potrebbe accelerare la stretta monetaria in corso negli Usa ha fatto capitolare ieri Wall Street, con il Nasdaq che ha perso il 3,95% e l'S&P 500 il 2,8%. Tesla è stata oggetto di forti vendite cedendo il 12%, ovvero 126 miliardi di dollari, a causa della preoccupazione degli investitori che il fondatore, Elon Musk, possa vendere azioni per completare la sua acquisizione di Twitter da 44 miliardi di dollari. Le azioni di Alphabet sono scese del 3% nel trading after hour dopo aver mancato le attese su utili e ricavi, mentre Meta Platforms è scivolato del 2% prima della pubblicazione oggi della trimestrale.
Anche le azioni di Robinhood hanno lasciato sul terreno il 2% dopo che il gruppo del trading rivolto agli investitori finali ha dichiarato che sta tagliando il personale. (riproduzione riservata)