Dopo una chiusura positiva e cauta di Wall Street nella settimana in cui il governatore della Fed, Jerome Powell, è tornato a usare toni forti contro l’inflazione, l’Asia si muove positiva. Sullo sfondo, i dati macro cinesi che parlano di deflazione, una storia che l’Occidente si è lasciata alle spalle.
Alle ore 7:20 italiane il Nikkei sale dello 0,83%, Hong Kong dello 0,35%, Shanghai è appena sotto la parità. L’oro viaggia a 1.818 dollari l’oncia, il petrolio Wti americano a 76,69 dollari il barile.
Lo yen, in attesa dell’ultimo meeting della Boj con il governatore Haruhiko Kuroda, balza dello 0,44% a 136,75, stabili l’euro a 1,0552 e la sterlina a 1,1854. Il T bond Usa decennale vede il rendimento salire leggermente dal 3,99% al 3,995, vicino alla soglia psicologica del 4%, mentre i futures su Wall Street sono sotto la parità.
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Secondo l’Ufficio nazionale di statistica, il tasso di inflazione annuale della Cina è sceso all'1,0% a febbraio 2023 dal 2,1% di gennaio, ben al di sotto delle previsioni di mercato dell'1,9%. E’ stato il dato più basso dal febbraio 2022, con i prezzi dei prodotti alimentari e non alimentari in forte rallentamento, dal momento che i consumatori sono rimasti cauti nonostante la rimozione della politica Covid zero lo scorso dicembre. Nel frattempo, la deflazione dei prezzi alla produzione si è estesa per il quinto mese consecutivo.
I prezzi alla produzione in Cina sono scesi dell'1,4% su base annua a febbraio 2023, più velocemente del calo dello 0,8% del mese precedente e rispetto alle previsioni di mercato di una contrazione dell'1,3%.
E’ stato il quinto mese consecutivo di deflazione nel settore produttivo, segnando il più forte calo dei prezzi alla produzione da novembre 2020 a causa dell'allentamento dei prezzi delle materie prime.
In accelerazione la flessione dei materiali di produzione (-2,0% contro -1,4% del mese precedente), dovuta a ulteriori riduzioni sia dei prezzi di lavorazione (-2,6% contro -2,3%) che delle materie prime (-1,3% contro -0,1%) e al forte rallentamento delle costo delle estrazioni (0,3% contro 2,0%).
Nel frattempo, l'inflazione dei beni di consumo è scesa (1,1% contro 1,5%), in particolare cibo (2,6% contro 2,8%), beni di uso quotidiano (0,7% contro 1,2%) e abbigliamento (1,6% contro 1,9%).
Allo stesso tempo, il costo dei beni durevoli è calato dello 0,2% dopo essere aumentato dello 0,3% a gennaio. Su base mensile, i prezzi alla produzione sono rimasti invariati dopo un calo dello 0,4 a gennaio.
La Banca centrale del Giappone concluderà venerdì l'incontro finale del governatore uscente Haruhiko Kuroda, con gli investitori che rimangono in allerta per l'addio a sorpresa dello stesso Kuroda che potrebbe scuotere i mercati finanziari mondiali, scrive Bloomberg.
La maggior parte degli economisti interpellati dall’agenzia americana non prevede alcun cambiamento di politica alla fine dei due giorni di meeting. Ma Goldman Sachs e Bnp Paribas sono tra la minoranza che segnala il rischio che Kuroda adegui o annulli il programma di controllo della curva dei rendimenti della BoJ. (riproduzione riservata)