La Cina apre la settimana, lunedì 3 novembre, in tono positivo nonostante un settore manifatturiero poco brillante. Alle ore 7:40 italiane, l’Hang Seng sale dello 0,9,%, Hong Kong dello 0,4%, il Nikkei è chiuso per festività. L’oro guadagna intanto terreno dopo lo scivolone della scorsa settimana a 4.027 dollari l’oncia, mentre il futures sul Nasdaq si muovono positivi (+0,15%).
L’indice RatingDog China General Manufacturing Pmi è sceso a 50,6 a ottobre 2025, rispetto al valore di 51,2 registrato a settembre, mancando le stime di 50,9. Tutti i valori sopra 50 indicano crescita economica. Sia la produzione sia i nuovi ordini sono cresciuti a ritmi più lenti, mentre la domanda estera si è contratta al livello più marcato da maggio. Nel frattempo, la fiducia ha toccato i minimi degli ultimi sei mesi a causa dell’aumento dei rischi commerciali legati alle tensioni sui dazi.
L’oro è rimasto stabile intorno ai 4.000 dollari l’oncia lunedì dopo un avvio debole, in seguito alla decisione della Cina di porre fine a un bonus fiscale in vigore da diverso tempo, una modifica che potrebbe pesare sulla domanda in uno dei maggiori mercati mondiali dei metalli preziosi. Il prezzo dell’oro è salito dello 0,1%, dopo essere sceso fino all’1% nelle prime ore di contrattazione.
Pechino ha annunciato sabato che non consentirà più ad alcuni rivenditori di compensare l’imposta sul valore aggiunto (Iva) quando vendono oro acquistato dalla Shanghai Gold Exchange e dalla Shanghai Futures Exchange, sia venduto direttamente, sia dopo la lavorazione. La notizia ha fatto crollare le azioni delle gioiellerie cinesi.
L’oro è salito a livelli record in ottobre, spinto da una frenesia di acquisti al dettaglio, ma da allora è sceso bruscamente. I prezzi restano comunque superiori di oltre il 50% rispetto all’inizio dell’anno, anche dopo la correzione. Molti dei fattori fondamentali che hanno sostenuto il rally, tra cui la domanda da parte delle banche centrali e quella legata alla funzione di bene rifugio, dovrebbero rimanere in vigore.
«Anche se la domanda cinese di oro ha avuto un ruolo marginale nel mercato rialzista record di quest’anno, i cambiamenti fiscali nella principale nazione consumatrice di metallo giallo peseranno sul sentiment globale», il commento di Adrian Ash, direttore della ricerca di BullionVault. «Questa notizia potrebbe essere letta con favore da trader e investitori che sperano in una correzione più profonda dopo l’impennata del mese scorso».
Tra i titoli del settore orafo, Chow Tai Fook Jewellery Group è sceso fino al 12% a Hong Kong, Chow Sang Sang Holdings International ha perso oltre l’8%, e Laopu Gold è calata di oltre il 9%. Il cambiamento fiscale «probabilmente porterà l’intero settore ad aumentare i prezzi per trasferire la pressione sui costi», hanno scritto in una nota gli analisti di Citigroup.
La maggior parte delle aziende in Cina aveva finora dedotto l’Iva al momento della vendita ai consumatori. In base alla nuova politica — che resterà in vigore fino alla fine del 2027 — l’incentivo fiscale sarà riservato ai membri della SGE (Shanghai Gold exchange) e della SFE (Shanghai Futures Exchange), quando intendono vendere oro come prodotto d’investimento.
Chi invece vende oro per essere usato in gioielli o prodotti per uso industriale, potrà ora compensare solo il 6% dell’Iva al momento della vendita ai consumatori, invece del 13% previsto in precedenza. Lo stesso vale per le società non membri dei listini di borsa, che potranno comunque acquistare oro direttamente dalle borse, indipendentemente dallo scopo. (riproduzione riservata)