La Fed fa volare la Cina, giovedì 2 maggio. Alle parole del governatore, Jerome Powell, che esclude un aumento dei tassi, Hong Kong balza del 2,35% alle ore 7:30 italiane, mentre Shanghai è chiusa per festività e il Nikkei si muove in leggero calo alle prese con uno yen molto volatile.
I mercati comprano il T bond Usa decennale, il cui rendimento scende dal 4,64% di inizio sessione asiatica al 4,61%, mentre i futures sul Nasdaq sono tonici (+0,6%).
La Fed ha mantenuto i tassi fermi al 5,25%-5,50%, come da attese e ha annunciato che rallenterà il ritmo del Quantitative tightening (riduzione del bilancio) a partire dal 1° giugno. Durante la conferenza stampa di mercoledì, il governatore della Fed, Jerome Powell, ha spiegato che, sebbene la banca centrale sia attenta ai rischi di inflazione, è «improbabile» che la prossima mossa sia un aumento.
SK Hynix ha detto giovedì che la capacità produttiva del gruppo per i memory chip a banda elevata è vicina alla saturazione sia per il 2024 che per il 2025 grazie alla forte domanda di sistemi avanzati utilizzati per l'intelligenza artificiale. SK Hynix, gruppo sudcoreano, è il secondo più grande produttore al mondo di memory chip dopo Samsung Electronics ed è la sesta azienda più grande al mondo di semiconduttori. Nata come Hyundai Electronic Industrial, nel 1983, è nota col nome di Hyundai Electronics.
«I nostri chip HBM che saranno prodotti quest’anno e il prossimo sono quasi esauriti», ha avvertito giovedì Kwak Noh-jung, amministratore delegato di SK Hynix. Kwak ha aggiunto poi di aspettarsi che la domanda di chip HBM cresca del 60% annuo nel medio e lungo termine. Il gruppo sudcoreano è anche l’unico fornitore chip HBM avanzati di Nvidia.
Resta molto volatile l’andamento dello yen sulle attese, finora non esaudite, di un intervento del governo a sostegno della valuta giapponese. A Wall Street, lo yen ha registrato mercoledì un rialzo di oltre il 3% toccando 153,04 per dollaro con oltre 4 miliardi di dollari di futures scambiati nella fase finale della sessione. Giovedì mattina in Asia sono ripartite le vendite e lo yen scambia in calo dello 0,7% a 155,73 sul biglietto verde.
Il principale funzionario valutario giapponese, Masato Kanda, ha precisato di non avere nulla da dire sull’eventuale intervento del Giappone sul mercato valutario, un commento che sembra in linea con la strategia di Tokyo di tenere il mercato all’oscuro di eventuali operazioni. Tuttavia, i funzionari statunitensi, scrive Bloomberg, restano attenti ai movimenti dello yen e «potrebbero ricorrere a una retorica più ‘specifica e pubblica’ per aiutare il Giappone a stabilizzare la moneta», secondo Jim O’Neill, ex capo economista di Goldman Sachs che ha coniato l’acronimo Bric per descrivere le potenze dei mercati emergenti quali Brasile, Russia, India e Cina. La velocità e l’entità del calo dello yen suggeriscono che la debolezza sta diventando sempre più simile a una crisi valutaria e che il mercato è forse più vicino alla «fine del gioco», ha scritto O’Neill. (riproduzione riservata)