All’indomani della brutta sessione sul Nasdaq (-1%), l’Asia viaggia in rosso giovedì 15 gennaio, fra intervento del governo cinese sui mercati azionari, forte volatilità dello yen e calo del petrolio con gli Usa che hanno deciso per ora uno stand by su un possibile intervento diretto in Iran. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei cede lo 0,4%, così l’Hang Seng, mentre Shanghai lo 0,5%. Il petrolio Wti americano perde il 2,9% a 2,62 dollari per barile, con i futures sul Nasdaq tornati positivi (+0,3%).
Le autorità di regolamentazione cinesi hanno innalzato il margine minimo per il finanziamento azionario al 100%, dall’80%, rafforzando la stretta di Pechino a ridurre i rischi eccessivi nei mercati dei capitali. Nel frattempo, il presidente Usa, Donald Trump, ha approvato la vendita alla Cina dei chip AI H200 di Nvidia, con gli Stati Uniti destinati a incassare il 25% dei proventi. Tuttavia, secondo alcune indiscrezioni, le dogane cinesi potrebbero bloccare le spedizioni. I titoli tecnologici e della difesa hanno guidato i ribassi, tra cui Leo Group (-3,1%), BlueFocus Intelligent (-11,7%), Zhongji Innolight (-1,1%) e China Spacesat (-9,5%).
I prezzi del petrolio sono scesi di circa il 3% giovedì, interrompendo una serie positiva di cinque sedute per un ridimensionamento dei timori di un imminente attacco militare statunitense contro l’Iran.
Il presidente Trump ha dichiarato di aver ricevuto rassicurazioni sul fatto che le esecuzioni dei manifestanti in Iran sono cessate, riducendo così le aspettative di un intervento Usa nel breve termine.
Lo yen giapponese si è rafforzato verso quota 158 contro il dollaro giovedì, recuperando dai minimi toccati da luglio 2024, quando le autorità erano intervenute sul mercato dopo che la valuta aveva superato la soglia chiave di 160 per dollaro.
All’inizio della settimana, il ministro delle Finanze Satsuki Katayama ha detto di aver espresso, insieme al segretario al Tesoro Usa Scott Bessent, preoccupazioni per la «deprezzamento unilaterale» dello yen durante un incontro a margine di una riunione dei ministri delle Finanze.
Successivamente, Bessent ha sottolineato l’importanza di una comunicazione chiara della politica monetaria, ribadendo quanto già affermato lo scorso ottobre, quando invitò il governo giapponese a lasciare alla Bank of Japan «spazio di manovra» per contrastare l’inflazione.
Nel frattempo, i mercati continuano a speculare su una possibile elezione anticipata già il mese prossimo, che potrebbe portare a uno stimolo fiscale più aggressivo, mantenendo lo yen sotto pressione. (riproduzione riservata)