Prezzi alla produzione ai massimi dal 1995, il colosso Evergrande che deve effettuare entro oggi pagamenti per 148 milioni di dollari in cedole scadute 30 giorni fa, pena il default, un altro costruttore in difficoltà, Fantasia, tornato agli scambi perdendo il 50% del valore, l'energia che corre troppo assieme all'inflazione. E' un mix micidiale che sta tenendo i mercati asiatici in ampio rosso, oggi, mentre il Partito Comunista continua il suo meeting in silenzio fino a domani con il presidente Xi Jinping che sta mirando a un terzo mandato di cinque anni.
Alle ore 7:20 italiane il Nikkei cede lo 0,56%, l'Hang Seng lo 0,95%, Shanghai lo 0,96%. L'oro ritraccia dello 0,19% a 1.827 dollari l'oncia, il petrolio Wti americano guadagna lo 0,27% a 84,38 dollari il barile, mentre le valute si muovono in leggera debolezza, con l'euro che passa di mano a 1,1581, lo yen a 112,88, la sterlina 1,3553. Il T bond decennale rende l'1,46% laterale, con i futures su Wall Street in rosso in media per lo 0,25% in attesa del dato sull'inflazione Usa che sarà pubblicato oggi.
I prezzi alla produzione cinesi sono aumentati del 13,5% su base annuale lo scorso ottobre, superando le aspettative di mercato di un +12,4% e dopo il dato di settembre di un +10,7%. Questo è stato il decimo mese consecutivo di aumento e la crescita più forte dal 1995 a causa della fiammata delle materie prime e della crescente carenza di energia elettrica.
Il tasso di inflazione annuale della Cina ha accelerato bruscamente all'1,5% a ottobre dallo 0,7% del mese prima, al di sopra del consenso di mercato dell'1,4%. Si è trattato del valore più alto da settembre 2020, attribuito a un aumento più rapido del costo dei beni non alimentari. Su base mensile, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,7%, il massimo degli ultimi 9 mesi, a causa dell'incremento dei costi, delle condizioni meteorologiche avverse e dei problemi di approvvigionamento di alcune materie prime.
Secondo Jeffrey Halley, analista di mercato senior per l'area Asia Pacifico di Oanda, i prezzi alla produzione "dovrebbero scendere verso la fine dell'anno grazie al calo del minerale di ferro (iron ore), ora ai minimi dell'ultimo anno e dei prezzi del carbone. Tuttavia, l'Asia è in allerta sul fronte inflazione". Secondo l'analista, la politica Covid-zero attuata dalla Cina significa che se i contagi fra i soggetti non sintomatici, come accade in questi giorni, si diffondono, "ad esempio nelle città portuali, potrebbero verificarsi chiusure di massa... e questo determinerebbe un'interruzione a catena che si ripercuoterà in tutto il mondo".
Ad oggi, però, il principale fattore che pesa sul sentiment asiatico è legato al settore immobiliare cinese. Evergrande deve affrontare oggi una scadenza finale per circa 148 milioni di dollari di cedole offshore, rivolte al mercato internazionale. Il gruppo "ha raccolto un importo simile vendendo una partecipazione in un'altra attività all'inizio di questa settimana, ma non è ancora stato confermato come sarà utilizzato quel denaro", aggiunge Halley. A questo si aggiunga che "Fantasia è tornato dalla sospensione oggi e subito è crollato del 50% a Hong Kong. Kaisa deve affrontare pagamenti di bond offshore questa settimana, così come altri gruppi immobiliari", ricorda l'analista.
Che sottolinea come "continui ad essere assordante il silenzio del governo cinese su come gestirà questa situazione, esacerbato dal Plenum del Partito Comunista in corso. I timori di insolvenze e crolli disordinati nel settore immobiliare e il potenziale contagio finanziario continuano a perseguitare il sentiment degli investitori asiatici". E un alert sul settore immobiliare cinese che può intaccare la finanzia mondiale è arrivato lunedì sera dalla stessa Fed. (riproduzione riservata)