L’indomani del dato sull’inflazione Usa più alta del previsto nell’anno del taglio dei tassi atteso da parte della Fed, l’Asia viaggia in rosso. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei cede lo 0,36%, Hong Kong lo 0,4%, sale Shanghai dello 0,6% nonostante i dati macro poco entusiasmanti.
Lo yen, nel frattempo, risente della forza del dollaro, il cambio di 152,95 (-0,14%) si porta ai minimi dal 1990, mentre il T bond Usa decennale vede il rendimento al 4,54% e i futures sul Nasdaq appena sopra la parità.
I prezzi al consumo cinesi sono aumentati dello 0,1% su base annua a marzo 2024, rispetto alle previsioni dello 0,4% e dopo il precedente aumento dello 0,7%. Il notevole rallentamento si è verificato quando gli effetti del Capodanno lunare si sono attenuati, con l’inflazione non alimentare in forte calo. Nel frattempo, i prezzi alla produzione sono scesi per il 18° mese consecutivo.
I prezzi alla produzione cinesi sono diminuiti del 2,8% su base annua a marzo 2024, in linea con le previsioni di mercato e dopo il dato di febbraio di un calo del 2,7%. Si è trattato del 18° mese consecutivo di contrazione e il calo più marcato dallo scorso novembre, evidenziando una domanda persistentemente debole con l’economia che ha bisogno di nuovi stimoli. Su base mensile, i prezzi alla produzione sono scesi dello 0,1% a marzo, dopo il calo dello 0,2% di febbraio. Durante i primi tre mesi del 2024, i prezzi sono arretrati del 2,7%.
Nonostante i dati poco incoraggianti, Goldman Sachs ha alzato le prospettive sulla crescita economica della Cina nel 2024 dal momento che l’attività industriale ha accelerato più del previsto. Secondo gli analisti, l’economia cinese probabilmente è cresciuta del 7,5% nel primo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti, superiore alla stima precedente del +5,6%.
La banca americana prevede ora una crescita del 5% nel 2024, in linea con l’obiettivo dei politici cinesi, rispetto al 4,8% precedente. Anche KKR e HSBC Asset Management hanno recentemente espresso commenti positivi sulla Cina, sebbene se gli investitori esteri abbiano ritirato miliardi dal Paese e dopo che Fitch ha rivisto l’outlook della Cina a negativo da stabile.
Lo yen è sceso sotto il livello di 152 per dollaro e secondo Wall Street potrebbe spingere le autorità giapponesi ad intervenire. La valuta ha ceduto terreno giovedì fino allo 0,8% a 152,98, il livello più debole dal 1990, mentre il dollaro si è rafforzato dopo il dato forte sull'indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti. Gli avvertimenti da parte dei funzionari giapponesi sull’intenzione di sostenere lo yen contro le mosse speculative sul mercato hanno ottenuto poco effetto con la valuta che si indebolisce mentre il dollaro sale.
Il ministro delle Finanze Shunichi Suzuki ha spiegato che osserva il mercato con attenzione e non esclude eventuali misure per affrontare movimenti eccessivi al ribasso della valuta. Anche il primo ministro Fumio Kishida ha messo in guardia gli investitori dallo scommettere al ribasso contro lo yen.
L’indice dei prezzi al consumo degli Stati Uniti di marzo si è rivelato più alto del previsto, con notevoli aumenti degli affitti e dei costi di trasporto, alimentando le preoccupazioni che l’inflazione si stia radicando mentre l’economia continua a crescere. Il Core CPI, che esclude i costi alimentari ed energetici, è aumentato dello 0,4% da febbraio. Il tasso su base annua è rimasto invariato al 3,8%, contro attese per un ribasso.
Alla luce delle persistenti pressioni sui prezzi e del rapporto sull’occupazione della scorsa settimana, ora i mercati degli swap indicano attese per solo due tagli dei tassi nel 2024 invece dei tre annunciati dalla Fed. L’ex segretario al Tesoro Lawrence Summers ha affermato che gli investitori devono «prendere sul serio» la possibilità che il prossimo movimento sia in realtà un rialzo dei tassi». (riproduzione riservata)