L’Asia chiude la settimana, venerdì 10 ottobre, sulle orme di Wall Street che nel frattempo ha interrotto la corsa ai nuovi massimi nella seduta precedente, complice la crescente preoccupazione per le valutazioni eccessive, in particolare tra i titoli legati all’intelligenza artificiale. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei cede oltre l’1%, Hong Kong l’1,3%, Shanghai lo 0,7%. I mercati comprano T bond come asset rifugio alzando il prezzo e deprimendo il rendimento che viaggia in senso opposto: il Treasury decennale passa dal 4,14% in Asia al 4,132%. I futures sul Nasdaq sono sopra la parità.
Gli investitori stanno inoltre valutando l’impatto del prolungato shutdown del governo statunitense e le prospettive sui tassi d’interesse della Federal Reserve.
Pechino ha intensificato l’applicazione delle restrizioni sulle importazioni di semiconduttori, nel tentativo di ridurre la dipendenza delle proprie società tech dai prodotti statunitensi, come i processori di intelligenza artificiale di Nvidia.
Negli ultimi giorni, squadre di funzionari doganali sono state mobilitate nei principali porti del Paese per eseguire controlli più rigorosi sulle spedizioni di chip, secondo quanto scrive l’FT.
Le ispezioni sono iniziate con l’obiettivo di verificare che le aziende locali smettano di ordinare i chip di Nvidia destinati al mercato cinese, dopo le indicazioni dei regolatori nazionali a scoraggiarne l’acquisto.
I processori nel mirino — gli Nvidia H20 e RTX Pro 6000D — sono progettati per rispettare i controlli sulle esportazioni imposti dagli Stati Uniti e per mantenere la quota di mercato del produttore californiano in Cina. Tuttavia, i controlli sono stati estesi a tutti i semiconduttori avanzati, nel tentativo di contrastare anche il contrabbando di chip di fascia alta che violano le restrizioni statunitensi.
In passato, le autorità doganali cinesi avevano fatto poco per limitare le importazioni di chip, purché venissero pagati i dazi. Il Financial Times scrive che almeno 1 miliardo di dollari di chip AI di fascia alta di Nvidia sarebbe stato contrabbandato e venduto in Cina nel trimestre chiuso a luglio.
La stretta alle frontiere segna un’ulteriore conferma della determinazione di Pechino a liberare le proprie aziende tecnologiche dalla dipendenza dalla tecnologia americana e a consolidare la propria posizione nella corsa globale all’intelligenza artificiale. La Cina punta ora a concentrare le proprie risorse sui produttori nazionali di chip, per farli progredire in termini di prestazioni e capacità produttiva.
Oltre ai controlli più severi alle frontiere, alcuni funzionari doganali hanno anche verificato se le aziende avessero presentato dichiarazioni false in passato sull’importazione di semiconduttori avanzati. Il colosso del trading quantitativo statunitense Tower Research è stato indagato per presunto contrabbando di hardware, inclusi chip avanzati.
I regolatori cinesi, guidati dalla Cyberspace Administration of China (CAC) — l’autorità di vigilanza su Internet — hanno ordinato a metà settembre alle principali rraltà tech del Paese, tra cui ByteDance e Alibaba, di interrompere gli ordini e i test su tutti i prodotti Nvidia. I nuovi controlli alle frontiere vengono condotti in coordinamento con la Cac. (riproduzione riservata)