I mercati azionari asiatici chiudono la settimana, venerdì 15 marzo, in rosso. Alle ore 7:30 italiane il Nikkei cede lo 0,26%, Hong Kong perde l’1,8%, mentre Shanghai è appena tornata positiva (+0,15%). Il T bond Usa decennale vede il rendimento scendere dal 4,3% al 4,28%, mentre i futures sul Nasdaq sono in rosso per lo 0,28%.
I mercati in Asia riflettono la debolezza di Wall Street dopo la pubblicazione del report sull'inflazione dei produttori statunitensi più elevata delle attese. Un dato che allontana il primo taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. Gli investitori guardano anche agli aggiornamenti sulle trattative salariali in Giappone (in deciso aumento) in vista del meeting della BoJ la prossima settimana da cui potrebbe emergere un rialzo dei tassi. In Cina, i prezzi delle nuove case a febbraio sono scesi ai massimi degli ultimi 13 mesi, mentre la Banca popolare ha lasciato invariato al 2,5% il tasso (a medio termine) a un anno.
I prezzi delle nuove case cinesi sono diminuiti dell'1,4% su base annua a febbraio 2024, più rapidamente del calo dello 0,7% del mese precedente. È stato l’ottavo mese consecutivo di flessione e il ritmo più ripido da gennaio 2023, nonostante le varie misure di sostegno di Pechino per mitigare l’impatto di una prolungata recessione immobiliare e di una fragile ripresa economica.
Le istituzioni statunitensi con fondi privati in Cina stanno faticando ad uscire da quelle che una volta erano tra le loro scommesse di maggior successo, mentre il contesto normativo si inasprisce e le tensioni geopolitiche aumentano. Basti pensare alla legge in arrivo su TikTok in Usa per bandire l’app cinese.
Quattro fondi pensione pubblici oltre 4 miliardi di dollari investiti nel private equity focalizzato sulla Cina hanno detto al Financial Times di aspettarsi un ritardo nei rimborsi dagli investimenti ormai vicini alla fine della durata di 10 anni.
Il timore è che, le ipo negli Usa di società cinesi, una via importante per uscire dagli investimenti del capitale privato, rimangano poche dopo il crollo innescato dalla cancellazione nel 2022 dalla borsa di New York di Didi, un'app cinese, imposta da Pechino.
Le preoccupazioni sono state esacerbate dalla legge in via di approvazione che chiede a ByteDance, un importante gruppo tecnologico cinese sostenuto da più di una dozzina di fondi privati, di cedere o affrontare il divieto della sua popolare app di condivisione video TikTok negli Usa.
«La Cina è un luogo in cui è possibile investire capitali, ma farli uscire è più difficile», il commento di Allen Waldrop, direttore degli investimenti di private equity all’Alaska Permanent Fund Corporation (81 miliardi di dollari) con un’esposizione alla Cina. «Ora il problema è molto più grave».
I fondi privati sostenuti dagli Stati Uniti sono stati per gran parte degli ultimi dieci anni tra gli investitori più attivi nei settori dei consumi e di Internet in Cina, con società come Sequoia Capital e Silver Lake che hanno finanziato alcune delle startup di maggior successo del paese quali Alibaba e Meituan.
Il boom degli investimenti è continuato anche dopo lo scoppio della guerra commerciale tra Pechino e Washington. Dal 2018 – quando l’allora presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha imposto dazi sulle importazioni dalla Cina – al 2020, le aziende cinesi hanno ricevuto 33 miliardi di dollari di liquidità dai fondi private equity statunitensi, secondo Future Union. La somma ha superato i 20 miliardi di dollari ricevuti nel periodo 2015-2017.
Il boom dell’ipo che ha permesso a centinaia di aziende cinesi di quotarsi in borsa a New York si è concluso nel 2022, quando Pechino ha intrapreso revisioni sulla sicurezza dei dati delle aziende con prospettive di quotazione all’estero. I registri mostrano che solo cinque società cinesi con investimenti in private equity sostenuti dagli Stati Uniti si sono quotate a New York dall’inizio del 2022. Erano 18 nel 2021.
Secondo Crunchbase, un fornitore di dati finanziari, gli investimenti di private equity e venture capital guidati dagli Stati Uniti in Cina sono diminuiti del 68% su base annua nel 2022. (riproduzione riservata)