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Cina, i titoli dei veicoli elettrici salgono dopo i dazi Ue. Ecco perché secondo gli analisti

13 giugno 2024, 07:29 Ultimo aggiornamento: 13:15

L’Asia si muove cauta, giovedì, dopo il dato sull'inflazione statunitense più debole del previsto e la rassicurazione che la Federal Reserve taglierà i tassi (solo una volta) quest'anno. Scivola lo yen in attesa della BoJ

Asia cauta, giovedì 13 giugno, dopo la chiusura positiva di Wall Street in seguito ai dati sull'inflazione statunitense più deboli del previsto e la rassicurazione che la Federal Reserve taglierà i tassi (una volta) quest'anno.  Un fatto che potrebbe avvenire entro dicembre, ma il dot plot indica un percorso di taglio più incisivo (4 tagli) per il 2025.

Alle ore 7:30 italiane il Nikkei cede lo 0,13% in attesa, venerdì, del meeting della BoJ, l’Hang Seng sale dello 0,4%, Shanghai cede lo 0,2%. Lo yen, intanto, scivola dello 0,3% a 157,2, mentre il T bond Usa decennale vede il rendimento in leggero rialzo al 4,32% e i futures su Wall Street sono positivi (Nasdaq) per lo 0,65%.

In Australia, il tasso di disoccupazione è sceso al 4% a maggio dal 4,1% di aprile,in linea con le aspettative. Gli investitori ora guardano alla decisione di politica monetaria della Banca del Giappone di venerdì, con particolare attenzione alla possibilità che la banca centrale annunci una riduzione degli acquisti mensili di obbligazioni. 

Le azioni dei veicoli elettrici cinesi salgono dopo i dazi Ue fino al 38%

Le azioni dei produttori di auto EV sono in guadagno giovedì dopo che l’Unione Europea ha annunciato il giorno prima dazi più alti fino al 38% sui veicoli elettrici cinesi.

Indice Hang Seng di Hong Kong in apertura sale dell’1,23% (a metà sessione dello 0,4%), grazie soprattutto ai titoli del settore automotive. BYD è il gruppo che guadagna di più, fino al +8%, a seguire Geely (+4%), mentre Nio e Li Auto salgono  rispettivamente dell'1,75% e del 2,67%. SAIC, supportata dallo Stato, cede oltre il 2%.

Gli analisti sottolineano in generale che i dazi Ue sono «modesti» rispetto a quelli statunitensi sui veicoli elettrici cinesi. Mercoledì, l’Ue ha dichiarato che imporrà ulteriori tasse (quelle esistenti sono del 10%) ai produttori cinesi di veicoli elettrici con un’importante presenza in Europa. BYD sarà tassato del 17,4%, Geely del 20%. SAIC dovrà pagare una tassazione aggiuntiva del 38,1%, la più alta.

Tutti e tre i produttori sono stati inclusi nell’indagine Ue, in corso. Altre aziende cinesi di veicoli elettrici, che hanno collaborato all’indagine ma non sono state incluse nel campione, saranno soggette a dazi aggiuntivi del 21%, mentre quelle che non hanno collaborato all’indagine dovranno pagare imposte in più del 38,1%, ha detto la commissione.

L’Ue ha spiegato che i produttori cinesi di veicoli elettrici beneficiano di «sovvenzioni ingiuste» da parte dello Stato che hanno comportato una «minaccia di danno economico» per l’industria dei veicoli elettrici in Ue.

«La mossa è modesta rispetto alle tariffe del 100% sulle importazioni cinesi di veicoli elettrici negli Stati Uniti, aumentate dal 25% il mese scorso, da parte dell’amministrazione Joe Biden e i dazi provvisori del 25% sono in linea con le aspettative del mercato del 20%-25%», spiega Morningstar.

Il caso SAIC

Giovedì gli analisti di Citi scrivono che l’aumento dei dazi è «generalmente positivo» rispetto alle loro stime del 25%-30%. «I dati potrebbero avere un impatto sul settore dei veicoli elettrici, ma non faranno deragliare la ripresa in corso della Cina», nota Citi. I dazi aggiuntivi arrivano dopo che l’Ue ha avviato un’indagine a ottobre. Le tariffe sono attualmente provvisorie, ma verranno introdotte dal 4 luglio nel caso in cui le discussioni con le autorità cinesi non portino ad una risoluzione, ha scritto la commissione in una nota. Le misure definitive saranno adottate entro quattro mesi dall’istituzione dei dazi provvisori, ha spiegato Bruxelles.

La reazione della Cina

In risposta ai dazi provvisori, la Cina ha affermato mercoledì che la mossa è «palese protezionismo che creerà e aggraverà gli attriti commerciali». Un portavoce del Ministero del Commercio ha affermato che Pechino è «profondamente preoccupata e fortemente insoddisfatta» dello sviluppo in quanto «interrompe e distorce» l’industria globale dei veicoli elettrici.

Joseph Webster, membro senior del Global Energy Center dell’Atlantic Council, ritiene che l’Ue «pare stia avvertendo» SAIC, sostenuta dallo stato, di costruire un impianto di produzione in Europa, altrimenti dovrà affrontare i nuovi dazi. (riproduzione riservata)



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