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Borse asiatiche in verde, azionario indiano sui massimi: in Cina frenano i profitti industriali

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Cina, i profitti dell’industria calano del 5,5% a ottobre, peggior dato da 5 mesi. Ma Pechino non stimolerà l’economia, ecco perché

27 novembre 2025, 07:40 Ultimo aggiornamento: 08:09

Le tensioni con gli Usa e la politica dei dazi incidono sulla crescita della Cina. Nei primi dieci mesi dell’anno, gli utili delle principali imprese industriali sono aumentati dell’1,9% sul 2024, in rallentamento rispetto al +3,2% registrato da gennaio a settembre. La Banca centrale della Corea tiene i tassi fermi | Il video

Nel giorno del Ringraziamento negli Usa, con Wall Street chiusa, l’Asia si muove positiva, giovedì 27 novembre, complice le attese sempre più forti di un taglio dei tassi della Fed a dicembre. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei sale dell’1,2% Hong Kong e Shanghai dello 0,3%. Sullo sfondo, dati macro in Cina piuttosto grigi, ma l’obiettivo del governo di un pil attorno al 5% nel 2025 pare ancora in vista.

La Corea tiene fermi i tassi e alza le stime di crescita del pil

La Bank of Korea (BoK) ha lasciato invariato il tasso base al 2,50% nell’ultima riunione dell’anno per garantire la stabilità finanziaria in un mercato immobiliare surriscaldato e con una valuta volatile. La banca centrale ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita del pil per il 2025 all’1,0% e quelle sull’inflazione al 2,1%.

Cina, profitti industriali in calo del 5,5% a ottobre: è la peggior performance da cinque mesi

Le aziende industriali cinesi hanno registrato un brusco calo degli utili a ottobre, mentre le tensioni commerciali con gli Stati Uniti sono riesplose e la crescita economica ha mostrato nuovi segnali di rallentamento. I profitti industriali sono scesi del 5,5% su base annua, il peggior dato da giugno, invertendo la crescita a doppia cifra osservata in agosto e settembre, secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica.

Nei primi dieci mesi dell’anno, gli utili delle principali imprese industriali sono aumentati dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2024, in rallentamento rispetto al +3,2% registrato da gennaio a settembre. Le tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti sono aumentate a ottobre, soprattutto dopo la minaccia del presidente Usa, Donald Trump, di introdurre nuovi dazi del 100% sulle importazioni cinesi, prima che le due potenze raggiungessero un accordo in Corea del Sud a fine mese.

Il settore minerario ha registrato un crollo dei profitti del 27,8% da gennaio a ottobre, mentre quelli del manifatturiero e dei servizi pubblici (elettricità, calore, carburanti e acqua) sono cresciuti rispettivamente del 7,7% e del 9,5%.Gli utili delle case automobilistiche sono saliti del 4,4% nei primi dieci mesi, rispetto al +3,4% dei primi nove mesi.

Gli utili delle imprese statali sono rimasti invariati, mentre quelli delle aziende con investimenti esteri – incluse Hong Kong, Macao e Taiwan – sono aumentati del 3,5%. Le imprese private hanno visto un +1,9%. Il governo cinese ha attribuito il calo di ottobre al confronto con i dati elevati dell'anno precedente.

Ancora debole la domanda interna

L’attività manifatturiera cinese si è contratta più del previsto a ottobre: il pmi ufficiale è sceso a 49,0, ai minimi da sei mesi. I valori sotto 50 indicano contrazione dell’attività.

Nonostante una tregua commerciale temporanea dopo l’accordo tra i presidenti Trump e Xi che ha ridotto alcuni dazi, la domanda interna debole e le incertezze sul commercio globale continuano a pesare sulle prospettive.            

Pechino ha inoltre annunciato l’intenzione di vietare le importazioni di prodotti ittici dal Giappone a causa delle tensioni diplomatiche legate a Taiwan. I prezzi al consumo sono tornati a crescere inaspettatamente a ottobre (+0,2% annuo), dopo essere rimasti in territorio negativo per gran parte del 2025. L’inflazione core è salita all’1,2%, ai massimi da febbraio 2024.

Secondo Ting Lu, capo economista di Nomura per la Cina, il dato core è meno positivo di quanto sembri: circa un quarto dell’aumento deriverebbe dall’impennata del prezzo dell’oro, non da una vera ripresa della domanda interna. Anche il calo degli affitti, sottostimato, avrebbe gonfiato il dato complessivo. Secondo Lu, la Cina è intrappolata in una «moderata recessione» dalla fine del 2022.

Crescita in rallentamento, ma il target del 5% circa del pil è in vista

L’economia ha rallentato: nel terzo trimestre è cresciuta del 4,8% e gli indicatori recenti segnalano un ulteriore indebolimento all’inizio del quarto trimestre. Le vendite al dettaglio sono aumentate del 2,9% a ottobre, in rallentamento per il quinto mese consecutivo. Gli investimenti fissi sono scesi dell’1,7% nei primi dieci mesi, la prima contrazione dal 2020. La produzione industriale è cresciuta del 4,9%, meno del previsto e la disoccupazione urbana resta al 5,1%.

Il governo cinese punta a rafforzare i consumi nei prossimi cinque anni, ma finora non sono state avviate misure di stimolo significative. Gli economisti non si aspettano grandi interventi nel breve termine, anche perché la Cina sembra in grado di raggiungere l’obiettivo di crescita «intorno al 5%» per il 2025.

Larry Hu, capo economista di Macquarie per la Cina, ritiene possibile una crescita del 5% anche nel 2026, trainata dalle esportazioni. Tuttavia avverte che la pressione deflazionistica continuerà a pesare sull’economia, riducendo la necessità di ulteriori stimoli interni. (riproduzione riservata)



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